Si è tenuto l’8 giugno 2023, in modalità ibrida, l’incontro del Comitato Dialogo Sociale Europeo su Governi Locali e Regionale.

I punti esaminati sono stati:

1. Orario di lavoro. Presentazione del nuovo rapporto sull’attuazione della direttiva, da parte della Commissione Europea;

2. Direttiva sulla trasparenza del salario. Presentazione da parte della Commissione
Europea;

3. Anno Europeo sulle competenze. Scambio di opinioni con il Comitato delle Regioni
(CoR);

4. Crisi energetica. Presentazione dello studio di “Energy Cities”;

5. Aggiornamenti sui progetti in corso.

Pubblichiamo il report integrale di Enrico Lobina member FP CGIL del LRG Committee.

A seguito della mancata conciliazione in merito le sedi disagiate della provincia le Strutture Territoriali Fp Cgil VVF , Fns Cisl e Confsal VVF chiedono unitariamente l’incontro del Sig. Prefetto

Pubblichiamo il decreto del regolamento recante modalità di svolgimento del concorso pubblico per l’accesso alla qualifica di vice direttore ginnico-sportivo del CNVVF, ai sensi dell’articolo 190 del decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217

Pubblichiamo la nota del Coordinamento regionale Fp Cgil VVF con la quale evidenzia le difficoltà nel garantire un adeguato soccorso alla cittadinanza e tutela per le lavoratrici e dei lavoratori

L’emergenza Vigili del Fuoco nel comune capoluogo si sintetizza così e ricade sulle spalle di divise così indispensabili eppure così bistrattate. Tutto mentre rischia di innescarsi una nuova stagione estiva incendiaria.
Nella mattinata di oggi, 14 giugno, i problemi nazionali e locali sono state affrontati dalla Funzione Pubblica CGIL in un’assemblea a cui ha partecipato il personale non in servizio del Comando provinciale di Taranto, il segretario della FP CGIL Taranto, Mimmo Sardelli, il coordinatore aziendale Gaetano Lacorte e il coordinatore nazionale dei Vigili del Fuoco della FP CGIL, Mauro Giulianella.Se avessimo chiesto la presenza del personale in servizio con le modalità classiche delle assemblee sindacali probabilmente avremmo posto in serio pericolo la sicurezza del territorio – spiega Mimmo Sardelli.
Così nella sala intitolata a Rosanna Resta le difficoltà dei Vigili del Fuoco intrecciano quelle della comunità che di fronte a gravi incidenti o eventi naturali guarda al corpo come unica ancora di salvezza.
Dal 2019 ad oggi poco o nulla è cambiato – spiega Mauro Giulianella – perché grazie ai fondi del PNRR siamo riusciti a dare una boccata d’ossigeno all’atavica questione dei mezzi obsoleti, ma resta la carenza d’organico e a Taranto soprattutto la carenza di autisti.

C’è poi la questione della cosiddetta seconda chiamata: quella che consente di intervenire su due luoghi contemporaneamente.
La partenza dalla zona Porto non può essere sempre garantita – sottolinea Gaetano Lacorte – perché la ristrettezza di organico ci impone delle scelte di efficienza. Così se mentre siamo impegnati a domare un incendio a Grottaglie e veniamo chiamati per un altro intervento in città a volte siamo costretti a chiedere rinforzi ai distaccamenti di Martina Franca o Castellaneta.

Così mentre i Vigili del Fuoco si occupano della sicurezza dei cittadini, per paradosso sono loro i primi a non poter contare su strumenti di tutela della loro incolumità. Da anni rivendichiamo questo aspetto. I Vigili del Fuoco non hanno l’assicurazione INAIL – specifica Mauro Giulianella – e nessun sostegno in caso di infortuni o malattie, come avviene invece per tutti gli altri comparti della pubblica amministrazione. Il Governo ci deve risposte anche su questo.

 

 

 

 

 

 

 

Al Viceministro della Giustizia

Francesco Paolo Sisto

Al Capo del DGMC

Antonio Sangermano

Al vice Capo del DGMC

Riccardo Turrini

e, p.c. Al Direttore Generale della Dgepe Domenico Arena

Oggetto: presidi UEPE negli istituti penitenziari e presso i Tribunali Ordinari.

E’ stata portata all’attenzione delle scriventi OO.SS. la nota della Direzione generale per l’esecuzione penale esterna e di messa alla prova del 25.05.2023 n. 33979 riguardante la “Sperimentazione presidi Uepe negli istituti penitenziari”.

Apprendiamo così che codesta DGEPE intende proseguire nell’intento di istituire presidi della probation giudiziaria presso i tribunali ordinari e presidi della probation penitenziaria presso gli Istituti penitenziari, che si prefigurano quali sezioni distaccate degli Uepe, anche se più di un’occasione le scriventi, hanno espresso la propria contrarietà circa il modello organizzativo che si intende attuare.

La decisione di istituire, seppure in via sperimentale, dei presidi della probation penitenziaria negli Istituti Penitenziari, va a snaturare completamente lo spirito dell’Ordinamento Penitenziario che individua gli UEPE come “soggetti esterni” all’organizzazione carceraria dandogli un ruolo di consulenti che si attivano all’atto della specifica richiesta da parte delle Direzioni degli II.PP. (“su richiesta delle direzioni degli istituti penitenziari, prestano consulenza per favorire il buon esito del trattamento penitenziario” art. 72, c. 2, punto e).

Il DPR 230/2000 rafforza ancora di più tale concetto stabilendo che “gli Uffici di esecuzione penale esterna sono ubicati in locali distinti dagli istituti e dagli uffici giudiziari” così da poter coordinare le attività di competenza con quella delle istituzioni e dei servizi sociali che operano sul territorio, proprio a sottolineare la non subordinazione di tale servizio agli II.PP ed ai Tribunali.

Infatti, anche la volontà di avviare dei presidi Map all’interno dei tribunali ordinari, quali sezioni distaccate degli Uepe, va nella Direzione opposta rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente.

Tali decisioni rischiano di modificare profondamente la mission degli UEPE che sono, e devono continuare ad essere, radicati nel territorio, con la loro specifica organizzazione, consolidata nei decenni, che consente, appunto, di raggiungere i territori di competenza, molto ampi e comprendenti luoghi distanti e disagiati rispetto alle sedi. L’altro rischio, forse ancor più grave, sarebbe quello di creare, di fatto, una subordinazione gerarchica sia alle Direzioni degli II. P. che alle Presidenze dei Tribunali, riducendo il ruolo degli UEPE a quello di meri esecutori delle richieste di tali Istituzioni, vanificando tutta l’esperienza maturata nella gestione delle misure di comunità.

I presidi, così come immaginati, sottrarrebbero del personale agli Uffici, per dirottarlo verso realtà istituzionali con organizzazioni e mission radicalmente differenti. L’obiettivo sotteso sembra essere quello di voler rendere il lavoro degli Uepe, non più orientato alla comunità e alle persone sottoposte o da sottoporre a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, bensì a servizio di altri Uffici e relativi professionisti (area educativa degli istituti penitenziari, avvocati, cancellerie dei tribunali, ecc.). La distrazione di personale dalle attività di indagine e di gestione e controllo delle misure e sanzioni di comunità, non potrà che indebolire ulteriormente un sistema già fragile e in grave difficoltà operativa, in un momento quanto mai delicato, in cui ci si attende un aumento esponenziale dei flussi di lavoro, conseguentemente all’approvazione del Decreto legislativo 10 ottobre 2022 n. 150, attuativo della l. 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché’ in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari.

Nonostante sia previsto un ampliamento di personale, pari a 1092 unità, tra cui anche assistenti sociali ed educatori, si ritiene che tale previsione sia insufficiente a far fronte al volume di attività in carico agli UEPE, in quanto le unità attese andranno a sopperire il personale prossimo al pensionamento. Relativamente ai funzionari pedagogici, nonostante ripetute richieste, non si è avviato ancora un confronto sui peculiari compiti e funzioni che tale nuova professionalità, nell’ambito dell’esecuzione penale esterna, dovrà assumere, in un’ottica multidisciplinare, che miri a valorizzare le singole professionalità evitando rischi di intercambiabilità con conseguente confusione di ruoli e competenze.

Relativamente ai presidi all’interno degli II.PP., su cui non abbiamo letto alcun accordo centrale con il Dap, di fatto non si ravvede il valore aggiunto dell’istituzione di un “unità organizzativa” , rispetto al ruolo e alle funzioni delle cosiddette “antenne operative”, che già concretamente svolgono le attività e perseguono gli obiettivi individuati nell’ipotesi di sperimentazione, presidiando gli istituti uno/più giorni a settimana, come previsto dalla circolare interdipartimentale, a firma congiunta del Capo Dipartimento del Dap e del DGMC.

In merito all’istituzione di presidi multidisciplinari presso i Tribunali, le Istituzioni sollecitano l’accesso e l’avvio in tempi brevi dei percorsi di Messa alla prova o di ogni altro percorso nell’ambito delle nuove misure di comunità ad oggi a disposizione del giudice della cognizione.

Va tuttavia rappresentato che tale concezione risulta in contrasto con l’opportunità di definizione di programmi di trattamento realmente individualizzati, strutturati a partire da un’adeguata valutazione sulla situazione della persona da parte del professionista di servizio sociale, in rete con le altre istituzioni territoriali ed in sinergia con le altre figure professionali previste, effettuata con le opportune tempistiche, che possa portare alla costruzione di percorsi che abbiano una valenza effettivamente ripartiva.

L’istituzione dei presidi presso i tribunali, rischia di cavalcare tale impronta de professionalizzante, depauperando ulteriormente gli uffici UEPE dei funzionari di servizio sociale, già in numero insufficiente a gestire l’ingente numero di casi, destinandoli a compiti di natura meramente amministrativa o di supporto ad altre professionalità, di fatto afferenti ai Tribunali, in rappresentanza dell’utenza, che operano peraltro con natura privatistica.

Va poi precisato che i presidi assottigliano i già minimali spazi per ottemperare al mandato sociale ponendo l’operato dell’assistente sociale dell’Uepe in conflitto con il codice deontologico vigente.

Alla luce di quanto rappresentato, le OO.SS chiedono di sospendere la sperimentazione sui presidi all’interno degli istituti nonché l’istituzione dei presidi presso i Tribunali ordinari. Al contempo, chiedono un incontro urgente sul modello che si intende perseguire, tenendo conto dell’esperienza maturata finora, della mission degli UEPE, in linea con il probation di stampo europeo.

 

FP CGIL

CISL FP

UIL PA

Fuselli

Marra

Amoroso

 

Pubblichiamo la nota di solidarietà alla SIPTU, a tutela e rispetto dei lavoratrici e dei lavoratori dei Vigili del Fuoco Irlandesi

Roma, 14 giu – “Come preannunciato nei giorni scorsi, per dare seguito alle iniziative messe in campo per la stabilizzazione del personale precario della ricerca ed in relazione all’ennesima beffa perpetrata ai loro danni con la bocciatura dell’emendamento all’art.16 del cd. ‘Decreto Bollette’ che ne prevedeva l’assunzione a tempo indeterminato, abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale di iniziare con l’invio agli Enti interessati delle diffide stragiudiziali per i periodi di lavoro prestati con rapporto di lavoro precario del personale della ricerca sanitaria, raccolte nei mesi scorsi. Sono più di 700 le diffide che in questi giorni sono state e saranno inviate a tutte le direzioni degli IRCCS, degli IZS e al Ministero della Salute”.
Lo annuncia in una nota Funzione Pubblica Cgil.
“Con questa ulteriore manifestazione a sostegno della campagna ‘#ricerchiamostabilmente’ vogliamo porre all’attenzione degli organi di Governo, in primo luogo al Ministero della Salute e a quello dell’Economia, che se non si interverrà finalmente con una soluzione positiva, le risorse da mettere a disposizione potrebbero essere di gran lunga superiori a quelle necessarie alla stabilizzazione del personale precario. Confidiamo quindi nella disponibilità data da tutti i gruppi politici e dai Ministeri interessati per trovare velocemente soluzione al problema, confermando la nostra disponibilità ad uno specifico incontro sul tema con il Ministro della Salute”, conclude la nota di Fp Cgil.

Ieri c’è stato il previsto e atteso incontro con il Capo di Gabinetto sulle questioni rimaste in sospeso per quel che riguarda il problema della mobilità volontaria, nonché alcune richieste di chiarimento in ordine ai paventati processi di riorganizzazione del ministero.

Sulla mobilità abbiamo registrato sostanziali passi in avanti, in particolare per quel che riguarda la periodicità dei bandi, tramite la previsione di un primo bando da attuare in almeno due fasi e la successiva previsione di una periodicità anche semestrale e l’introduzione di una flessibilità rispetto alla individuazione di una percentuale per gli organici inferiori o pari alle sei unità. Restano alcune perplessità in ordine alla questione dei profili unici, sui quali è stata prefigurata una soluzione che ancora non ci convince. In ogni caso siamo in attesa della formulazione per iscritto della nuova proposta, e solo allora saremo in grado di verificare la percorribilità della proposta per giungere alla sospirata chiusura dell’accordo.

Per quanto riguarda i processi di riorganizzazione il Capo di Gabinetto ci ha comunicato quanto segue:

  • è confermato l’aumento dei Musei dotati di autonomia speciale annunciato dal Ministro ai media. Tale aumento sarà in parte corroborato da un incremento della dotazione organica dei dirigenti (6 di prima e 5 di seconda fascia) ma non è chiaro con quale dotazione organica né quali saranno i siti individuati;

  • sul restante piano ci è stato detto che ancora non ci sono riflessioni compiute, ma che una riorganizzazione è nelle prospettive di questa legislatura, con l’impegno di una consultazione preventiva della parte sindacale;

  • siamo stati informati dell’inserimento di un emendamento governativo al DL 44, poi ritirato, che avrebbe previsto una dotazione organica di 100 unità per l’area delle elevate professionalità. Un tema su cui sarebbe del tutto opportuna una consultazione preventiva, considerato che il numero previsto ci appare del tutto insufficiente rispetto alla dimensione professionale dell’organico M IC;

  • è stata annunciata una iniziativa normativa relativa allo scorrimento della graduatoria dei cosiddetti funzionari ombra;

  • sul piano assunzionale ci è stato annunciato il prossimo scorrimento degli ulteriori 750 AFAV più i rinunciatari, che dovrà essere previsto in un DPCM integrativo ai DPCM del 2022. Oltre naturalmente all’espletamento delle procedure che riguardano gli assistenti amministrativi, informatici, i tempi determinati e i 518 funzionari. Noi riteniamo che, anche in riferimento alla programmazione 2023, vada affrontato il tema degli ulteriori scorrimenti a chiusura della graduatoria AFAV, ulteriori scorrimenti delle graduatorie concorsuali vigenti o in corso di definizione, l’indizione di nuovi concorsi per le professionalità escluse dalla programmazione attuale (assistenti tecnici e funzionari tecnici, nonché, entro il 2024, i nuovi profili di ruolo individuati dall’accordo sulle famiglie professionali). Accanto a questo ci è stato detto che il governo intende, nel medio periodo, arrivare alla piena occupazione: noi prendiamo molto sul serio questo impegno e lo verificheremo a partire dagli aggiornamenti previsti sul piano dei fabbisogni.

I nuovi inquadramenti e le polemiche strumentali.

In coda alla riunione abbiamo avuto il chiarimento richiesto sulla questione che abbiamo sollevato in ordine ai decreti di inquadramento degli ultimi assunti AFAV, dove avevamo rilevato, dopo una consultazione con i nostri uffici legali, un trattamento economico inferiore a quello previsto dal bando. L’Amministrazione ha chiarito e rassicurato sul fatto che, pur non essendo indicato nei decreti di assunzione l’importo stipendiale dovuto per effetto della previsione del bando concorsuale, ai lavoratori verrà comunque corrisposto il differenziale stipendiale, precisando che la determinazione del decreto nella forma contestata è il frutto di una interlocuzione con l’Ufficio Centrale di Bilancio, nel cui ambito l’Amministrazione ritiene di aver ricevuto ampie rassicurazioni circa la corretta attribuzione del trattamento previsto dal bando. Noi, nel prendere atto dei chiarimenti forniti, abbiamo chiesto una nota formale con la quale gli stessi chiarimenti vengano ribaditi. Ovviamente, alla luce di tutto questo, abbiamo deciso di sospendere l’iniziativa vertenziale e verificheremo il tutto al momento del pagamento degli stipendi ai lavoratori. A margine di questo abbiamo assistito all’ennesimo attacco della CISL nei nostri confronti, poi riportato con i soliti toni inaccettabili nel comunicato congiunto degli “amici” di CISL e FLP, basato su dichiarazioni singolari come quelle secondo cui noi avremmo dovuto portare la questione al tavolo e non fare la diffida, “turbando” in questo modo la serenità dei lavoratori coinvolti in questa vicenda. Senza voler entrare troppo nel merito di polemiche chiaramente strumentali noi riteniamo che il “turbamento” dei lavoratori deriva solo dalla mancanza di chiarezza e che l’iniziativa della CGIL è servita invece a riportare la serenità, considerato che il problema che abbiamo evidenziato ci era stato segnalato da molti degli interessati.

Claudio Meloni

FP CGIL Nazionale

Nel pomeriggio del 13 giugno, a seguito della richiesta congiunta di parte sindacale, siamo stati convocati dal gabinetto della Ministra per affrontare il tema degli arretrati della perequazione dell’indennità di amministrazione.

L’incontro si è aperto con toni surreali, quasi kafkiani: nel ribadire l’impegno della Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, ci è stato anche chiesto se avessimo noi proposte in merito per risolvere la questione.

Quindi i due scioperi, i mesi di agitazione del personale, gli incontri avuti anche con la presenza della Ministra del Lavoro a cosa sono serviti?

Da parte nostra, abbiamo quindi ribadito che, dopo tutto questo tempo, ci saremmo aspettati una risposta più concreta da parte del vertice del Ministero e non un parere al tavolo, come fosse una chiacchierata tra amici …

Per questo, nel corso dei nostri interventi abbiamo rappresentato l’urgenza di un intervento normativo che sani definitivamente il problema degli arretrati – anche valutando la disponibilità di fondi del bilancio dell’INL. Allo stesso scopo, abbiamo chiesto se si intenda presentare emendamenti anche per sbloccare le risorse derivanti dal DL 146/21, relative agli introiti delle sanzioni in materia di salute e sicurezza e se si intenda prevedere lo stanziamento di risorse per aumentare le retribuzioni accessorie dei lavoratori, come sta accadendo in altre Amministrazioni, grazie all’impegno dei relativi vertici politici.

Proprio per questo, occorre che il vertice politico del Ministero faccia sentire la propria voce, rivendicando il ruolo e l’importanza del personale che compone l’INL, di cui ci si ricorda solo quando c’è da sbandierare i risultati nella lotta al sommerso. Anche nel corso della riunione si è parlato della centralità dell’INL nell’ambito degli obiettivi che il PNRR dedica alla lotta al sommerso. Bene: quegli obiettivi camminano sulle gambe di lavoratrici e lavoratori che li realizzeranno. Come si intende valorizzarli e rendere più competitivo l’INL rispetto ad altri Enti, così da frenare l’emorragia di personale in atto? ALTRIMENTI, NON È DETTO CHE QUEGLI OBIETTIVI SARANNO REALIZZATI.

A fronte di tutto questo, ci è stato risposto che le problematiche emerse sono all’attenzione della Ministra ma non sono arrivate risposte certe. Ci è stato rappresentato che s’intraprenderà nuovamente il percorso normativo (che non capiamo perché fosse stato interrotto!), anche coinvolgendo e sensibilizzando gli organi competenti.

Per provare a dare concretezza al percorso, abbiamo chiesto di intervenire laddove possibile, ad esempio sbloccando rapidamente l’iter di approvazione della variazione di bilancio di INL, e di aggiornarci alla prima settimana di luglio, così da capire quali veicoli normativi si intenda provare a utilizzare.

Abbiamo infine rappresentato la NECESSITÀ DI AVERE RISPOSTE CONCRETE ALLA PROSSIMA RIUNIONE, SENZA LE QUALI CI RISERVIAMO DI ATTIVARE TUTTI GLI STRUMENTI A TUTELA DI LAVORATRICI E LAVORATORI.

 

FP CGIL        CISL FP        UILPA            FLP            CONFINTESA FP    CONFSAL-UNSA

M.ARIANO  M. CAVO   I. CASALI   A. PICCOLI       N. MORGIA              V. DI BIASI

Al Segretario generale
Pres. Franco Massi
Al Vice Segretario generale
Cons. Francesco Targia
Alla Dirigente generale Risorse Umane
Dott.ssa Daniela Greco
Alla Dirigente del Servizio per la Disciplina
Rapporto di lavoro
Dott.ssa Pinuccia Montalto
e p.c. All’Ufficio Relazioni Sindacali
Al Cug
Al Personale della Corte dei conti

 

Oggetto: Part time verticale e Permessi per sé o per assistere un familiare presso un Pronto Soccorso o Breve Osservazione (Obi).
Le scriventi Organizzazioni Sindacali segnalano che in relazione alla Circolare n. 32/2020 (in allegato) e nello specifico alla tabella “Part Time verticale”, il Personale che volesse accedere allo stesso per un solo giorno settimanale, risulta essere fortemente penalizzato in quanto:

1) Ha un’unica possibilità di scelta (6 ore al giorno per 4 giorni) a differenza dei part time su 2 e 3 giorni di presenza dove risultano essere consentite rispettivamente 2 e 3 opzioni e 2 e 3 possibili orari come da tabella estrapolata dalla circolare.

2) Penalizzato economicamente in quanto lavora al pari di coloro che scelgono il part time su 3 giorni (24 ore).
Pertanto, si propone di integrare la tabella relativa al Part Time Orizzontale con le seguenti modalità, per la presenza settimanale di 4 giorni:

1) Ore lavorate: 7+7+7+7 = Totale ore 28

2) Ore lavorate: 7,5+7,5+7,5+7,5= Totale ore 30

Risulta, altresì, alle scriventi OO.SS. che l’Amministrazione non riconosca lo status di “Ricovero” sia in presenza di certificati ospedalieri rilasciati al dipendente che si trovi presso un Pronto Soccorso e/o in Breve Osservazione (Obi) e in cui ci sia la permanenza notturna, sia
che si trovi in una struttura ospedaliera per assistere un familiare (L.53/2000). Il messaggio dell’INPS (n. 1074 del 9 marzo 2018) fornisce dei chiarimenti in tal senso, che ad ogni buon fine si allega e di cui si espone una sintesi:
Messaggio numero 1074 del 09-03-2018 (inps.it)
Nell’ambito delle evoluzioni del Sistema sanitario nazionale, è sempre più diffusa la casistica di permanenza di pazienti presso le unità operative di pronto soccorso, per trattamenti sanitari a seguito di accesso, di durata anche prolungata nel tempo (due o più
giorni).
Si tratta di prestazioni mediche eseguite nei casi di urgenza/emergenza che, a fronte delle valutazioni cliniche e degli approfondimenti diagnostici necessari, possono evolversi in modalità diverse (dimissioni del paziente, ricovero urgente, trasferimento in ospedali
altamente specializzati, etc.).
In molte strutture ospedaliere, per affrontare queste situazioni sono state istituite le c.d. Strutture Semplici OBI (Osservazione Breve Intensiva) e DB (Degenza Breve – struttura nata in base a specifiche delibere regionali), spesso annesse alle unità operative di pronto soccorso; ovviamente, ulteriori denominazioni potrebbero essere utilizzate dalle varie autonomie locali per individuare strutture con medesimo ruolo funzionale delle OBI e DB, quale espressione della medicina d’urgenza.
La permanenza di pazienti in tali strutture può variare sensibilmente e durare anche alcuni giorni qualora le condizioni del malato richiedano un chiarimento diagnostico – in attesa di dirimere l’evoluzione del caso di specie verso la dimissione o verso il ricovero presso
l’apposito reparto della struttura ospedaliera – ovvero nel caso in cui l’appropriato reparto di ricovero non sia immediatamente accessibile.
Alla luce di quanto sopra esposto e nel ricordare che le strutture di pronto soccorso sono tenute alla trasmissione telematica dei certificati di malattia/ricovero, ai sensi del decreto del Ministero della Salute 18 aprile 2012 e disciplinare allegato, possono configurarsi,
quindi, le seguenti due fattispecie:

1. situazioni che richiedono ospitalità notturna del malato equiparabili, ai fini previdenziali, ad un ricovero; in tal caso, il lavoratore dovrà farsi rilasciare, ove nulla osti da parte della struttura ospedaliera, apposito certificato di ricovero;
2. situazioni che si esauriscono con dimissione del malato senza permanenza notturna presso la struttura da gestire per gli aspetti dell’indennità Inps come evento di malattia; il certificato da produrre sarà quindi quello di malattia.
Pertanto, si chiede l’applicazione della comunicazione Inps, anche con effetto retroattivo, per il Personale che ne faccia richiesta.
In attesa di un urgente riscontro, si inviano cordiali saluti.

S. Di Folco F. Amidani U. Cafiero C. Visca M. Centorbi

Vigili del Fuoco: Fp Cgil, 15 giugno in piazza a Roma per chiedere più diritti
Manifestazione ore 9.30 piazza dell’Esquilino 
Roma, 13 giu – “Il 15 giugno dalle ore 9,30 alle ore 13.00 a piazza dell’Esquilino a Roma, la FP CGIL Vigili del Fuoco manifesterà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori Aeronaviganti, Sommozzatori e Nautici per sensibilizzare l’opinione pubblica, il Dipartimento della Funzione Pubblica, quello dei Vigili del Fuoco, il MEF e i Ministri competenti a valorizzare economicamente e normativamente il ruolo svolto dai professionisti del soccorso delle Specialità”.
E’ quanto si legge in una nota di Funzione Pubblica Cgil VVF.
“L’iniziativa intende sollecitare il rafforzamento dei diritti per il personale delle Specialità del Corpo nazionale, investendo nel contempo nel principio della partecipazione, che rafforza le lavoratrici e i lavoratori rendendoli protagonisti. L’obiettivo – è scritto nella nota – è arrivare al tavolo con una proposta alternativa a quella fatta dall’Amministrazione in grado di valorizzare l’importante ruolo degli specialisti sia normativamente che economicamente”.
In sintesi, ecco gli obiettivi delineati da Fp Cgil VVF. 
La modalità di riconoscimento dell’indennità storica non va modificata. L’indennità di pronto impiego dovrà essere legata all’anzianità di brevetto e non al ruolo di appartenenza e una clausola di salvaguardia specifica dovrà consentire al personale di aver riconosciuta l’anzianità maturata sin da quando è stata volta l’attività Specialistica. La norma dovrà prevedere che le risorse di risparmio confluite nel Fondo di Amministrazione devono essere destinate al personale delle Specialità. Il trascinamento dell’indennità, nuova istituzione per il personale Specialista del CNVVF, dovrà prevedere pari trattamento degli altri Corpi di Stato anche in caso di chiusura del nucleo per scelte dell’Amministrazione. Il riconoscimento del personale Istruttore Pilota a primo livello con estensione al personale istruttore delle altre specialità. Individuazione delle figure che svolgono particolari incarichi di responsabilità da incentivare con la contrattazione di secondo livello”.
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