Il 15 gennaio 2016 presso l’ARAN è stata sottoscritta l’Ipotesi la proroga del termine dell’art. 2, comma 3, dell’AQN 29 luglio 1999 in materia di trattamento di fine rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti pubblici. L’Accordo ha differito il termine del 31 dicembre 2015, entro il quale il personale in regime di TFS poteva esercitare l’opzione al TFR, al 31.12.2020. La suddetta proroga è  finalizzata a consentire, a chi si trova in regime di TFS, di iscriversi ai fondi di previdenza complementare negoziali. Le parti hanno inoltre ribadito la necessità, entro un anno dalla data di sottoscrizione, di attivare un confronto finalizzato alla verifica delle disposizioni in materia di previdenza complementare e dell’attualità dei contenuti del presente accordo. Hanno anche convenuto sull’utilità di adottare nuove iniziative per accrescere la cultura previdenziale e rafforzare l’attività di comunicazione istituzionale delle amministrazioni pubbliche verso il proprio personale.

Richiesta di incontro Fondazione Don Gnocchi – nota unitaria

Di seguito la nota unitaria da diffondere in tutte le strutture, con la quale si informano tutti i lavoratori della posizione unitariamente assunta rispetto alla richiesta di incontro che Fondazione Don Gnocchi ha fatto pervenire ai segretari generali. Vi daremo tempestivamente informazione degli ulteriori sviluppi, nel frattempo vi chiediamo di proseguire con la mobilitazione, promuovendo anche attivi unitarie dei delegati, a sostegno di tutta la vertenza, e in preparazione della assemblea nazionale dei quadri e dei delegati che intendiamo organizzare nei prossimi giorni.
Roma, 15 gennaio 2016

p. FP CGIL Nazionale
Denise Amerini

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COMUNICATO UNITARIO FP CIGIL – CISL FP – UILPA
FUA MINISTERI, QUANDO LA MOBILITAZIONE PAGA

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 303 del 31 dicembre 2015, dopo la registrazione alla Corte dei Conti,  il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 novembre 2015, con il quale una quota delle risorse del Fondo per le esigenze indifferibili di cui all’art. 1, comma 200, della legge n. 190/2014, pari ad euro 70.074.077, è stata destinata, per l’anno 2015, ad incremento della disponibilità dei Fondi unici di amministrazione per il personale delle aree dei Ministeri.
Si è concluso, quindi, l’iter formale del provvedimento con il quale si è provveduto alla iscrizione negli stati di previsione dei Ministeri delle somme che,  in sede di legge di assestamento di bilancio 2015, erano state indebitamente sottratte dall’ammontare delle risorse destinate a retribuire la produttività dell’anno appena trascorso e che si riferiscono a diritti economici legittimamente maturati dai dipendenti. Si tratta di un risultato importante, che ha consentito la restituzione del maltolto ai dipendenti dei Ministeri, già gravemente penalizzati dal protrarsi del blocco della contrattazione nazionale. Su questa partita sono stati fondamentali l’apporto  e le importanti iniziative dei lavoratori, sostenute dalle categorie del pubblico impiego di Cgil Cisl e Uil, che hanno costretto il Governo a fare marcia indietro su una questione assolutamente priva di ogni logica, se non quella di provocare ulteriore pregiudizio non solo al salario degli operatori ma anche alla qualità dei servizi al cittadino.
Questo successo deve renderci ancora più consapevoli della nostra forza e della nostra determinazione.
La mobilitazione dei lavoratori pubblici continua, con modalità ed iniziative che verranno coordinate nei prossimi giorni a livello nazionale/regionale, per rivendicare il diritto a un rinnovo del contratto che sia dignitoso e per chiedere di essere i protagonisti di una vera riforma della PA, che vada davvero incontro alle necessità dei cittadini.
Roma, 14 gennaio 2016

MEF COMMISSIONI TRIBUTARIE 

La telenovela è finita, non nel modo  che molti lavoratori   si aspettavano, ma è  finita.

L’Amministrazione,con atto unilaterale,  ha emesso  la determina relativa alla distribuzione del ” contributo unificato” ai lavoratori delle Commissioni Tributarie.
Un provvedimento che “determina”  una palese discriminazione tra i lavoratori delle Commissioni di tutta Italia.
Che questa forma di suddivisione non piacesse a nessuno, forse neanche a chi l’ha scritta, è cosa nota, così come il fatto che nessun sindacato abbia voluto accettare questo tipo di distribuzione che non tiene  in nessun conto le situazioni operative dei singoli uffici e  l’effettivo carico di lavoro assegnato  e smaltito da ogni commissione. E’ sufficiente  leggere  il provvedimento per capire che sono  stati presi  in considerazione  solo alcuni aspetti della questione, tralasciandone altri di fondamentale importanza.
Si potrebbe iniziare  dalla semplice constatazione  che se un ufficio ha abbattuto l’arretrato del 5 o del 10%, aveva sicuramente un arretrato da smaltire , e quegli uffici  che  essendo “storicamente virtuosi” non lo avevano? Si potrebbe dire che il numero delle sentenze non dipende dai lavoratori, ma dai giudici, che comunque il loro emolumento lo hanno percepito. Si potrebbe  anche affermare  che ci sono uffici che operano strutturalmente  in carenza di personale. Si potrebbe obiettare che ci sono  uffici che hanno fatto entrare il 40% del gettito totale poi distribuito e  sono rimasti esclusi da tale distribuzione.
Si potrebbe aggiungere che  commissioni regionali che hanno “chiuso” definitivamente la Commissione Tributaria Centrale non si sono viste riconoscere la relativa produttività.  Insomma ce n’è abbastanza  per giudicare negativamente la determina dell’Amministrazione. Considerato che  gli  uffici  che hanno ridotto del 5% l’arretrato nel  2011 e del 10% nel  2012 sono rispettivamente 33 e 85,  auspichiamo  che per gli anni a seguire, partendo dal 2013, ci possa essere una svolta radicale nella distribuzione di tali somme e  attraverso il confronto  con le OO.SS si possa raggiungere un accordo  che superi  l’attuale  applicazione letterale e restrittiva della norma,renda strutturale ed esigibile per gli anni futuri tale retribuzione  in modo da consentire  a tutti i  lavoratori di percepire una quota importante del loro salario di produttività.

Roma 11 gennaio 2016

CGIL FP MEF                   CGIL FP Nazionale
Americo Fimiani                   Luciano Boldorini

In allegato il testo della Circolare 257/2015 che in sostanza si rimangia le disposizioni emanate con la Circolare n.242/2015 e sospende tutte le disposizioni unilaterali emesse per regolamentare i servizi minimi. Sempre nel merito l’Amministrazione, sia pur adottando formule vaghe e assolutorie, riconosce l’illegittimità di queste disposizioni così come noi avevamo sempre fatto presente. Non c’è motivo di soddisfazione per questa decisione, che noi riteniamo fosse dovuta, quanto piuttosto l’amara constatazione su un famigerato decreto che modifica la regolamentazione del diritto di sciopero, la cui ingestibilità concreta sta producendo una serie di guasti e pericolosi precedenti sulla regolamentazione di un diritto costituzionale della persona. La Circolare 242 era uno di questi atti e noi siamo del tutto convinti che lo stesso sia stato fortemente voluto dal Ministro in persona: averla ritirata e sospesa è solo un atto di tardivo ripensamento conseguente, tra l’altro, alla serie di diffide che sono partite a livello territoriale. Adesso vedremo come interverrà la Commissione di Garanzia con la regolamentazione provvisoria, ma certo la nostra battaglia non si concluderà sin quando non emergerà il carattere fortemente anticostituzionale di questa norma. La conseguenza della Circolare 257 è che sono formalmente sospese tutte le determinazioni unilaterali che molti solerti dirigenti hanno emanato e che, in attesa della regolamentazione provvisoria, restano vigenti i precedenti accordi sui presidi minimi. Vi invitiamo pertanto a vigilare sulla formale sospensione di questi atti anche da parte dei dirigenti periferici.   Un episodio mortificante.   Non abbiamo altri termini per definire quanto letto sulle pagine di cronaca di questi giorni in relazione agli episodi accertati presso il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari e oggetto di indagine penale. Un fatto mortificante perché questi episodi danneggiano l’immagine di tutti i lavoratori del ministero e danno linfa a polemiche strumentali sui dipendenti pubblici. Mortificanti perché rivelano un senso di irresponsabilità sconcertante: se le ipotesi di reato saranno confermate siamo in presenza di comportamenti penalmente rilevanti. Il reato previsto in questi casi è quello di truffa ai danni dello Stato. Vale la pena ricordarlo, e non solo per la sua valenza penale: siamo in presenza di comportamenti socialmente inaccettabili. Noi naturalmente ci affidiamo alla giustizia, che accerterà verità e  responsabilità. Ma certo non possiamo tollerare il verificarsi di questi episodi che rispondono alla coscienza personale ed al senso di responsabilità sociale di ciascuno e non trovano alcun riferimento nell’impegno sindacale che deve essere sempre finalizzato alla tutela della dignità sociale del lavoro pubblico ed alla sua funzione al servizio dei cittadini.
Roma, 11 gennaio 2016

Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale MIBACT

Circolare_MIBACT__257_del_2015

L’anno appena iniziato vede ancora il MIBACT in un giro vorticoso di danze, la riforma che si sta faticosamente realizzando, l’altra riforma, la Madia, che si deve realizzare, l’altra riforma ancora, quella detta dalla famosa normetta nella legge di stabilità, che promette ulteriori sfracelli. Il MIBACT, in queste acque agitate, comincia ad attuare la filosofia della valorizzazione in salsa franceschiniana e questo di seguito è uno dei significativi risultati. Appunto un Gran Ballo, certamente da inserire nella vasta aneddotica dei beni culturali, che si è organizzato in fretta, furia e pompa magna, al Palazzo Ducale di Mantova il 2 gennaio scorso, significandolo come l’evento di apertura dell’anno in cui la bellissima città lombarda svolgerà il ruolo di capitale italiana della cultura. Una iniziativa che ha visto l’utilizzo di sale fino a ieri chiuse al pubblico, con tanto di orchestra, danzatori e presentazione nazionalpopolare con l’ex calciatore Boninsegna, nel cuore dei milioni di patiti di football ma sconosciuto ai radar della cultura. La previsione era di 250 partecipanti, in abito galante o, meglio di epoca, alla modica cifra di 75 euro, compreso parcheggio, guardaroba e un bicchiere di vino. Ai poveri profani come noi la cosa era sembrata una boutade: cosa c’entra un gran ballo che coinvolge al massimo 250 persone, certamente non pensionati sociali, con il fatto che Mantova è la città capitale della cultura? Inoltre sommessamente ci siamo chiesti se quella struttura sia veramente in grado di sopportare eventi come questi, considerata l’inagibilità conseguente al terremoto di alcune sale che per l’occasione sono state riaperte. Sale che peraltro sono state chiuse al pubblico subito dopo l’evento, in quanto attualmente sono in corso i lavori di consolidamento.
A questo si aggiunge che il sito è privo di impianto di climatizzazione, con temperature che proprio nelle sale scelte vanno abitualmente sottozero e pertanto le sale per l’evento sono state corredate da un numero imprecisato di stufette elettriche (?). Risultato: dal sito della società che ha gestito la biglietteria risultano venduti 34 biglietti, la metà circa dei ballerini impegnati. In sostanza un grande flop, malgrado l’entusiasta amplificazione dell’iniziativa sui media locali, che hanno scambiato lucciole per lanterne. Un evento estraneo culturalmente alla comunità mantovana, che a nostro avviso dovrebbe riflettere seriamente sulle iniziative da adottare per utilizzare al meglio la straordinaria opportunità derivante dal riconoscimento avuto. Ci sarebbe anche da ridire sui costi sopportati per l’organizzazione dell’evento, ci fermiamo per carità di patria, ma certo colpisce la disinvoltura con la quale si scambiano questa iniziative come valorizzazione e se questo è l’indirizzo dato ai nuovi direttori dei musei autonomi, stiamo freschi.
Noi continuiamo a consigliare un corso accelerato di diritto amministrativo italiano per i direttori provenienti da lande lontane e che ci sono sembrati del tutto digiuni della materia, come se la conoscenza del diritto amministrativo non fosse più un requisito utile a dirigere un ufficio pubblico nel nostro strano paese. Questo è quindi solo il frutto del nuovo indirizzo politico, dove la valorizzazione assume una funzione avulsa dalla conservazione e tutela e produce iniziative inammissibili non solo sul piano culturale. E che cominciano a porre seri problemi sulle problematiche di sicurezza dei nostri siti, sui quali si pensa di intervenire aggredendo i cicli lavorativi che la garantiscono, con una manovra che mira a ridimensionare le presenze nei turni, a partire da quelli notturni. E proprio sulla sicurezza del patrimonio culturale saranno incentrate le nostre attenzioni: nessuno può pensare di scambiare la sua sicurezza e la tutela come un freno alla valorizzazione e gli obblighi previsti dalla legge in materia sono precisi e vincolanti. Lo diciamo in anticipo, anche a costo di apparire delle cassandre: il patrimonio culturale non è protetto come si deve, solo il ricorso all’organizzazione per turni della vigilanza è attualmente il modo per gestire al meglio le condizioni di sicurezza dei siti. Se qualcuno pensa di bypassare queste regole avrà le risposte che merita, sul piano delle iniziative giudiziali e su quello di denuncia all’opinione pubblica.
Perché al gran ballo dei Beni Culturali ci siamo anche noi, e senza abito di cerimonia.

Roma, 5 gennaio 2016

Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale

RELAZIONE BRUXELLES  (9 – 10 DICEMBRE 2015) 

Nelle giornate del 9 e 10 dicembre 2015 si è tenuta, presso Husa Hotel President Park di Bruxelles, la conferenza organizzata e finanziata da Enprotex Association, la Network europea dei fornitori delle Pubbliche Amministrazioni nel campo degli indumenti di protezione.

Nel corso della conferenza sono stati presentati i risultati della ricerca, condotta con la collaborazione del Vigili del Fuoco di Bruxelles, sulle sostanze tossiche che si depositano sugli indumenti di protezione, sulle modalità  di decontaminazione degli stessi e sulla pericolosità di queste sostanze per la salute dei Vigili del Fuoco.

Da questa ricerca sono emersi degli scenari impressionanti, infatti, si è potuto riscontare che un Dispositivo di Protezione Individuale, utilizzato in uno scenario emergenziale dove possono essere rilasciate sostanze tossiche e non decontaminato, rilascia, nelle giornate successive un quantitativo di tali sostanze pari al 40% di quello accumulato durante l’intervento.

Le sostanze potenzialmente pericolose per la salute sono tantissime e diverse per la loro potenziale pericolosità e il modo di contaminazione per il nostro organismo varia dall’inalazione, all’ingestione ed al contatto.

Sicuramente il pericolo maggiore è quello derivante dall’inalazione e questo è facilmente contrastabile attraverso l’utilizzo degli autorespiratori, però, i pericoli derivanti dal contatto e dall’ingestione possono essere abbattuti soltanto attraverso l’utilizzo di accorgimenti molto precisi e particolari da tenere nelle fasi immediatamente successive all’intervento.

Da qualche tempo nei Paesi del nord Europa (Regno Unito, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Germania e Francia), viene posta una particolare attenzione nella decontaminazione di tutte le attrezzature utilizzate in uno scenario incidentale con rischio di rilascio di sostanze tossiche.

I loro nuovi mezzi di soccorso sono dotati di un’apposita stiva dove vengono collocati gli indumenti utilizzati durante l’intervento per evitare di contaminare la cabina e, per i vecchi mezzi nei quali non è disponibile la stiva, gli indumenti vengono prima bagnati per abbattere il maggior  quantitativo possibile di sostanze pericolose, successivamente inseriti in appositi sacchi di plastica e, quindi, sistemati negli alloggiamenti dei materiali.

All’arrivo nella sede di servizio tutto ciò che è stato contaminato viene portato in un apposito edificio, separato, nel quale si procede al lavaggio ed alla decontaminazione dei DPI e dei materiali utilizzati.

In caso di incidenti particolarmente rilevanti vengono portati al seguito appositi container di decontaminazione (sul tipo dei nostri in dotazione NBCR) dove viene fatto passare tutto il personale coinvolto nello scenario di intervento.

Altra cosa estremamente importante e sulla quale viene prestata particolare attenzione è, al rientro in sede, l’immediata pulizia della persona, attraverso la doccia, per evitare la possibilità di contaminazione percutanea o per ingestione se si beve o si consumano alimenti.

Di tutto ciò nel Corpo Nazionale VV.F. non c’è traccia e se si considera che da ulteriori studi, ancora in fase di elaborazione, risulterebbe che l’aspettativa di vita pensionistica dei Vigili del Fuoco, rispetto a tutti gli altri lavoratori, si riduce del 50%, riteniamo opportuno che anche nel nostro Paese si apra finalmente una discussione su questo tema e si inizi un percorso di allineamento agli standard di sicurezza e salute già da anni in atto nell’Unione Europea.

Danilo Zuliani 


Ministeri: Cgil Cisl Uil, al via assemblee contro il taglio alla produttività


Comunicato stampa Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Pa

Ministeri, al via assemblee contro il taglio alla produttività

Cgil Cisl Uil: “Senza contratto e senza risorse, inaccettabile. Mobilitazione in tutte le amministrazioni fino alla restituzione del Fua”

Roma, 5 novembre 2015

Una mobilitazione di tutti i lavoratori dei ministeri, amministrazione per amministrazione, per costringere il Governo a restituire le risorse della produttività sottratte dalla legge di assestamento di bilancio. Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Pa scendono sul piede di guerra e lanciano oggi al Ministero delle politiche agricole e forestali e all’Avvocatura dello Stato le prime assemblee in programma. Un percorso che riguarderà tutte le amministrazioni ministeriali, accompagnato da iniziative e presidi a fine turno, e che culminerà il 28 novembre nella manifestazione nazionale che vedrà in piazza i lavoratori di tutti i settori dei servizi pubblici per chiedere un rinnovo di contratto dignitoso.

“Il Governo con il disegno di legge di stabilità 2016 rende definitivo lo scippo ai danni dei lavoratori ministeriali compiuto con la legge di assestamento di bilancio 2015 che ha cancellato le risorse destinate per contratto all’incremento della produttività e al miglioramento dei servizi. Non solo dunque si nega un giusto rinnovo di contratto atteso da 6 anni, ma addirittura si taglia il salario ai dipendenti dei ministeri” attaccano le tre categorie. “E’ inaccettabile che si sottraggano ai salari in godimento le risorse che servono per retribuire le turnazioni, la reperibilità, le indennità ed altri strumenti che garantiscono le aperture straordinarie e il funzionamento degli uffici pubblici. Con il ddl stabilità 2016 si produce un danno economico strutturale ai lavoratori dei ministeri pari nel complesso a circa 80 milioni”.

“Per questo e per un vero rinnovo  del contratto siamo pronti a una grande mobilitazione. A partire dalle assemblee di oggi e da quelle in programma nei prossimi giorni:  domani al Ministero dell’Ambiente, al Ministero della Salute, al MISE e al MIT; il ‪9 novembre ai Ministeri del Lavoro e degli Esteri, ‪l’11 novembre alla Difesa e al MIUR; ‪il 12 novembre al MEF e al MIBACT; ‪il 13 novembre ai Ministeri della Giustizia (comprese Amministrazione Penitenziaria e Giustizia Minorile) e all’Interno. Chiediamo al Governo il ripristino immediato, pieno e totale delle risorse destinate alla produttività. Non ci fermeremo fin tanto che i lavoratori non avranno indietro i loro soldi e un rinnovo di contratto vero che garantisca sostegno ai salari e innovazione nei servizi”.


Volantino FUA

22.09.2015 – Firefighters network meeting –  Manila, Filippine  08 – 09 Settembre 2015

Nelle giornate del 08 e 09 settembre 2015 si è svolta nella città di Manila la prima riunione organizzativa della network dei Vigili del Fuoco del settore Asia-Pacifico.

Alla riunione hanno partecipato rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori del soccorso provenienti dal Giappone, Korea, Australia, Nuova Zelanda, India, Pakistan, Filippine e Nepal.

L’obiettivo principale del meeting era quello di predisporre un progetto esecutivo per la realizzazione di una rete di collegamento tra le organizzazioni dei Vigili del Fuoco e degli operatori del soccorso per poter rivendicare migliori condizioni di lavoro.

In questa zona del mondo la maggior parte degli operatori del soccorso non gode di alcun diritto, a partire dalla possibilità di essere rappresentati legalmente dal sindacato; questo comporta, ovviamente, la negazione della contrattazione sia per quanto attiene la retribuzione sia per tutti gli aspetti legati alla salute e sicurezza sul lavoro.

C’è una grave carenza di formazione professionale e di cultura della protezione, infatti, i Dispositivi di Protezione Individuale sono piuttosto scarsi e poco efficienti.

Ai lavori ha partecipato Mr Shigeru Wada, in rappresentanza del ILO (International Labour Organization) che ha illustrato le dichiarazioni dell’Organizzazione, sottoscritte dalla maggior parte dei paesi, relative alla libertà di associazione, contrattazione e diritti umani.
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere un lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne.
L’ILO è l’unica agenzia delle Nazioni Unite con una struttura tripartita: i rappresentanti dei governi, degli imprenditori e dei lavoratori determinano congiuntamente le politiche ed i programmi dell’Organizzazione ed è, inoltre, l’organismo internazionale responsabile dell’adozione e dell’attuazione delle norme internazionali del lavoro.
Forte dei suoi 186 Stati membri, l’ILO si prefigge di assicurare che le norme del lavoro siano rispettate sia nei principi che nella pratica.

Abbiamo potuto constatare che, nonostante tutti i paesi interessati abbiano sottoscritto tali dichiarazioni, purtroppo, la negazione degli elementari diritti dei lavoratori, fatta eccezione per l’Australia e la Nuova Zelanda, rimane una costante in questa parte del mondo.

Il mio contributo di esperienza derivante dalla già efficiente network costituita a livello europeo è servito a gettare le basi per poter iniziare uno scambio di informazioni tra i diversi paesi della zona al fine di unire gli sforzi e portare a livello sopranazionale le problematiche derivanti dalla mancanza degli elementari diritti dei lavoratori per poter rivendicare, con forza, il riconoscimento della libertà di associazione e contrattazione delle condizioni di lavoro.

Il primo obiettivo da raggiungere è, senz’altro, quello di ottenere la possibilità di iscriversi ad organizzazioni rappresentative dei lavoratori e poter iniziare un percorso di emancipazione e di riconoscimento dei diritti dei lavoratori che operano nelle emergenze.

Tutto ciò è particolarmente importante per questi lavoratori che sono esposti ad una quantità di rischi notevolmente superiore a tutti gli altri, a partire dalle malattie professionali per finire allo stress correlato e a tutte quelle patologie connesse al fattore psicologico e di coinvolgimento emotivo.

Il meeting si è concluso con una dichiarazione di intenti che impegna le maggiori organizzazioni dei lavoratori dell’area Asia-Pacifico nella mappatura dei lavoratori del soccorso sul territorio, delle loro condizioni di lavoro, del livello di riconoscimento dei diritti e dei livelli retributivi e di pensionamento.

Riteniamo, infatti, che costituire un fronte comune sia l’unica risorsa per far sentire la voce di questi lavoratori ed elevarne la dignità ed il rispetto che meritano.

P.S.I. Firefighter Coordinator – Danilo Zuliani


Pubblichiamo la legge n.124 del 07 agosto 2015 concernente la riorganizzazione delle Amministrazioni Pubbliche

COMUNICATO STAMPA FPCGIL CISLFP UILPA

Pa: Cgil Cisl Uil, Governo scippa soldi produttività dei dipendenti ministeriali
“Inaudito. Il 29 luglio in piazza: ripristinare immediatamente le risorse o andremo avanti anche a Ferragosto” 

Roma, 23 luglio 2015.

“Un vero e proprio scippo ai danni dei lavoratori e dei servizi ai cittadini. Nel disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato sono sparite le risorse contrattuali per i lavoratori dei ministeri che servono a retribuire la produttività. Risorse stanziate ogni anno, per finanziare il prolungamento dell’orario di apertura degli uffici e l’ampliamento dell’offerta di servizi. Ma anche l’allungamento dei turni di lavoro e i festivi”. Rossana Dettori, Giovanni Faverin e Nicola Turco – segretari generali di Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Pa – denunciano l’ennesimo gioco di prestigio dell’esecutivo. “Trucco che affosserebbe definitivamente la fiducia degli stessi lavoratori nello Stato, e soprattutto servizi strategici per il Paese: beni culturali, tribunali, prefetture, sicurezza del lavoro”.

“E’ la prima volta nella storia della Repubblica che il governo, non solo tiene ancora bloccati i contratti fermi da 6 anni, ma mette le mani nelle tasche dei lavoratori, scippando risorse contrattuali per 80 milioni di euro” rimarcano i segretari delle tre federazioni. “Chiediamo al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan l’immediata restituzione dei soldi dei lavoratori, ripristinando lo stanziamento nel ddl di assestamento per l’anno 2015 attualmente in discussione in Senato”.

“Altro che riforma epocale della pubblica amministrazione. Con questo sistema si bloccano i servizi. Scriveremo a tutti i ministri e i capigruppo di Camera e Senato chiedendo un incontro immediato per spiegare loro il danno che si farebbe ai cittadini tagliando le retribuzioni dei lavoratori pubblici”, annunciano Dettori, Faverin e Turco. “Il 29 luglio porteremo in piazza anche queste ragioni. Saremo a Palazzo Vidoni, davanti al Ministero della Funzione Pubblica, con una grande manifestazione di protesta. E se non avremo risposte, siamo pronti ad andare avanti anche a Ferragosto”, concludono.

Testo Madia all’esame della Camera


Audizione 3 giugno 2015 – DDL Madia

In allegato la documentazione per l’Audizione alla I Commissione Affari Costituzionali della Camera sul DDL Madia


Testo della Riforma Madia licenziato dal Senato e prima analisi tecnica di commento

Aggiornamento sul DDL Madia all’esame del Senato e testo licenziato dalla I Commissione

Ecco il nostro punto di vista sulla riforma della PA e alcuni dei documenti che abbiamo elaborato

RIFORMA PA

Il DDL Madia è ancora all’esame della I Commissione Affari Costituzionali del Senato che dovrà pronunciarsi sui subemendamenti presentati agli emendamenti del relatore (all.1), Sen. Pagliari, del mese scorso.
La FP CGIL ha lavorato ad una sua proposta di subemendamenti,( all.2)elaborata sulla scia del parere espresso in audizione al senato ( all.3), e che è stata più volte ripresa nel lavoro dei senatori in commissione.
Il lavoro della categoria sulla riforma della PA parte l’anno scorso con il parere  politico (all.4) sul DL 90, l’audizione alla I Commissione (all.5) della Camera e la proposta di emendamenti unitari (all.6) al testo, incentrata sopratutto sulla inconsistenza del presupposto dell’urgenza che dovrebbe giustificare l’adozione di un decreto.
La riforma della PA portata avanti da questo Governo, è una riforma in due tempi, se non di più, che manca di sistematicità e razionalità ed è priva di un requisito fondamentale di efficacia: la condivisione.
Questa è la prima critica che è stata mossa dalla FP CGIL al DDL Madia; critica che la categoria ha avuto modo di riaffermare in sede di parere unitario alla I Commissione Senato (all.7) e che, insieme alle altre mosse nel documento politico (all.8), è alla base degli emendamenti proposti (all.9) in sede di prima stesura (all.10) del DDL.
A questo punto, l’esito della discussione in Commissione sarà determinante per capire la volontà del Parlamento nel cambiamento di una riforma profondamente ingiusta e discriminante.


Testo della Riforma Madia licenziato dal Senato e prima analisi tecnica di commento

Il DDL Madia è stato approvato, con modifiche, al Senato e il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione ha lanciato con un twitt la notizia dopo aver affermato, in Aula, che la riforma mirava a risolvere i conflitti di competenza che legano riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, superamento delle province e riforma del titolo V della Costituzione. Peccato che, al di là dei proclami e degli incipit sulla cittadinanza digitale e la semplificazione dei processi decisionali, la riforma non sia affatto funzionale né all’obiettivo dichiarato di organicità, né a quello auspicabile del miglioramento della qualità e quantità dei servizi ai cittadini, attraverso una riorganizzazione reale e concreta delle pubbliche amministrazioni.
C’è un’evidente volontà di accentramento della macchina pubblica in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che contrasta profondamente con il principio costituzionale di imparzialità dell’amministrazione nonché con l’autonomia gestionale e organizzativa attribuita alle istituzioni locali.
Inoltre, anche dopo l’approvazione in Aula degli emendamenti che prevedono la trasmissione di osservazioni e informazioni integrative ove il Governo non si conformi al parere parlamentare sugli schemi dei decreti delegati, il dettato della delega risulta troppo generico e questo rende indeterminato e ampio il merito dei futuri decreti delegati di competenza del Dipartimento della Funzione Pubblica.
In alcuni ambiti il passaggio in Aula è addirittura peggiorativo di un testo già esecrabile, su altri temi gli emendamenti proposti non sono sufficienti ad orientare positivamente la riforma.
Nel dettaglio:
– L’approvazione degli emendamenti proposti in materia di accorpamento del Corpo forestale dello Stato e “la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente, del territorio e del mare, della sicurezza agroalimentare e la salvaguardia delle professionalità, delle specialità e dell’unitarietà delle funzioni attribuite”, non è sufficiente a garantire le dovute tutele e prospettive, ed è a rischio il bagaglio di competenze specifiche del Corpo nella prevenzione del dissesto idrogeologico, nel contrasto degli ecoreati e delle frodi alimentari.
– In Aula è stato approvato un solo emendamento significativo sulle Prefetture-Uffici territoriali del Governo volto ad armonizzare i criteri per la riorganizzazione futura al dettato della legge 135 del 2012 sulla revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini e della Riforma Del Rio.
– Sulla dirigenza è stata respinta la proposta di stralcio della norma sull’abolizione dei segretari comunali a tutela di un presidio di legalità, e sono stati approvati gli emendamenti del relatore che prevedono l’inquadramento dei dirigenti delle camere di commercio nel ruolo unico delle regioni, anziché dello Stato, e sopprimono il superamento degli automatismi nella valutazione dei risultati. E’ stata esclusa la confluenza della carriera diplomatica nel ruolo unico dei dirigenti statali, ed è passata la proposta di fissare in quattro anni la durata degli incarichi dirigenziali, rinnovabili per ulteriori due anni.
– E’ stata prevista la facoltà, per le amministrazioni pubbliche, di promuovere il ricambio generazionale, senza nuovi o maggiori oneri a carico degli enti previdenziali e delle amministrazioni pubbliche, mediante la riduzione su base volontaria e non revocabile dell’orario di lavoro e della retribuzione del personale in procinto di essere collocato a riposo, garantendo, attraverso la contribuzione volontaria ad integrazione (ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo n. 564 del 1996 in materia di contribuzione figurativa e di copertura assicurativa per periodi non coperti da contribuzione) la possibilità di conseguire l’invarianza della contribuzione previdenziale, consentendo nel contempo, nei limiti delle risorse effettivamente accertate a seguito della conseguente minore spesa per redditi, l’assunzione anticipata di nuovo  personale, nel rispetto della normativa vigente in materia di vincoli assunzionali.
– E’ stata riconosciuta alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome la potestà legislativa in materia di lavoro del proprio personale dipendente.
– Sul riordino dei servizi pubblici locali sono stati respinti tutti gli emendamenti volti a garantire la gestione pubblica dei servizi idrici nel rispetto dell’esito del referendum popolare del 2011, e l’autogestione dei servizi idrici per i piccoli comuni. E’ stato accolto esclusivamente l’ordine del giorno che impegna il Governo a riconoscere la natura pubblica dell’acqua. L’esame del testo ora passa alla Camera che inizierà i lavori in I Commissione, sempre in sede referente.

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