Pubblichiamo la Circolare UAS riguardante il 10° Campionato Italiano di Calcio VVF Memorial ”Francesco Campanella”
Pubblichiamo la nota inviata al Comandante di Bari dalle strutture territoriali CGIL CISL UIL affinchè si prendano provvedimenti per la sicurezza operativa e di vivibilità del personale VF in servizio presso la sede di Fiera Bari.
Pubblichiamo la dichiarazione di sciopero sulla situazione del distaccamento di Cascina indetto dalle OO.SS unitariamente.
Pubblichiamo: Richiesta sospensioni aspiranti istruttori SA.
PROSEGUE IL CONFRONTO SUI CAM
Si è svolto oggi, come previsto, l’incontro sulla riorganizzazione dei CAM richiesto il giorno 24
maggio u.s. dalle OO.SS. firmatarie del CCNL.
Tavolo qualificato; erano presenti insieme al dott. Polito, il dott. Savini e il dott. Monaco; inoltre, per la
DC Servizi ai Contribuenti, anche il dott. Marinelli e la dott. Femia.
Sono state prese in esame le diverse criticità emerse negli ultimi tempi e nel corso della pluriennale
attività di questi Uffici.
Ovviamente, alcuni argomenti sono stati affrontati nel dettaglio mentre altri, pur avendone
evidenziato l’importanza, devono per forza di cose essere demandati a trattative specifiche e con
interlocutori diversi.
La richiesta del riconoscimento della professionalità dei consulenti e di un relativo diverso
inquadramento inserito in un percorso specifico di progressioni (ripreso in vari interventi oltre al
nostro e ben presente nella discussione), attiene ad una sfera che coinvolge il Ministero delle Finanze e
quello della Funzione Pubblica. Sarà reso infatti possibile solo dalla piena attuazione della Riforma
Madia e dalla disapplicazione di altri articoli della cosiddetta Legge Brunetta, oltre a quelli già di fatto
depotenziati dall’ultimo CCNL.
Sulla scorta dei documenti pervenutici dai vari CAM, la CGIL ha ribadito la netta contrarietà dei
consulenti a fornire risposte su materie di natura catastale poiché non rientrano nelle loro conoscenze.
Abbiamo sottolineato come la carenza di un servizio di assistenza efficace e diretto a tutti i cittadini
dell’Agenzia del Territorio, non può essere fatto ricadere sui CAM che danno un servizio di alto livello,
ma su tutt’altri argomenti. Quindi, il servizio dovrà essere reso da personale qualificato del Territorio
che, dopo una formazione particolare, potrà fornire un servizio simile a quello degli attuali CAM, in una
prospettiva di sempre maggiore integrazione tra le due Agenzia, ma su basi concrete e con una seria
programmazione.
Le modalità di selezione del personale, esclusivamente su base volontaria, dovranno essere definite
verificando la richiesta dell’utenza su questa materia. Le eventuali soluzioni, al momento più
percorribili, sono quella di assegnare ad ogni CAM personale dal Territorio, oppure individuare un solo
CAM (Bari?) in cui allocare un team a cui affidare le informazioni. L’Agenzia sembrava orientata ad una
graduale assimilazione dei due canali di assistenza, ma tutte le OO.SS. presenti hanno confermato che i
due canali dovranno essere tenuti distinti e che la fase di sperimentazione servirà solo a individuare
quale sia il modo migliore per integrare personale del Territorio che svolga il servizio.
Come CGIL abbiamo evidenziato l’alto livello raggiunto dai CAM e come sia controproducente che
l’Agenzia non si renda conto che la mancata attenzione alle problematiche poste da questi Uffici rischi
di comprometterne la credibilità; e che è indispensabile stabilire limiti precisi oltre i quali i consulenti
possano legittimamente evitare di rispondere, anche per evitare situazioni (guarda caso proprio su
argomenti catastali) che hanno consentito a trasmissioni scandalistiche di improntare campagne di
stampa denigratorie. Non è quindi pensabile che l’Agenzia continui a riversare su questo canale di
assistenza qualsiasi argomento che denoti criticità e senza alcuna contrattazione.
In tal senso, abbiamo fatto richieste specifiche per avere dei referenti diretti sia su argomenti
normativi sia su quelli telematici; abbiamo evidenziato, per quest’ultima problematica, l’assoluta
necessità di poter utilizzare credenziali fittizie (tipo quelle per la precompilata) per tutte le lavorazioni
ed ambienti di prova e di simulazione per poter realmente comprendere e seguire il cittadino quando
ha particolari difficoltà con l’Area Riservata.
L’Agenzia ha preso atto delle richieste, nostre e delle OO.SS. presenti, garantendo di intervenire in
tempi brevi per affrontare e risolvere le questioni poste.
Il dott. Savini si è impegnato per ottenere da So.Ge.I. soluzioni pratiche immediate.
Si è concordato di fissare un altro incontro, il 18 giugno prossimo, per approfondire ulteriormente i
temi posti all’attenzione e di affrontare quelli solo accennati in questa prima riunione.
FP CGIL Coordinamento Nazionale FP CGIL Nazionale
Carmine Ruocco Luciano Boldorini
Al Presidente INPS
Prof. Tito Boeri
Oggetto: ripristino corretto sistema di relazioni sindacali in INPS
Le scriventi organizzazioni sindacali, firmatarie del CCNL comparto funzioni centrali 2016/2018, Le rappresentano, nella sua veste di Presidente dell’INPS e di capo della delegazione di parte datoriale, lo di forte disagio per la situazione di stallo che si è venuta a determinare negli ultimi mesi in Istituto nel sistema delle relazioni sindacali. Infatti dal 12 febbraio 2018, data di sottoscrizione del citato
CCNL, l’Amministrazione di fatto non ha garantito la corretta applicazione e la piena esigibilità di quanto in esso contenuto, con particolare riferimento al sistema di relazioni sindacali, consentendo la
partecipazione al Tavolo nazionale di soggetti non legittimati.
Tale situazione, formalmente rappresentata dal Direttore centrale Risorse Umane a Lei ed al Direttore generale, sta determinando, di fatto, una paralisi del confronto sindacale su tutti gli argomenti che sono di diretto interesse del personale dell’Istituto e la cui mancata definizione si riverbera, in termini negativi, sulla condizione lavorativa di tutti i colleghi, alimentando un sentimento di sfiducia e disagio.
A titolo meramente esemplificativo della stasi che si sta registrando citiamo una serie di temi quali:
– La definizione dell’accordo sulle progressioni verticali attuativo del verbale di intesa sottoscritto il 10 ottobre 2017;
– L’applicazione dell’accordo del 15 novembre 2017 sul completamento delle progressioni orizzontali del biennio 2016/2017;
– L’attuazione del CCNI 2017 per quanto attiene alla disciplina delle funzioni di tutoraggio ed avvio del confronto sui contenuti delle dichiarazioni congiunte dello stesso contratto integrativo;
– La problematica della vigilanza ispettiva;
– L’avvio della contrattazione integrativa 2018;
– La revisione del sistema di rilevazione della produttività;
– Gli effetti applicativi della determina n.52/2018 relativa al regolamento di attuazione del decentramento territoriale.
In ragione di quanto esposto e dell’ennesimo rinvio sine die disposto dall’Amministrazione che ci ha “costretto” ad occupare la sala Billia, luogo storico del confronto sindacale in Istituto, La invitiamo a
ripristinare ed a garantire un corretto sistema di relazioni sindacali come definito dalla vigente disciplina contrattuale.
Nel caso in cui ciò non fosse assicurato entro martedì 12 giugno ci riserviamo di mettere in campo tutte le iniziative di mobilitazione necessarie.
Nel contempo le scriventi diffidano l’Amministrazione dal dare seguito alla proposta di modifica della disciplina per il conferimento delle posizioni organizzative oggetto di confronto richiesto, ma non
ancora avviato.
FP CGIL
Matteo ARIANO
CISL FP
Paolo SCILINGUO
UIL PA
Sergio CERVO
CONFINTESA
Francesco VIOLA
CONFSAL-UNSA
Piergiuseppe
CIARALDI
ESITI INCONTRO CUSE
Si è tenuto giovedì scorso presso SMD l’incontro richiesto lo scorso 7 marzo dalle scriventi OO.SS.
sull’accentramento al CUSE della funzione stipendiale del personale militare e civile, attese le numerose
problematiche sollevate dai nostri delegati ed iscritti.
La discussione che ne è derivata si è sostanzialmente soffermata sugli argomenti e le domande
avanzate al 1° reparto di SMD con la nota in riferimento, per giungere poi a confutare tutta una serie di
problematiche che abbiamo inteso consegnare alla parte pubblica e, nella fattispecie, al Capo del CUSE.
Siamo, quindi, stati informati che l’INPS avrebbe manifestato la propria disponibilità a pianificare
percorsi di formazione sull’utilizzo del sistema applicativo denominato “Passweb”, dapprima su Roma e poi sull’intero territorio nazionale. Attività che dovrà essere inizialmente rivolta alle lavoratrici e ai lavoratori del CUSE preposti all’utilizzo della piattaforma per definire nell’immediato tutte le posizioni assicurative relative al personale nella banca dati contributiva dell’INPS e, più in generale, ad istruire tutte le pratiche (previdenziali, creditizie ecc…) afferenti il personale gestite, allo stato attuale, con il sistema applicativo denominato “S7”. Agli EDR è richiesto di provvedere a fornire al CUSE i dati relativi al personale amministrato, il quale poi li inserirà nella piattaforma “Passweb” e provvederà – quando sarà completata la centralizzazione del trattamento pensionistico – anche direttamente alla istruzione delle pratiche di cui sopra. Per quanto attiene l’accentramento della funzione stipendiale al CUSE, ci è stato comunicato che la contrazione delle posizioni organiche presenti nelle direzioni di intendenza e sezioni di coordinamento amministrativo deriva dalla materiale perdita delle competenze in materia di trattamento economico degli Enti periferici.
Per quanto concerne, invece, la scadenza del 31.12.2018 imposta dall’INPS per la sistemazione
delle posizioni contributive che tanto preoccupa, il Capo del CUSE ha chiarito che la Forza armata – su
richiesta del predetto Istituto – sta procedendo a trasmettere i dati retributivi/contributivi che alimentano sul sistema “Passweb” la posizione contributiva di tutti i dipendenti civili amministrati (esclusi quelli gestiti da Persociv), in ogni caso verificabili da ciascun lavoratore attraverso l’accesso diretto all’estratto conto contributivo individuale. In sostanza, la predetta alimentazione concerne tutti i periodi di servizio prestati – compresi quelli ammessi a riscatto e ricongiunzione – a partire dalla data di assunzione, ed è gestita a livello periferico o centralizzato a seconda del periodo temporale da alimentare, ovvero dalla data di assunzione in servizio fino al 31.12.2004, a cura degli EDR presso cui vengono gestite le cartelle amministrative del personale da cui prelevare le componenti di interesse, attività tuttora in corso che dovrà necessariamente concludersi entro la fine di questo mese, e dal 1.01.2005 al 31.12.2012 a cura di SMECUSE e SMD-CUSI, attività già completata. A tal proposito ci è stato riferito che l’INPS, malgrado le operazioni di trasmissione siano state ultimate lo scorso 17 Ottobre, non ha ancora completato la migrazione dei dati comunicati sulla piattaforma “Passweb”, per cui gli estratti contributivi individuali in molti casi risulterebbero ancora incompleti. Dal 1.01.2013 la predetta attività di alimentazione sarà poi garantita dal MEF/NoiPA.
Il CUSE, a partire dal 2° semestre 2018, e prima di immetterli sulla piattaforma “Passweb” –
comunque entro il 31.12.2018 – effettuerà controlli a campione sui dati trasmessi dagli EDR, tuttavia anche dopo quest’ultimo termine saranno ammesse rettifiche ed integrazioni alle posizioni assicurative alimentate, con la possibilità di certificare anche periodi non censiti in banca dati contributiva INPS.
Rispetto al tema delle riliquidazioni delle pensioni del personale cessato dal servizio dopo l’anno
2016, che dovranno essere adeguate al nuovo CCNL e alle progressioni economiche, ci è stato confermato che dovranno essere tutte gestite dall’ultimo Ente di servizio, tranne che per quelle appartenenti all’area di Roma, il cui trattamento economico è stato accentrato al CUSE ed è stata prevista una procedura diversa che stabilisce il coinvolgimento dell’ultimo Ente solo in un secondo momento attraverso l’elaborazione di un altro mod.PA04 sulla base delle nuove determinazioni stipendiali.
In ultimo, abbiamo appreso che le pratiche di riscatto e ricongiunzione del personale dovranno
continuare ad essere istruite dall’EDR competente e poi successivamente inviate al CUSE, ovvero fino a
quando non sarà completato l’accentramento al CUSE del settore pensionistico e ultimato il trasferimento delle cartelle amministrative del personale.
FP CGIL CISL FP UIL PA CONFSAL/UNS
F. Quinti C. Vangelisti S. Colombi G. Braconi
FP CGIL Venezia – Incidente con mezzo lagunare, riflessioni ed indirizzi.
FP CGIL Venezia – Solidarietà alle lavoratrici e lavoratori dell’imprese di pulizie
Numero di pensioni – Si riscontra un aumento dello 0,7%, passando da 2.843.256 pensioni nel 2017 a 2.864.050 pensioni vigenti al 1° gennaio 2018.
Ripartizione per cassa – Il 59% delle pensioni è destinato agli Statali (le pensioni sono erogate dalla Cassa Trattamenti Pensionistici Statali), il 37,8% agli Enti Locali (attraverso la Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali). Le altre casse rappresentano appena il 3% circa del totale.
Genere – Il 58,6% dei trattamenti pensionistici è erogato alle donne.
Categoria – La fetta più consistente di pensioni, pari al 56,8%, sono quelle per anzianità o pensionamento anticipato, il 13,4% sono invece le pensioni di vecchiaia, il 7,9% quelle di inabilità e il 21,8% è invece costituito dalle pensioni erogate ai ‘superstiti’.
Le categorie ci dicono molto sull’andamento delle pensioni in Italia nel corso di questi ultimi anni. Infatti, confrontando i dati del 2018 con le pensioni liquidate nel 2017, si evidenzia che il numero di pensioni per anzianità o anticipate è in aumento (nel 2017 rappresentavano il 51,6% del totale, a fronte del 56,8% del 2018). Ma, nel contempo, sono nettamente diminuite le pensioni ai superstiti (passando dal 30,5% del 2017 al 21,8% del 2018) e invece aumentate quelle per vecchiaia o inabilità (dal 12% al 21,3%).
Area geografica – Il maggior numero di prestazioni pensionistiche è concentrato al Nord (40,9%), a seguire il Sud e le Isole (con il 36%), per finire con il Centro Italia (con il 23% delle prestazioni).
Le quattro regioni italiane che hanno il maggior numero di pensioni pubbliche sono la Lombardia (con l’11,8% del totale), il Lazio (con l’11,6%), la Campania (9,2%) e la Sicilia (8,3%). Le regioni, al contrario, con il minor numero di pensioni sono, per prima, la Valle d’Aosta (con il solo 0,2% del totale di prestazioni pensionistiche in Italia), a seguire il Molise (con lo 0,6%), infine la Basilicata (con l’1% del totale).
A fronte di questa fotografia scattata dall’Inps sullo stato delle prestazioni pensionistiche in Italia, ancora in molti lamentano che i dipendenti pubblici, prima dei privati e con molta più facilità, accedono alla pensione, innescando il solito refrain del posto fisso, delle baby pensioni e così via. Per questo è doveroso fare delle precisazioni.
È importante partire da una considerazione, ovvero che le baby pensioni furono introdotte in un contesto sociale completamente diverso da quello attuale: negli anni ‘70 si viveva un momento di forte espansione economica e lo strumento delle baby pensioni fu introdotto a tutela della famiglia e per la riduzione degli organici.
Inoltre va tenuto in considerazione il fatto che allora la spesa non incideva sostanzialmente sul Pil, in quanto era ‘spesa corrente’ a carico del Tesoro, non esistendo un’apposita cassa pensione per gli statali (che fu istituita soltanto nel 1996). Per non parlare delle casse dei dipendenti degli enti locali, della sanità e la Cassa pensione dei medici ospedalieri, che avevano addirittura dei surplus di bilancio.
Fatte queste doverose premesse, torniamo ad analizzare il fenomeno oggi e possiamo affermare, senza alcun dubbio, che le baby pensioni sono ormai in via di estinzione. Infatti, la categoria di lavoratori che vi rientra è costituita ormai di pochi superstiti. Basti pensare si è passati dal 30,5% di superstiti del 2017, al 21,8% del 2018 (- 8,7% in un solo anno).
Per rispondere alle lamentele, del tutto infondate, di divario nel trattamento pensionistico tra pubblico e privato, è bene ricordare che con l’introduzione del precariato nella pubblica amministrazione i due settori si sono molto avvicinati.
Inoltre, in attuazione della sentenza della Corte di Giustizia delle comunità europee del 2008 sulla disparità di trattamento fra uomini e donne del settore pubblico sull’età pensionabile, dal 2012 le donne sono passate da un età di servizio fissata a 60 anni ai 65 anni.
Per concludere, con la legge Fornero il requisito anagrafico di età è stato fissati a 66 anni, poi a 66,7 e, dal 2019, si arriverà ai 67 anni.
Un divario quindi che sembra essersi colmato negli anni, portando le due categorie di dipendenti (pubblici e privati) ad avvicinarsi sempre di più, rendendo ancor più infondate accuse e lamentele.
Non solo il quadro del pensionamento nel pubblico non si discosta poi tanto da quello privato, ma, ad oggi, come Funzione Pubblica Cgil, non possiamo neanche ritenerci soddisfatti dello stato delle cose. Sono infatti scarsi i risultati ottenuti per la flessibilità in uscita (che ha trovato un punto focale nell’ape sociale).
La disparità previdenziale di genere è ancora molto accentuata.
Infine sono problematici i tempi di pagamento della pensione: i dipendenti pubblici, nei casi ordinari, vedono il primo assegno dopo 3 o 4 mesi. E in questo lasso temporale non possono in alcun modo fare affidamento a liquidazione, tfs o tfr che sia. Questi infatti, ai sensi di legge, saranno pagati solo dopo 15 mesi e, in caso di ape sociale, da 2 a persino 4 anni dopo.