Nelle strade di Roma è apparso un messaggio medievale, intriso di ottuso oscurantismo, che colpevolizza le donne rispetto ad un tema, quello del femminicidio, di cui sono le sole vittime.
Una vicenda intollerabile non solo per l’accostamento dei temi, ovvero ‘aborto-femminicidio’, ma che si rende ancora più grave a pochi giorni dal 40° anniversario della legge 194.
La strumentale quanto barbara associazione dimostra il totale disprezzo nei confronti delle donne da parte di chi si è fatto promotore di questo messaggio. E sottende una totale ignoranza dei fatti, riportandoci dietro di quarant’anni e oltre, prima della legge 194, quando le donne erano sì vittime ma nelle mani di sadici aguzzini che praticavano loro l’aborto.
La denuncia di questi fatti, che si ripetono con troppa frequenza, non basta più. Serve non solo rimuovere immediatamente i manifesti apparsi nelle strade di Roma ma soprattutto rilanciare una nuova battaglia culturale, a partire dai quarant’anni della 194. Una legge che va non solo difesa ma applicata, nella sua interezza.
INFORMAZIONE GEOPORTALE CARTOGRAFICO CATASTALE
AI CAM: TANTO RUMORE PER NULLA?
Nei giorni scorsi la comunicazione alle OO.SS. che, nel solco dell’integrazione del settore Territorio
con le Entrate, sarebbe stata assegnata ai CAM l’informazione sul Geoportale Cartografico
Catastale ha provocato qualche giusta preoccupazione da parte dei lavoratori e proclami di
alcune oo.ss più da campagna elettorale che finalizzati alla comprensione delle novità
annunciate e la loro reale ricaduta sui CAM.
Come CGIL abbiamo chiesto che l’Agenzia desse informazioni più dettagliate nel prossimo
incontro previsto per il 17 p.v. ed abbiamo atteso che le prime informazioni specifiche fossero
fornite proprio ai lavoratori dei CAM, dove la nostra delegazione è numerosa e presente.
Abbiamo così evitato giudizi prematuri su presunti imminenti disservizi –
L’11 maggio le nostre delegazioni dei CAM hanno partecipato alla videoconferenza per acquisire
notizie certe da riferire ai lavoratori nelle assemblee richieste in appoggio all’incontro delle OO.SS.
nazionali con l’Agenzia.
Quindi, di cosa si tratta in concreto? E quanto l’utente medio dei CAM ricorrerà a questo servizio?
Il Geoportale, messo on line per una direttiva europea sulla pubblicità immobiliare, consente
esclusivamente di visualizzare la sagoma dell’immobile sul foglio catastale: non ci sono i dati
catastali, né quelli della visura, meno che mai quelli sui titolari del possesso.
Tutti dati che, in varie modalità, vengono invece già messi a disposizione dei contribuenti tramite i
Servizi Telematici, sui quali i consulenti dei CAM da anni forniscono informazioni ed assistenza
qualificata.
Per questo motivo, a meno che il servizio non venga implementato con dati più interessanti, verrà
utilizzato solo da professionisti che potranno, scaricando uno specifico software, visualizzare
contestualmente altre banche dati integrate e molto utili per loro: ad esempio quelle della
Protezione Civile o delle Regioni, o di altri Enti.
L’utente medio non ne avrà un’utilità pratica immediata se non per verificare la coincidenza delle
piante in suo possesso con quelle della Cartografia ufficiale.
Qualora un contribuente non professionale, volesse segnalare una differente configurazione
rispetto alla sua documentazione, i consulenti dei CAM lo indirizzeranno agli Uffici del Territorio o
dovranno informarlo che, a breve, potrà fare direttamente la segnalazione, on line, compilando un
modulo a video.
A questo sarà limitata la loro attività di assistenza;
La partecipazione dei delegati CGIL alla video conferenza è stata utilissima, proprio per poter
valutare con maggior consapevolezza le possibili ricadute sul lavoro.
La richiesta unitaria di richiedere informazioni a livello centrale ha certamente influito sulla
disponibilità dei dirigenti di vertice a fornire notizie dettagliate sul nuovo servizio e sulle ricadute sui
CAM con l’assicurazione che per informazioni più sostanziali sarà prevista una formazione
apposita.
In considerazione delle modalità di attribuzione di compiti agli Uffici da parte dell’Agenzia, è
evidente che sarà indispensabile vigilare sull’effettiva volontà nei confronti dei lavoratori dei CAM
che, ricordiamo, hanno un profilo di inquadramento professionale prettamente giuridico-tributario e
non certo tecnico.
Mentre l’integrazione col Territorio dovrebbe prevedere in modo naturale una sezione di colleghi
Tecnici assegnati a questi uffici per migliorare ancora di più l’offerta di assistenza ai contribuenti.
A questo proposito, le promesse del dott. Federico Monaco – che ha avuto parole di particolare
apprezzamento nei confronti dei CAM- di incontrare in tempi brevi i lavoratori, potrebbero
finalmente essere tradotte in una specifica convocazione dei loro rappresentanti per definire, dopo
circa 20 anni, i compiti di questi Uffici alla luce delle modifiche normative degli ultimi anni che
hanno visto assegnar loro funzioni di alto livello.
Convocazione che peraltro, come CGIL, chiediamo –inascoltati- da tempi ormai lunghissimi.
Coordinamento Nazionale Fp Cgil Fp Cgil Nazionale
Agenzia delle Entrate Luciano Boldorini
Carmine Ruocco
‘Sì conferma primato, continua impegno per dare valore al lavoro pubblico’
Roma, 13 maggio – “La Fp Cgil si conferma primo sindacato nel pubblico impiego. Un risultato che ad oggi, con i dati in possesso della federazione dei lavoratori dei servizi pubblici della Cgil, attesta un consenso del 28,71%, che, tenuto conto dell’alta affluenza e della presentazione di più liste rispetto alle competizioni precedenti in un contesto di rimodulazione dei comparti, rende questo risultato una conferma importante del primato della Cgil”. È quanto si legge in una nota della Funzione Pubblica Cgil in merito all’esito del voto per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego del 17, 18 e 19 aprile scorsi.
Queste elezioni, prosegue la nota, “segnano alcuni passaggi importanti per la democrazia nei luoghi di lavoro pubblici, a partire dalla sfida vinta della partecipazione. La nostra campagna a sostegno della democrazia partecipativa ha contribuito a registrare un’alta affluenza dei lavoratori al voto per la scelta dei loro delegati, ciò dimostra che la legge sulla rappresentanza funziona nel settore pubblico e garantisce trasparenza ai fini dell’accertamento della rappresentatività. Il sindacato confederale, e la Cgil in particolare, è scelto da centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori e nel complesso si afferma con circa il 73% dei consensi”.
Per la Fp Cgil, “il rinnovo dei contratti nazionali, l’apertura della nuova stagione di mobilitazione a sostegno del rinnovo contrattuale 2019/21, la discussione già avviata e il percorso di assemblee a sostegno del contratto e del nuovo sistema di classificazione, sono elementi che i lavoratori hanno valutato positivamente come archiviazione dell’era brunettiana, ritorno alla contrattazione, più partecipazione e innovazione. I punti di sofferenza di questi dieci anni di blocco della contrattazione, di disinvestimento nei settori pubblici e di blocco del turn over hanno trovato, grazie alla mobilitazione innanzitutto della Cgil, prime significative risposte”.
“Ma proprio questi fronti, a cui si aggiungono le legittime aspettative salariali e professionali delle lavoratrici e lavoratori pubblici, sono gli elementi sui quali la Fp Cgil e le neoelette Rsu della Cgil sono già al lavoro per costruire proposte da portare, già nelle prossime settimane, nelle assemblee preparatorie alla fase di nuovo rinnovo contrattuale e da discutere e condividere con le lavoratrici e i lavoratori. Dobbiamo dare inizio – continua la Fp Cgil – alla contrattazione decentrata di cui le nuove Rsu saranno protagoniste in virtù delle prerogative date dal contratto e soprattutto preparare le piattaforme, guardando alla legge di Bilancio che deve contenere le risorse adeguate per contratto, nuovi assunzioni e investimenti nei servizi pubblici”.
“Un ringraziamento per questa affermazione della Fp Cgil va innanzitutto alle quasi diecimila Rsu elette nelle nostre liste, ai candidati anche non eletti e ai militanti che hanno fatto una bella, partecipata e impegnativa campagna elettorale basata sui contenuti programmatici e sulla valorizzazione degli accordi e della contrattazione svolta e ai circa 255 mila lavoratori che hanno dato consenso alla Funzione Pubblica Cgil. Una grande responsabilità, una grande forza al sindacato dei diritti, un risultato non scontato nel quadro generale, che ci consegna il dovere di continuare a lavorare per dare Valore al Lavoro Pubblico”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.
La libertà è terapeutica. Parole che fanno estrema sintesi di ciò che ha rappresentato la ‘rivoluzione’ determinata dalla legge 180. Sono passati 40 anni. Era il 13 maggio 1978, il giorno in cui, dopo anni di lotte, entrò in vigore la Legge Basaglia che portò alla chiusura dei manicomi in Italia, cancellando per questa via l’impostazione repressiva della psichiatria. A 40 anni dalla sua approvazione è tempo di bilanci e di individuare il giusto processo celebrativo di una legge unica e rivoluzionaria riflettendo, anche attraverso il contributo degli operatori sul campo, sulle prospettive, sul come perseguire obiettivi di miglioramento, perché la legge trovi la sua piena applicazione.
Siamo nel 1978, l’anno della morte di Aldo Moro e di Peppino Impastato, ma anche l’anno di grandi avanzamenti sul fronte dei diritti civili e sociali, attraverso l’approvazione della legge 833 che istituì il Servizio Sanitario nazionale, della legge 194 per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza e, infine, della legge 180.
Sembrano tempi così lontani. Si percepisce quasi una distanza etica, civile, oltre che temporale. Eppure, prima dell’approvazione della Basaglia, i cosiddetti “matti”, in Italia, venivano rinchiusi dentro i manicomi e subivano trattamenti restrittivi, inumani, che li privavano di ogni identità. Fantasmi, tutti uguali, all’interno di strutture isolate dal resto del mondo, come a rimarcare l’assenza di qualsiasi identità, di qualsiasi cittadinanza. È stata proprio la visione di questi corpi privi di ogni vitalità e personalità, simili l’uno all’altro nella totale assenza di qualsiasi caratterizzazione personale, a spingere Basaglia a perseguire la strada della chiusura dei manicomi.
Così come i malati, anche gli operatori per anni hanno dovuto lavorare in luoghi isolati dal resto della città, con la frustrazione di non poter mettere in atto ciò che sapevano fare: prendersi cura. Il ruolo del personale dei manicomi era infatti più di controllo che di cura. Un modus operandi che sviliva la loro professionalità, semplici atti di forza che non mettevano nessuna competenza in campo.
E il 13 maggio 1978 finalmente la legge entrò in vigore, seppure con i suoi tempi di applicazione, che si sono prolungati fino al 2000, anno della chiusura dell’ultimo manicomio del nostro paese.
Per riflettere sulla legge Basaglia abbiamo intervistato degli operator perché ci indicassero la via da perseguire per dare continuità alla rivoluzione targata Basaglia. Tra questi, Andrea Filippi, psichiatra e segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn: “Bisogna fare in modo che la malattia mentale non produca più cronicità, bisogna puntare sulla promozione della salute e sulla prevenzione – afferma Filippi -. Le risorse disponibili, già carenti, sono destinate per l’87% all’assistenza dei cronici e sono invece scarsissime quelle destinate al prevenire la patologia ed evitare, per questa via, la cronicizzazione della malattia”. La linea indicata da Filippi è quindi quella di “produrre salute mentale nella cittadinanza a livello preventivo”.
Il tema della carenza di risorse disponibili, umane ed economiche, torna anche nelle parole di Massimo Cozza, direttore del Dipartimento salute mentale della Asl Roma 2, che, sul fronte della salute mentale, rileva come ci sia una rete molto radicata in tutto il paese ma sulla quale incidono delle criticità. “Quella maggiore a livello nazionale – spiega Cozza – è la carenza di personale. Mancano circa 9 mila operatori. Una carenza importante visto che nel segmento della salute mentale comunitaria, nata dopo la 180, la relazione umana è quella fondamentale”. Per Cozza servono quindi “maggiori investimenti in un settore che ad oggi registra un costo pari al 3,5% sul Fondo sanitario nazionale, lontano dalla cifra minima individuata del 5%”. Un primo passo sarebbe quello di promuovere una nuova conferenza nazionale sulla salute mentale, l’ultima è quella del 2001, “per rinnovare gli impegni e attuare i principi ancora validi della legge 180”.
Dalla sua esperienza nel sud Carlo Minervini, direttore dell’Unità operativa di salute mentale Mesagne e San Pancrazio dell’Asl di Brindisi, sottolinea con forza il ‘tradimento’ che ha subito la Basaglia. A distanza di quarant’anni, infatti, afferma, “non c’è nulla da celebrare. La 180 è stata tradita, soprattutto nel secondo ventennio, perché non si è fatta una vera deistituzionalizzazione, al contrario i servizi nati con la legge sono sempre meno aperti”, in ragione dello scarso investimento nel settore. Ed è per questo che sottolinea il bisogno di ripartire dai principi della legge e dalla consapevolezza di quello stesso processo storico: “Voglio che legge 180 abbia ancora vita, riprendendone i principi. Ed è per questo che non voglio celebrarla ma voglio applicarla”.
Dal lavoro in Emilia Romagna, invece, Pietro Pellegrini, direttore del Dipartimento assistenziale integrato salute mentale dell’Ausl di Parma, sottolinea invece il valore terapeutico della ‘comunità’. “Per la realizzazione della 180 – osserva Pellegrini – occorrono non soltanto adeguate risorse per i dipartimenti della salute mentale ma che il tema della salute mentale, della persona, si veda nella comunità”. La salute mentale diventa quindi un compito dell’intera comunità e dell’insieme delle persone che la costituiscono. “Certo i dipartimenti hanno bisogno di adeguate risorse ma deve essere tutta la comunità nel suo insieme a dare maggiore possibilità di realizzazione dei diritti di cittadinanza, dal lavoro alla casa”.
Infine, chiudiamo con Trieste, luogo simbolo della Basaglia. “C’è un tema di risorse, c’è un tema di migliorare e realizzare i Lea e c’è un tema legato ai percorsi”, afferma Roberto Mezzina, direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste. “Non possiamo più ragionare solo sulle strutture da realizzare, dobbiamo invece farlo sui percorsi che il cittadino può compiere perché possa trovare risposte ai suoi bisogni, che non sono solo quelli del paziente ma del suo nucleo familiare, del territorio che lo circonda, del contesto sociale allargato”. Dall’esperienza maturata in luogo simbolico, qual è Trieste nel percorso della Basaglia, Mezzina spiega: “Fare salute mentale è una sfida per tutti. Torniamo perciò sul tema dei servizi ma rilanciamo la battaglia culturale: la salute mentale è di tutti”.
In occasione del 40° anniversario dalla legge Basaglia siamo in grado di scattare una fotografia dei servizi sanitari per la salute mentale grazie ai dati forniti dal Rapporto sulla Salute mentale in Italia del 2016 (RSM 2016) del Ministero della Salute.
Sono circa 2 milioni le persone che presentano disturbi psichiatrici in Italia. A queste vanno aggiunti più di 4 milioni di persone a rischio di disturbi ansiosi e/o depressivi, secondo gli ultimi dati Istat disponibili. Oltre 6 milioni complessivi. Di questi sono 807.035 le persone seguite dai servizi di salute mentale. Le prestazioni erogate, invece, sono pari a 11.860.073. Dunque si effettuano circa 15 prestazioni a utente richiedente. I posti letto previsti sono invece circa 10 ogni 100 mila abitanti (maggiorenni).
Per quanto riguarda i dipendenti, invece, sono 31.586 gli operatori che si occupano di salute mentale, in un rapporto di circa 62 dipendenti ogni 100 mila abitanti, a fronte dello standard – fissato da Progetto obiettivo 1999 – di circa 67 dipendenti ogni 100 mila abitanti, ovvero uno ogni 1.500.
Infine, per quanto riguarda la spesa per i servizi di salute mentale, è previsto che essa sia pari al 5% della spesa totale del Sistema sanitario nazionale. In Italia, invece, si riserva alla salute mentale appena il 3,5% della spesa complessiva.
Non una semplice celebrazione. A 40 anni dall’approvazione della legge Basaglia che portò alla chiusura dei manicomi, il nostro impegno si rinnova per garantire il diritto alla salute mentale su tutto il territorio nazionale. Molto è stato fatto in questi quarant’anni di ‘rivoluzione’, grazie ad una legge, la 180, che ha letteralmente ‘aperto le porte’, offrendo un contributo fondamentale alla democrazia e alle libertà nel nostro paese.
Qui c’è il valore della legge: nella sua spinta liberatrice e nell’idea di società che include, accoglie e soccorre, in cui ogni essere umano ha piena cittadinanza. Quel diritto di cittadinanza che ci ha sempre mosso, come è stato ad esempio nel corso degli ultimi anni con la mobilitazione per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari e da ultimo con la campagna ‘e tu slegalo subito’ per l’abolizione della contenzione nei luoghi della cura.
Ed è lungo questo insegnamento, nel tenere insieme i diritti delle persone, dei cittadini, e quelli di chi lavora, che da sempre contrastiamo le politiche restrittive nei confronti del servizio sanitario nazionale e del sistema di welfare.
I servizi territoriali sono in sofferenza, a fronte di una malintesa idea di sostenibilità del sistema sanitario che di fatto procede alla definanziazione del sistema stesso. Così come sul fronte dell’occupazione, subiamo una carenza di personale pari a circa 9 mila operatori nel segmento della salute mentale. Eppure la cura passa per la relazione umana perché ‘il malato, prima di tutto, è una persona e come tale deve essere considerata’. C’è bisogno di nuova attenzione, di una nuova battaglia culturale sul tema della salute mentale, specie perché il modo più giusto per ricordare Basaglia è rinnovare l’impegno per dimostrare che “l’impossibile può diventare possibile”.
Vi trasmettiamo la convocazione fatta pervenire da Persociv per il prossimo 22 maggio.
A seguito dell’incontro del 9 maggio u.s. si comunica che è convocata una riunione in merito agli istituti previsti dagli artt. 18 (Riduzione dell’orario di lavoro), 19 (Turnazioni), 20 (Reperibilità) e 22 (Orario multiperiodale) per il giorno 22 maggio p.v. presso la sala riunioni “Fulvio Angelini” di questa Direzione Generale nei seguenti orari:
ore 10.00.
– FP CGIL
– CISL FP
– UIL Pubblica Amministrazione
– FEDERAZIONE CONFSAL-UNSA
ore 11.30
– CONFINTESA FUNZIONE PUBBLICA
Dott.ssa Anita CORRADO
Si trasmette la ministeriale GDAP – 0156747 del 10/05/2018 relativa a quanto in oggetto indicato.
SI COMINCIA COL PIEDE SBAGLIATO: LA DIATRIBA SUL CONTO TERZI
Abbiamo avuto ieri una riunione del tutto interlocutoria sulla questione del conto terzi, ed in particolare
su quella che è stata ritenuta una necessità impellente, ovvero che il mancato aggiornamento
dell’Accordo nazionale del 2010 avrebbe comportato un impedimento allo svolgimento delle iniziative
programmate in conto terzi. Cosa che a noi non risulta, tant’è che le manifestazioni in conto
terzi continuano a svolgersi regolarmente e l’accordo nazionale del 2010 a funzionare perfettamente
nelle parti che si è voluto applicare, e a non funzionare invece per le parti che sono rimaste sulla
carta. Dal nostro punto di vista invece è necessario solo capire quanti Dirigenti si sono adeguati
alle nuove procedure contabili e quanti hanno attivato le contrattazioni locali per rivedere le tariffe
adeguandole alla nuova tassazione prevista.
Ricordiamo: l’art.1, comma 315, della legge di stabilità per il 2018 ha previsto l’obbligo del concessionario
a versare in anticipo, in conto entrate al bilancio dello Stato, il corrispettivo dovuto per gli
eventi che ha concordato nell’ambito delle previsioni del Codice dei Beni Culturali ed ha assimilato
la retribuzione del personale ad una prestazione per lavoro straordinario demandandone la regolamentazione
alla contrattazione collettiva integrativa. E questo ha comportato il punto dirimente della
diatriba che si è aperta sul tavolo: ovvero se tali prestazioni mantengono il loro carattere di extraistituzionalità
oppure se la modifica della modalità retributiva possa configurare giuridicamente
queste prestazioni in tutto e per tutto come prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di lavoro
con il MIBACT e non con il concessionario. Dal nostro punto di vista non basta l’assimilazione alle
prestazioni di lavoro straordinario per mutare la forma giuridica della prestazione, per altri invece
tale modifica in sostanza fa rientrare queste prestazioni in quelle ordinarie e pertanto perfettamente
integrate nell’organizzazione normale delle attività connesse nei cicli lavorativi afferenti.
Naturalmente l’interpretazione in un verso o nell’altro comporta delle conseguenze in termini concreti
rispetto a limitazioni presenti nell’attuale regolamentazione, ad esempio quelle connesse al
tetto annuale dei compensi, o a quelle sopravvenienti nel caso prevalesse l’altra interpretazione,
come le limitazioni sulla prestazione giornaliera nell’ambito della regolamentazione prevista a livello
contrattuale e normativo.
Pertanto sin quando non verrà chiarito questo aspetto appare del tutto inutile procedere ad una revisione
dell’accordo nazionale, ma va chiarito che lo stesso mantiene i suoi effetti fino a stipula
dell’accordo successivo ed è pertanto perfettamente esigibile in quanto peraltro abbisogna solo di
un restyling ma non di un mutamento sostanziale. Restyling che noi abbiamo pure affrontato nel
merito chiedendo che venga esplicitamente non consentita la copertura delle turnazioni ordinarie
con il conto terzi, che venga ampliata la possibilità di partecipazione a queste prestazioni da parte
del personale in part time, che venga valutata in termini compatibili la previsione di accantonamento
del 10% del compenso ai fini di un suo riutilizzo nell’ambito della contrattazione nazionale, che
vengano riviste le tariffe minime e massime adeguandole ai nuovi meccanismi retributivi.
Vi invitiamo quindi, nelle more delle definizione di questo processo, a chiedere la corretta applicazione
delle norme che prevedono gli obblighi di versamento anticipato in capo al concessionario e
chiedere l’attivazione dei tavoli locali per la revisione delle tariffe.
Sottolineiamo peraltro, a corredo del titolo di questo comunicato, che noi abbiamo una sfilza di
questioni davanti da far impallidire anche il più duro degli stakanovisti: passaggi di area, Fua 2018,
progressioni economiche 2018 e conclusione di quelle del 2017, mobilità volontaria nazionale da
costruire su base periodica, passaggi orizzontali, adeguamento della ex Merloni, revisione dei profili
professionali, lavori insalubri, ecc. e, non ultimo, un Contratto Integrativo da riscrivere, a partire
dalla necessaria rimodulazione dei progetti nazionali per gli Uffici che non reggono più le undici ore
e dall’applicazione del nuovo CCNL 2016/2018. Per cui non ci sembrava che si dovesse partire da
un argomento che, per quanto importante, è al momento supportato da una regolamentazione assolutamente
congrua.
Sempre ieri abbiamo sottoscritto l’accordo che regolamenta una fase di mobilità volontaria per le
posizioni uniche previste nell’organico degli Uffici, dando in tal modo la possibilità a questi lavoratori
di avere un trasferimento, altrimenti impedito dai vincoli numerici previsti negli altri accordi. Il
bando per questi lavoratori è previsto al massimo entro settembre e nella calendarizzazione degli
incontri sui vari temi, speriamo in tempi celeri di addivenire all’accordo generale sulla mobilità volontaria
per il quale dovremo fare una attenta valutazione sui criteri da utilizzare. Ancora non ci è
stato consegnato il testo dell’accordo sottoscritto, che comunque mutua i criteri degli accordi precedenti
ad eccezione del vincolo del 70%, evidentemente non applicabile sulle posizioni uniche.
Infine siamo stati informati sull’andamento delle assunzioni: quasi di nuovo rispetto a quanto comunicato
una settimana fa: per le graduatorie già approvate si stanno rimodulando le sedi già assegnate
a seguito di rinunce di assunti che hanno rinunciato successivamente alla presa di servizio.
L’unica novità arriva sulla graduatoria dei restauratori, che pare sia in dirittura di arrivo. Notizia che
diamo con le classiche molle, considerate le pregresse esperienze sulle tempistiche date.
FP CGIL Nazionale
Claudio Meloni
SIAMO ALLE SOLITE!
Siamo alle solite: USB prende comunicati di altre sigle, li ritaglia a suo uso e consumo e spara
sentenze a ca…so.
Così, sul nostro recente comunicato relativo alla Circolare 65, in cui contestiamo
L’INTERPRETAZIONE di una norma del CCNL (l’interpretazione, non la norma del CCNL!) da parte
dell’INPS ed evidenziamo che altre Amministrazioni – come il Ministero della Difesa – hanno dato
un’interpretazione, a nostro parere, più giusta.
Del resto, cosa aspettarsi da un sindacato come USB, che scrive di aver chiesto la convocazione
della Commissione paritetica sull’ordinamento professionale: “USB ha scritto all’Aran già il 13
febbraio, il giorno seguente la ratifica del contratto, chiedendo l’immediata convocazione della
Commissione” (comunicato del 19 marzo 2018). Ma come? Non firmate quel CCNL, ma al tempo
stesso chiedete all’Aran la convocazione di una Commissione prevista dall’art. 12 di quello stesso
CCNL?
Ancora, è la stessa sigla che recentemente scriveva: “Tuttavia, le questioni che abbiamo sollevato
possiamo sostenerle anche fuori dai tavoli, perché la nostra funzione è stata sempre quella di
trascinare in avanti CGIL-CISL-UIL e le altre organizzazioni sindacali che, senza la nostra presenza e
il nostro pungolo, avrebbero dormito sonni tranquilli e non avrebbero sottoscritto accordi avanzati
come quelli che ormai hanno fatto la storia sindacale dell’INPS” (Comunicato del 19 febbraio).
Ma allora, cari amici dell’USB, se non ritenete necessaria la vostra presenza ai tavoli della
contrattazione, per quale ragione continuate chiedete all’Amministrazione di convocarvi? Vi
basta fare da pungolo, no?
Forse la verità è che vi fa comodo avvalervi dei diritti e di un CCNL che – per ora, solo per ora … –
non avete firmato.
Ma siamo certi che anche alcuni di voi avrebbero voluto la firma di quel CCNL, come alcuni di voi ci
hanno detto – fuori dai microfoni, ovviamente!
Il Coordinatore Nazionale
FP CGIL INPS
Matteo Ariano

Relazione introduttiva Tania Scacchetti – Scarica
Audio intervento Matteo Ariano – Scarica
Audio intervento Paolo Pennesi – Scarica
Audio conclusioni Susanna Camusso – Scarica
Al Capo Dipartimento dott.Luigi Ferrara
Direzione Servizi Informativi e Innovazione
Direttore: SCHIAVO dott. Francesco Paolo
Ufficio Relazioni Sindacali
Dr. Michele Nardone
Oggetto: disservizi NoiPA
In data 19/12/2017 questa O.S. aveva già segnalato i continui disservizi del portale NoiPa
(mancanza di collegamento per una settimana a chiusura rata, disallineamento dati e informazioni a
operatori/utenti carente) che generano rallentamenti nelle prestazioni della Rts e un notevole
aggravio del lavoro: ritardi nella erogazione degli stipendi e ricadute rilevanti sui dipendenti in
termini di stress correlato, dovuto alle comprensibili rimostranze allo sportello degli utenti senza
stipendio, indirizzati verso la Rts anche in casi in cui la Rts non gestisce i pagamenti (numerosi
supplenti brevi e saltuari del Miur gestiti in cooperazione applicativa Miur/Mef).
In una situazione di grave disagio il 7 maggio u.s. sulla home di NoiPa è stata pubblicata una
informativa secondo la quale la linea non sarà disponibile almeno fino al 21 maggio 2018 per
garantire il pagamento degli arretrati degli importi tabellari, periodo 1 gennaio 2016/ 31 maggio 2018
ccnl comparto istruzione e Ricerca, personale di Polizia ad ordinamento civile e militare, personale
non dirigente delle Forze Armate e personale direttivo/non direttivo e direttivo/non dirigente del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Nel caso in cui le previsioni saranno rispettate gli operatori della Rts avranno a disposizione solo
8/9 giorni lavorativi per effettuare le lavorazioni su rata giugno 2018 nonché verificare situazioni
segnalate allo sportello. Altro problema di gravità sono i pignoramenti presso terzi , per i quali deve
essere prodotta, ai sensi dell’art. 547c.p.c. la dichiarazione di quantità presso il Tribunale, entro e
non oltre 10 giorni dalla data di notifica, e non avendo l’accesso a Noipa siamo impossibilitati a
produrre queste dichiarazioni . Ciò può comportare gravi inadempienze penali e civili a carico di
tutte le RTS del territorio nazionale.
Pertanto si chiede un urgente intervento da parte dell’Amministrazione al fine di risolvere con la
massima celerità tale situazione che rende sempre più insostenibile l’attività lavorativa all’interno di
tutte le RTS.
Il Coordinatore Nazionale FPCGIL
Americo Fimiani