La Fp Cgil Medici sullo sciopero oggi sui quotidiani in edicola: Il Fatto Quotidiano, La Gazzetta del Mezzogiorno, Nazione Giorno Resto del Carlino, La Sicilia, Gazzetta del Sud, Il Tirreno, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Parma, La Nuova Ferrara, La Provincia di Como, La Provincia Pavese.
Nella giornata di ieri è ripreso il confronto con le Associazioni AIOP e ARIS per il rinnovo del CCNL. In apertura abbiamo constatato che nonostante l’impegno da loro assunto nell’ultimo incontro, non avevano definito la loro delegazione per l’importante tavolo sulla valorizzazione professionale. Dopo averli richiamati al rispetto di quanto comunemente condiviso, hanno assunto formale impegno di insediare il tavolo nel prossimo incontro che si terrà il 20 dicembre presso la sede dell’ARIS. Prima di proseguire l’esame degli articoli del contratto, la controparte si è nuovamente soffermata sugli articoli che afferiscono l’attribuzione delle mansioni superiori e del cumulo delle mansioni, che già avevano formato oggetto di discussione la volta precedente. Hanno voluto ribadire che il nuovo contratto deve dare attuazione alle modifiche che in tema di mansioni sono state introdotte dal decreto 81/2015 (Job acts), in particolare sull’allungamento -oltre i sei mesi fissati come tempo minimo dal decreto – per l’attribuzione definitiva del trattamento economico superiore. Per parte nostra, abbiamo fatto presente che sulla questione il decreto conferisce alla contrattazione collettiva un insieme di prerogative che non possono essere ridotte esclusivamente alla parte che a loro interessa, e, pertanto, il tema va affrontato nella sua interezza, convenendo che le parti elaboreranno proposte concrete da portare al confronto. Il negoziato si è poi soffermato sui seguenti articoli del contratto: Passaggio ad altra funzione per inidoneità fisica (art. 17). Poiché l’articolo riguarda solo l’ipotesi della inidoneità totale e permanente al lavoro e che l’attuale formulazione a dato luogo a non poco contenzioso, abbiamo rappresentato la necessità di una riformulazione e, in particolare, di considerare le altre tipologie di inidoneità: temporanea, parziale, ecc., anche in rapporto al decreto 81/2008 relativo alla sicurezza sui luoghi di lavoro. La controparte si è resa disponibile ad agire nella direzione da noi indicata. Orario di lavoro (art. 18). Abbiamo sottolineato che le attuali relazioni sindacali così come delineate nell’articolo, si sono dimostrate efficaci ai fini dell’O.d.L e nella gestione degli orari, ravvisando la necessità di affrontare ulteriori quattro questioni. Sul tema delle relazioni la controparte non si è espressa e, in proposito, rammentiamo che l’intera questione formerà oggetto di un incontro specifico. La durata massima dell’orario di lavoro giornaliero, oggi non prevista ne dalla legge ne dal CCNL, considerando l’importanza di porre un limite ragionevole per le evidenti ricadute che la durata giornaliera dell’orario di lavoro riveste per i carichi di lavoro, la salute, la qualità dell’assistenza ecc. Il periodo di riferimento per il rispetto delle 48 ore settimanali, comprensive del lavoro straordinario, oggi previsto su un anno, con l’obiettivo di rendere la norma uguale a quanto previsto dal CCNL della sanità pubblica che prevede un periodo inferiore. I tempi di vestizione e di svestizione per quanti hanno l’obbligo di indossare la divisa, oggi già normati per i lavoratori e la lavoratrici che operano nelle strutture dell’ARIS La questione delle deroghe alle 11 ore di ore di riposo consecutivo che, come è noto, nel pubblico non sono più consentite, mentre nel vigente CCNL sono demandate alla contrattazione decentrata Su tutte le quattro questioni si è sviluppato un confronto delle posizioni che, allo stato, rimane aperto anche in virtù del fatto che l’AIOP ci ha presentato la proposta di passare da 36 a 38 ore di lavoro settimanali, in subordine 37 ore comprensive dei tempi di vestizione. Come potete immaginare ciò ha reso impossibile, per il momento, ogni altra discussione in tema di orari di lavoro; del resto è nota la nostra posizione sull’incremento dell’orario di lavoro settimanale. Anche la discussione sul lavoro notturno (art. 19) ne è stata influenzata, pur rappresentando, per parte nostra, la necessità di rendere più chiare e cogenti le norme di rinvio alla contrattazione decentrata previste nella formulazione attuale dell’articolo. Banca delle ore (art. 20). La controparte ci ha chiesto di eliminare la previsione contrattuale che per le ore accantonate “deve essere immediatamente corrisposta la maggiorazione straordinaria”. Abbiamo comunicato unitariamente la nostra indisponibilità a riguardo. Dopo un’ampia discussione si è convenuto sulla necessità di rivedere la norma al fine di rendere più certa l’istituzione della banca delle ore, in particolare abbiamo sottolineato la necessità di rendere più certa la fruizione delle ore accantonate, e che tali ore non possono essere utilizzate per assolvere al debito orario, facendo venire meno la funzione stessa della banca delle ore. Tavolo welfare Il confronto si è soffermato per esaminare la possibilità ed i costi sia per la costituzione di fondi specifici per la sanità privata, sia dell’adesione a fondi negoziali già esistenti. A tale proposito abbiamo illustrato le caratteristiche del fondo Perseo, evidenziando la possibilità che anche la sanità privata possa aderire a tale Fondo. La controparte ha posto la questione della partecipazione alla governance del fondo in caso di adesione, e alla possibilità che l’accordo di adesione deroghi alle previsioni statutarie e regolamentari del fondo Perseo, con particolare riferimento alla contribuzione a carico del datore di lavoro ed alla base imponibile su cui la stessa è calcolata, nonché alla tipologia contrattuale dei lavoratori coinvolti Si è convenuto sull’opportunità di esaminare l’atto costitutivo, lo statuto ed il regolamento del Fondo al fine di un ulteriore approfondimento che avverrà, come già ricordato, nell’incontro fissato per il 20 dicembre p.v
Roma 28 Novembre 2017
In allegato per opportuna conoscenza e diffusione copia della lettera unitaria inviata in data odierna alla Ministra e che sollecita il riscontro ad una richiesta di incontro inoltrata già da due mesi e denuncia quanto sta avvenendo sul tavolo nazionale di contrattazione. Il mancato raggiungimento di un accordo sul FUA 2016 è emblematico di come all’interno di questa Amministrazione si concepiscono le relazioni sindacali e di quale attenzione viene portata a legittime e ragionevoli richieste della parte sindacale per una volta unita (ad eccezione dell’UNSA che invece ha regolarmente aderito alla proposta dell’amministrazione, dopo una iniziale espressione di contrarietà). Ripercorriamo la vicenda: la nostra proposta unitaria è di rivedere la distribuzione percentuale del fondo portandola al 50% per ciascuna delle destinazioni previste dall’accordo e prevedendo procedure di garanzia per il lavoratore nelle fasi di valutazione. Il confronto, che si è protratto per tre riunioni, ha visto inizialmente una posizione irremovibile dell’amministrazione che poi si è stemperata nella proposta, non accolta dalla stragrande maggioranza del tavolo, di procedere ad una ripartizione del 60% alla valutazione individuale e 40% a quella collettiva. Mentre nessuna “concessione” (termine molto in voga nel linguaggio della controparte) sulle garanzie richieste nelle procedure di valutazione. Motivando queste posizioni con affermazioni spesso discutibili, fantasiose e contraddittorie. Ma quello che ci ha fatto saltare sul tavolo è l’insostenibile leggerezza con cui hanno minacciato l’adozione di un atto unilaterale. Una evenienza mai verificata neppure negli anni più bui del brunettismo prende forma in un Ministero diretto da una ex sindacalista: ci pare troppo. Pertanto non siamo in presenza di una impuntatura dei sindacati, ma su un passaggio delicato rispetto alla revisione di un accordo che ha fatto il suo tempo, sia per le modifiche normative che ci sono state che già certamente modificano asset ed indirizzi su cui si è parametrata sinora la famosa meritocrazia, (che ha peraltro pienamente dimostrato tutta la sua inutilità ai fini di una reale valutazione della produttività), che in conseguenza della rottura del patto tra gentiluomini e gentildonne fatto al momento della sua stipula, ovvero che mai quei criteri sarebbero stati adottati per le progressioni economiche. Un passaggio che misura la qualità delle relazioni sindacali in un Ministero dove la controparte ci pare abituata solo a fare il bello ed il cattivo tempo con il famoso e misero strumento del bastone e della carota. Per quanto riguarda la Ministra ci pare singolare questo perdurante silenzio interrotto soltanto da messaggi inviati al tavolo nazionale. Che noi certo non sottovalutiamo: verificheremo i termini del famoso emendamento preannunciato nel DDL Stabilità 2018 per il nuovo concrso e apprezziamo lo stanziamento aggiuntivo di 240 mila euro per il pagamento dello straordinario, pescando queste risorse una tantum dalla legge 107. Ma noi abbiamo necessità di un confronto politico a tutto campo su condizioni che assicurino certezze ai lavoratori e non misure tampone e una tantum prese sull’onda dell’emergenza e delle pressioni sindacali. Ogni giorno che passa rende sempre più difficili le condizioni di lavoro e peggiora le condizioni dei servizi, a tal proposito vi giriamo una nota sottoscritta dalle RSU dell’USR della Lombardia che denuncia esattamente quanto sta avvenendo in tutti gli Uffici operativi dell’Amministrazione, in questo caso aggravato da inammissibili comportamenti dirigenziali. E si avvicina a grandi passi il momento della mobilitazione: lo misureremo dalla risposta della Ministra o dalla non risposta, se dovesse continuare il suo silenzio alle nostre richieste.
Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale

29.11.2017– Osservazioni sullo schema di decreto legislativo bollinato recante riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile in attuazione della legge 16 marzo 2017, n.30
Documento osservazioni e sintesi.
Emendamenti, proposte e commenti o nuovi articolati
Nella giornata di ieri è ripreso il confronto con le Associazioni AIOP e ARIS per il rinnovo del CCNL. In apertura abbiamo constatato che nonostante l’impegno da loro assunto nell’ultimo incontro, non avevano definito la loro delegazione per l’importante tavolo sulla valorizzazione professionale. Dopo averli richiamati al rispetto di quanto comunemente condiviso, hanno assunto formale impegno di insediare il tavolo nel prossimo incontro che si terrà il 20 dicembre presso la sede dell’ARIS. Prima di proseguire l’esame degli articoli del contratto, la controparte si è nuovamente soffermata sugli articoli che afferiscono l’attribuzione delle mansioni superiori e del cumulo delle mansioni, che già avevano formato oggetto di discussione la volta precedente. Hanno voluto ribadire che il nuovo contratto deve dare attuazione alle modifiche che in tema di mansioni sono state introdotte dal decreto 81/2015 (Job acts), in particolare sull’allungamento -oltre i sei mesi fissati come tempo minimo dal decreto – per l’attribuzione definitiva del trattamento economico superiore. Per parte nostra, abbiamo fatto presente che sulla questione il decreto conferisce alla contrattazione collettiva un insieme di prerogative che non possono essere ridotte esclusivamente alla parte che a loro interessa, e, pertanto, il tema va affrontato nella sua interezza, convenendo che le parti elaboreranno proposte concrete da portare al confronto. Il negoziato si è poi soffermato sui seguenti articoli del contratto: Passaggio ad altra funzione per inidoneità fisica (art. 17). Poiché l’articolo riguarda solo l’ipotesi della inidoneità totale e permanente al lavoro e che l’attuale formulazione a dato luogo a non poco contenzioso, abbiamo rappresentato la necessità di una riformulazione e, in particolare, di considerare le altre tipologie di inidoneità: temporanea, parziale, ecc., anche in rapporto al decreto 81/2008 relativo alla sicurezza sui luoghi di lavoro. La controparte si è resa disponibile ad agire nella direzione da noi indicata. Orario di lavoro (art. 18). Abbiamo sottolineato che le attuali relazioni sindacali così come delineate nell’articolo, si sono dimostrate efficaci ai fini dell’O.d.L e nella gestione degli orari, ravvisando la necessità di affrontare ulteriori quattro questioni. Sul tema delle relazioni la controparte non si è espressa e, in proposito, rammentiamo che l’intera questione formerà oggetto di un incontro specifico. La durata massima dell’orario di lavoro giornaliero, oggi non prevista ne dalla legge ne dal CCNL, considerando l’importanza di porre un limite ragionevole per le evidenti ricadute che la durata giornaliera dell’orario di lavoro riveste per i carichi di lavoro, la salute, la qualità dell’assistenza ecc. Il periodo di riferimento per il rispetto delle 48 ore settimanali, comprensive del lavoro straordinario, oggi previsto su un anno, con l’obiettivo di rendere la norma uguale a quanto previsto dal CCNL della sanità pubblica che prevede un periodo inferiore. I tempi di vestizione e di svestizione per quanti hanno l’obbligo di indossare la divisa, oggi già normati per i lavoratori e la lavoratrici che operano nelle strutture dell’ARIS La questione delle deroghe alle 11 ore di ore di riposo consecutivo che, come è noto, nel pubblico non sono più consentite, mentre nel vigente CCNL sono demandate alla contrattazione decentrata Su tutte le quattro questioni si è sviluppato un confronto delle posizioni che, allo stato, rimane aperto anche in virtù del fatto che l’AIOP ci ha presentato la proposta di passare da 36 a 38 ore di lavoro settimanali, in subordine 37 ore comprensive dei tempi di vestizione. Come potete immaginare ciò ha reso impossibile, per il momento, ogni altra discussione in tema di orari di lavoro; del resto è nota la nostra posizione sull’incremento dell’orario di lavoro settimanale. Anche la discussione sul lavoro notturno (art. 19) ne è stata influenzata, pur rappresentando, per parte nostra, la necessità di rendere più chiare e cogenti le norme di rinvio alla contrattazione decentrata previste nella formulazione attuale dell’articolo. Banca delle ore (art. 20). La controparte ci ha chiesto di eliminare la previsione contrattuale che per le ore accantonate “deve essere immediatamente corrisposta la maggiorazione straordinaria”. Abbiamo comunicato unitariamente la nostra indisponibilità a riguardo. Dopo un’ampia discussione si è convenuto sulla necessità di rivedere la norma al fine di rendere più certa l’istituzione della banca delle ore, in particolare abbiamo sottolineato la necessità di rendere più certa la fruizione delle ore accantonate, e che tali ore non possono essere utilizzate per assolvere al debito orario, facendo venire meno la funzione stessa della banca delle ore. Tavolo welfare Il confronto si è soffermato per esaminare la possibilità ed i costi sia per la costituzione di fondi specifici per la sanità privata, sia dell’adesione a fondi negoziali già esistenti. A tale proposito abbiamo illustrato le caratteristiche del fondo Perseo, evidenziando la possibilità che anche la sanità privata possa aderire a tale Fondo. La controparte ha posto la questione della partecipazione alla governance del fondo in caso di adesione, e alla possibilità che l’accordo di adesione deroghi alle previsioni statutarie e regolamentari del fondo Perseo, con particolare riferimento alla contribuzione a carico del datore di lavoro ed alla base imponibile su cui la stessa è calcolata, nonché alla tipologia contrattuale dei lavoratori coinvolti Si è convenuto sull’opportunità di esaminare l’atto costitutivo, lo statuto ed il regolamento del Fondo al fine di un ulteriore approfondimento che avverrà, come già ricordato, nell’incontro fissato per il 20 dicembre p.v
Roma 28 Novembre 2017
Si è tenuta in data odierna la riunione sulle assegnazioni dei neo agenti che hanno terminato il corso di formazione e sulla conseguente mobilità del personale di Polizia Penitenziaria.Sul primo punto la Fp Cgil ha chiesto alla parte pubblica di assegnare al più presto i neo agenti per poter dare un aiuto al personale in servizio negli istituti penitenziari, che deve sostenere carichi di lavoro eccessivi e turni di servizio che arrivano fino a sedici ore al giorno.Sulla proposta di mobilità presentata dall’amministrazione, la Fp Cgil ha dichiarato di non poterla condividere e di non voler entrare nel merito delle scelte operate, in quanto figlie di scelte politiche sbagliate.Come non abbiamo condiviso le scelte operate dalla Legge “Madia”, che ha apportato una serie di tagli lineari che hanno portato ad una rideterminazione delle dotazioni organiche del Corpo di Polizia Penitenziaria che rischia di compromettere il sistema di sicurezza delle carceri del nostro Paese, non possiamo condividere un progetto che è frutto di quelle scelte. Le dotazioni organiche sancite con il D.M. 2 ottobre 2017 non sono il frutto dei reali fabbisogni degli istituti, ma di scelte unilaterali dell’amministrazione, quindi la parte pubblicasi deve assumere la responsabilità politica di tali scelte, effettuare la mobilità del personale e rispettare i diritti contrattualmente previsti per il personale.
La FP CGIL continuerà a vigilare sull’operato dell’amministrazione e a denunciare il mancato rispetto degli accordi sottoscritti.
Il Coordinatore Nazionale Fp Cgil
Polizia Penitenziaria
Massimiliano Prestini


“Per cambiare il sistema previdenziale, per sostenere sviluppo e occupazione, per garantire futuro ai giovani”. Questi i motivi della mobilitazione nazionale della Cgil di sabato 2 dicembre, proclamata dopo l’esito del confronto con il Governo sul tema della previdenza, considerato “insufficiente”.
Sono cinque le manifestazioni organizzate dalla Confederazione con lo slogan “Pensioni, i conti non tornano!”. A Roma l’appuntamento è per le ore 9 in piazza della Repubblica, da dove partirà il corteo fino a piazza del Popolo. A Torino il concentramento è previsto alle ore 9.30 a Porta Susa e si arriverà in piazza San Carlo. A Bari si sfilerà da piazza Massari, ore 9.30, a piazza Prefettura. A Palermo da piazza Croci a piazza G. Verdi alle ore 8.30 e a Cagliari da viale Regina Elena (giardini pubblici) a piazza Garibaldi, a partire dalle 9.30.
A concludere tutte le iniziative sarà il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che alle ore 12.30 prenderà la parola dal palco della Capitale, in collegamento video con le altre città.
Le rivendicazioni per le quali si scenderà in piazza, come si legge nel volantino, sono “bloccare l’innalzamento illimitato dei requisiti per andare in pensione, garantire un lavoro dignitoso e un futuro previdenziale ai giovani, superare la disparità di genere e riconoscere il lavoro di cura, garantire una maggiore libertà di scelta ai lavoratori su quando andare in pensione”. E ancora, “favorire l’accesso alla previdenza integrativa” e “garantire un’effettiva rivalutazione delle pensioni”. Ma le motivazioni della mobilitazione non si fermano alla previdenza, il sindacato di corso d’Italia chiede anche di “cambiare la legge di bilancio per sostenere lo sviluppo e l’occupazione”, di “estendere gli ammortizzatori sociali”, di “garantire a tutti il diritto alla salute” e di “rinnovare i contratti pubblici”.
La Cgil invita lavoratori, pensionati e giovani a partecipare “per ottenere delle risposte concrete e per ridare speranza e fiducia al nostro Paese”.
Per aggiornamenti e informazioni www.cgil.it

Le lavoratrici ed i lavoratori (non dirigenti, dirigenti, medici) possono iscriversi al Fondo Perseo.
I moduli di iscrizione sono disponibili attualmente nel sito:
www.fondoperseosirio.it
Iscriversi al Fondo è una scelta volontaria e individuale e si esercita un diritto contrattuale individuale; non ci sono scadenze.
Iscriversi al Fondo vuol dire:
– fruire del contributo aggiuntivo pari all’1% della retribuzione utile al Tfr altrimenti non disponibili ed altri benefit;
– fruire di benefici fiscali sui contributi aggiuntivi;
– ricevere prestazioni dal Fondo comprese le anticipazioni sul capitale accumulato presso il Fondo;
– avere una imposizione fiscale agevolata sulle prestazioni erogate dal Fondo;
– per i lavoratori già in servizio al 31/12/2000 opzione dal TFS al TFR e avere, quindi, il calcolo sul 100% della retribuzione utile anziché sull’80% come avviene per il TFS;
– pensare al proprio futuro previdenziale.
È il lavoratore che si iscrive al Fondo a decidere, tramite elezione, chi lo rappresenterà negli organismi del Fondo.
La trasparenza nella gestione del Fondo oltre che essere un obbligo di legge è un obbligo morale e materiale dei componenti gli organismi del Fondo stesso.
Rivolgiti alle strutture ed ai delegati FPCGIL per avere tutte le informazioni necessarie.

Al Ministro della Pubblica
Amministrazione ed Innovazione
Marianna Madia
Gentile Ministro,
vorremmo evidenziarLe la nostra preoccupazione relativamente alla procedura di mobilità del personale della ex Croce Rossa verso altre Amministrazioni.Abbiamo più volte, negli scorsi anni, denunciato come sia i provvedimenti di individuazione delle tabelle di equiparazione del personale quanto, in concreto e conseguentemente, la gestione del portale della mobilità, non abbiano garantito e salvaguardato la professionalità propria dei lavoratori coinvolti, considerato infatti che le citate tabelle di equiparazione sono state predisposte quasi esclusivamente tenendo a riferimento il trattamento economico.Le conseguenze dannose che ne sono derivate non sono di poco conto e sono apprezzabili su diversi piani:- inquadramenti diversi a seconda delle Amministrazioni di destinazione, con conseguente disparità di trattamento tra i lavoratori alle stesse destinati;- mancanza di chiarezza sul trattamento economico e sull’assegno ad personam;- assegnazione di lavoratori con qualifiche rientranti nella sfera sanitaria ad incarichi prettamente amministrativi, anche di responsabilità, per l’espletamento dei quali sono necessarie competenze specifiche, in spregio del buon andamento dell’Amministrazione, oltre che in danno del personale dipendente.Inoltre, ad oggi risulta esserci ancora un numero considerevole di lavoratori da ricollocare.Le risposte dateci al tavolo della cabina di regia sono state imprecise e soprattutto poco rassicuranti, a fronte della prossima scadenza fissata al 31.12.2017 la quale, per il caso di mancata ulteriore proroga, è così ravvicinata da rendere inverosimile l’adozione di soluzioni adeguate.Nessuna risposta precisa ci è stata fornita per professionisti e medici, per i quali è stato pure prodotto un emendamento al decreto fiscale, per gli stabilizzandi/stabilizzati che devono essere riassorbiti dalle Regioni (SSR) in base alla Legge di bilancio 2017 e che al momento sono bloccati a Roma a proprie spese, né per i richiamati che con ogni probabilità non potranno essere ricollocati entro la fine dell’anno.Ancora oltre 200 lavoratori da ricollocare e poco più di un mese per provvedere nel rispetto della scadenza del 31 dicembre p.v. fissata per la ricollocazione del personale CRI. Nessuna risposta hanno ricevuto le molteplici richieste di riesame afferenti sia l’inquadramento che il trattamento economico, nonché la possibilità di passare i dipendenti a ruoli consoni alla professionalità posseduta. Inoltre, in un recente pronunciamento, il T.A.R. ha affermato che al personale destinato alla mobilità non sia risultata assicurata la conservazione di funzioni.Tali indicazioni debbono essere riguardate sia con attenzione alla summenzionata posizione dei lavoratori, ma anche con riferimento al buon andamento della Pubblica Amministrazione. Invero, premesso quanto sopra, è manifesto il danno erariale conseguente allo stravolgimento delle professionalità esistenti con mancato riconoscimento ed impiego dei lavoratori nell’esercizio delle effettive competenze ed esperienze. Deve anche essere tenuto in considerazione il possibile sviluppo ed aumento del contenzioso, non solo dinanzi al Giudice Amministrativo, ma anche dinanzi al Giudice Civile alla cui attenzione potrebbero essere portate le stesse censure ritenute apprezzabili dal Giudice Amministrativo, con potenziale aumento del contenzioso oltre il limite fisiologico.Per questi motivi, Le chiediamo un incontro urgente per risolvere le situazioni sospese, gestire la ricollocazione in via prioritaria di tutti i lavoratori in tempi certi e nel rispetto delle professionalità esistenti, correggere gli errori fatti sinora anche al fine di evitare che si possano ripetere in altre non auspicabili procedure di mobilità.
La Segretaria Generale
FPCGIL Nazionale
Serena Sorrentino
Documentazione della Direzione Generale del Personale e delle Risorse.
Roma, 28 novembre – Sciopero nazionale di 24 ore il 12 dicembre dei medici, veterinari e dirigenti sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale. A dichiararlo sono le organizzazioni sindacali Anaoo Assomed – Cimo – Aaroi-Emac – Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn – Fvm Federazione Veterinari e Medici – Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) – Cisl Medici – Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials Medici – Uil Fpl Coordinamento nazionale delle aree contrattuali medica e veterinaria.
Riservandosi di individuare successivamente altre giornate e di attivare ulteriori iniziative di protesta, le Organizzazioni sindacali dichiarano lo sciopero del 12 dicembre con queste motivazioni. “Denunciano i contenuti della legge di bilancio 2018 all’esame del Parlamento, in quanto reiterano politiche sempre meno orientate all’obbligo di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, secondo principi di equità e sicurezza, ed escludono con pervicacia la sanità pubblica dalla ripresa economica in atto fino a renderla non più sostenibile se non dalle tasche dei cittadini; condannano la assenza di segnali di attenzione ai medici, ai veterinari ed ai dirigenti sanitari dipendenti del Ssn, al valore ed al peso del loro lavoro, alla importanza dei loro sacrifici nella tenuta del servizio sanitario; stigmatizzano lo stallo del rinnovo del contratto di lavoro, dopo 8 anni di blocco legislativo, che contribuisce alla mortificazione del ruolo, della autonomia, della responsabilità professionale ed al peggioramento di condizioni di lavoro insostenibili a fronte di livelli retributivi fermi al 2010; deplorano l’assenza di politiche nazionali a favore di una esigibilità del diritto alla tutela della salute dei cittadini omogenea in tutto il Paese, nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione, in una logica di federalismo sanitario di abbandono; additano le politiche degli ultimi governi come responsabili di quel fallimento del sistema formativo che sta,contemporaneamente, desertificando ospedali e territori e condannando alla precarietà ed allo sfruttamento decine di migliaia di giovani”.
Per spiegare poi le ragioni della mobilitazione si terrà una conferenza stampa giovedì 30 novembre a Roma alle ore 10.30 presso la Sala Capranichetta in Piazza Montecitorio aperta ai professionisti della sanità, alla stampa, ai parlamentari di Camera e Senato, alle associazioni di rappresentanza dei cittadini.