Pubblichiamo la nota del Coordinamento Territoriale Fp Cgil VVF in merito la richiesta di equità di trattamento nell’assegnazione dei servizi di vigilanza

Pubblichiamo la nota della direzione centrale per l’Amministrazione Generale , riguardo la nuova graduatoria e le visite mediche del concorso a 300 posti nella qualifica di Vigile del Fuoco

Pubblichiamo la nota  del Dipartimento riguardo  la bozza di accordo sul Fondo Amministrazione 2020 

Gestione sala crisi ICS emergenza Emilia Romagna

Le strutture territoriali Fp Cgil VVF, Fns Cisl, Uil Pa VVF,  Confsal VVF e Conapo hanno proclamato lo stato di agitazione per le mancate relazioni sindacali

Si è svolta, martedì 23 pomeriggio con prosecuzione nella mattina di mercoledì 24, la riunione della commissione tecnica sul rinnovo del CCNL Federcasa 2022/2024.

All’odg c’erano le proposte di aggiornamento normativo del CCNL fatte unitariamente da Cgil Cisl Uil e quelle fatte dalla controparte.

Sono stati rinviati ai prossimi tavoli i temi relativi alle relazioni sindacali, trattamento economico e classificazione del personale.

Leggi il resoconto integrale.

È stata firmata in data 25/05/2023 dall’Aran e dalle Organizzazioni e Confederazioni sindacali rappresentative l’Ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro dell’Area dirigenziale delle Funzioni Centrali, per il triennio 2019-2021.

Pubblichiamo il comunicato unitario, il testo dell’Ipotesi di CCNL e il volantino con le voci a confronto.

“Finalmente, con un anno e mezzo di ritardo sulla scadenza della vigenza triennale al 31 dicembre 2021, questa sera (ieri, ndr) abbiamo sottoscritto l’ipotesi di intesa per il CCNL 2019/2021 relativo al personale dell’Area delle Funzioni Centrali”. Lo scrive in una nota Florindo Oliverio, segretario nazionale (funzioni centrali) di Fp Cgil. “Partono ora i termini per le verifiche degli organi di controllo che auspichiamo possano concludersi nei tempi stabiliti dalle norme e dare così la possibilità a dirigenti e professionisti delle amministrazioni centrali di vedere corrisposti aumenti delle retribuzioni e relativi arretrati per gli anni 2019, 2020 e 2021. I ritardi fin qui accumulati e le risorse disponibili, pari a un incremento medio mensile del 3,78 per cento come per tutti i CCNL sottoscritti per la vigenza contrattuale ormai scaduta, non giustificavano ritardi ulteriori e per questo abbiamo ribadito la necessità che nella prossima legge di bilancio vengano stanziate le risorse per avviare tempestivamente le trattative per i rinnovi 2022/2024”.

Tutti ricordiamo la pubblicità in cui la particella di sodio solitaria gridava nel vuoto “C’è nessunooo?”, non ricevendo alcuna risposta.

In questi giorni ci siamo sentiti un po’ come quella particella: dopo settimane dall’ultimo incontro, nessuna novità si è avuta, nessun aggiornamento su nessuna delle tante questioni in piedi.

Iniziamo dalle questioni più importanti: riguardo agli arretrati della perequazione ci era stato detto che sarebbe stato presentato un emendamento al DL Lavoro in fase di conversione per arrivare a ottenere, tramite gli avanzi di bilancio dell’Ente, l’utilizzo di queste somme in favore dei lavoratori per il riconoscimento degli arretrati.

Allo stesso modo, ci era stato detto che sarebbe stato presentato un emendamento per modificare parzialmente il DL 146/2021 e ottenere che le somme derivanti dagli introiti delle sanzioni potessero essere impiegate in favore dei lavoratori.

Questi emendamenti sono stati trasmessi, sono stati seguiti/segnalati? Nessuna risposta né dall’INL, né da via Veneto, forse impegnato a commissariare altri Enti.

Avevamo chiesto di aprire un tavolo negoziale su come poter impiegare anche solo una parte dell’avanzo di bilancio in favore dei lavoratori, ad esempio con dotazioni strumentali (segnaliamo in proposito che i lavoratori neoassunti non sembra abbiano ancora ricevuto un pc…) Anche su questo, tutto tace.

Nessuna notizia neppure sul fronte interno contrattuale. Eppure, i primi di maggio l’Amministrazione aveva presentato un’ipotesi di accordo sulle famiglie professionali rispetto alla quale dichiarammo ci potessero essere le condizioni per arrivare alla firma e poter fare altro.

Ricordiamo, infatti, che senza la stipula di questo accordo sulle famiglie professionali, non sarà possibile procedere né alle progressioni verticali in deroga né, soprattutto, alle progressioni orizzontali con decorrenza 1° gennaio 2023.

Per capirci: nelle scorse settimane al Ministero del Lavoro il tavolo negoziale ha sottoscritto, nella stessa riunione, prima l’accordo sulle famiglie professionali, poi l’accordo sulle progressioni orizzontali con decorrenza 1° gennaio 2023 e anche l’accordo sul FRD 2022. Chi e perché sta impedendo che tutto questo accada anche all’INL e che i lavoratori possano avere gli stessi benefici?

Abbiamo poi saputo che nel corso di incontri pubblici sarebbe stato dichiarato che ci sarebbero stati non meglio precisati problemi nell’erogazione del Decreto Incentivi 2022 che ne rallenterebbero sine die il pagamento. Come mai, se ci era stato comunicato che la variazione di bilancio era stata approvata dal CdA? Siamo forse al déja-vu con qualcuno che, dall’esterno, si “diverte” a rallentare in modo esasperante le attività dell’INL per innervosire (e danneggiare) i lavoratori? Sarà un caso che questo accada dopo la tramontata ipotesi di rientro al Ministero?

Una riunione del tavolo negoziale sarebbe utile, per poter affrontare tutti questi argomenti e provare ad avere delle risposte.

Nel frattempo, continuiamo a gridare solitari: “C’è nessunooo?”

Coordinatore nazionale FP CGIL – INL

Matteo Ariano

Pubblichiamo la nota di raccomandazione sanitaria, emata dall’Ufficio per la Medicina del Lavoro, per il personale interessato nell’Emergenza Emilia Romagna.

“Da anni sosteniamo che l’aumento esponenziale delle domanda di protezione internazionale dovrebbe essere affrontato in maniera organica dal Governo e dal Ministero dell’Interno, prevedendo un incremento di personale qualificato con competenze specifiche e con adeguato supporto amministrativo. Invece, con le modifiche al DL 25/2088 apportate dal decreto legge 10 marzo 2023 n. 20 (cosiddetto Decreto Cutro) si prefigurano importanti ricadute sul servizio e sui lavoratori. Dopo aver inutilmente richiesto al Ministero dell’Interno la convocazione di un incontro sulle preoccupanti ricadute sui lavoratori e sul servizio derivanti dalle modifiche apportate al D.L, la FP CGIL ha proclamato lo stato di agitazione del personale”.
Lo scrivono in una nota Anna Andreoli e Adelaide Benvenuto.
“Le modifiche apportate al D.L. 25/2008 prevedono l’immissione nelle Commissioni di personale formato in materia di protezione internazionale successivamente all’ingresso in ruolo nel Ministero. Tale previsione – spiegano – può comportare la possibile dequalificazione dell’attività svolta dalle commissioni territoriali e del ruolo dei funzionari assunti per l’esercizio di funzioni di carattere specialistico; una sovrapposizione di ruoli e competenze nella procedura di riconoscimento della protezione internazionale; una svalorizzazione delle capacità e professionalità acquisite e messe in atto al servizio della collettività. Tale preoccupazione è condivisa anche dalla Rappresentanza dell’UNHCR (Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) per l’Italia, che nella nota tecnica di commento alla di conversione del Decreto Cutro, ‘raccomanda di preservare l’altissimo livello di professionalità e specializzazione delle Commissioni Territoriali, tenuto conto delle loro specifiche responsabilità decisionali, al fine del mantenimento degli elevati standard di qualità del sistema raggiunti negli ultimi anni’”. Nella medesima nota UNHCR ha auspicato ‘che la selezione e l’ingresso dei funzionari specializzati siano regolati sulla base di concorsi pubblici ad hoc’”.
“Le rivendicazioni del personale riguardano, quindi – osservano Andreoli e Benvenuto – la previsione di piante organiche delle Commissioni Territoriali e della Commissione Nazionale per il diritto d’Asilo che prevedano anche la presenza di Elevate professionalità a cui i funzionari possano accedere e contestualmente la presenza di personale di supporto specifico; il reintegro, su base volontaria tramite interpello, e nelle more di eventuali nuove assunzioni di personale altamente qualificato per le Commissioni Territoriali, del personale attualmente impiegato in altri settori a seguito della chiusura di alcune Commissioni Territoriali; il miglioramento delle condizioni lavorative”.
“I dipendenti – si legge ancora nella nota Fp Cgil – sono pronti ad utilizzare tutti gli strumenti sindacali a disposizione, compreso lo sciopero, qualora la procedura di conciliazione richiesta contestualmente alla proclamazione dello stato di agitazione non porti risposte alle istanze dei funzionari in servizio presso le Commissioni, anche nell’interesse dei destinatari di procedimenti amministrativi di grande responsabilità a tutela di diritti costituzionalmente garantiti”.

Roma, 25 mag – “Non è un problema risolvibile con le comparazioni pubblico-privato: ci sono la scarsa flessibilità organizzativa e le condizioni di lavoro che determinano una diversa attrattivita’ tra pubblico e privato, e poi c’è una questione che riguarda i profili professionali e tecnici che, diversamente dagli amministrativi, hanno una diversa spendibilità nel privato. In ogni caso il CCNL 19/21 ha dato prima risposte, quindi è ancora più incomprensibile il blocco della contrattazione”.
Lo afferma in una nota la segretaria generale di Funzione Pubblica Cgil Serena Sorrentino commentando i dati Aran sulle retribuzioni del pubblico impiego.

“Lo studio prende in esame 2 contratti, funzioni centrali e funzioni locali, e diverse amministrazioni delle funzioni centrali (ministeri e agenzie). Le sperequazioni tabellari confermano la nostra battaglia storica sul consolidamento di voci nel trattamento fondamentale che potrebbero incrementare i tabellari aumentando così le retribuzioni medie troppo basse. In particolare – spiega Sorrentino – la forbice tra il comparto delle funzioni locali e centrali e’ ancora più critica se guardiamo il peso della componente accessoria pari al 14% (percentuale del variabile sul fisso) nei centrali, 17% per le Agenzie fiscali e 27% nei locali che risente del tetto imposto dall’art. 23 del decreto 75/17 che blocca il tetto di spesa dei fondi al dato storicizzato del 2018. Abbiamo conquistato l’implementazione dello 0,22 ma appare evidente che di fronte al blocco della contrattazione per il mancato finanziamento del CCNL 22/24 e i tetti di spesa aumenteranno la distanza con i settori privati che stanno in parte recuperando l’inflazione nei loro rinnovi”.
“Per questa ragione – aggiunge ancora Serena Sorrentino – chiediamo che gli aumenti contrattuali si facciano carico di incrementi sul tabellare che recuperano l’inflazione e vadano sopra ipca (indice dei prezzi al consumo armonizzato), cancellare il tetto di spesa per il salario accessorio liberando per questa via la leva della produttività e degli incarichi per la valorizzazione professionale e rifinanziare fino all’1% il nuovo sistema di inquadramento per fare in modo che, come sottolinea lo studio, quelle componenti di maggiorazione stipendiale come i differenziali economici e gli incarichi possano essere uno strumento aggiuntivo alla riqualificazione di tutto il personale attraverso un corretto inquadramento in applicazione di ciò che hanno definito i contratti. Ci vuole un salto nella crescita della retribuzione ma anche un processo di armonizzazione delle sperequazioni esistenti, a parità di ruoli e funzioni, in ragione solo del tipo di amministrazione”.
Per Sorrentino, “la vera differenza tra pubblico e privato non è solo evidenziata prendendo a riferimento la retribuzione relativa al trattamento fondamentale (voci fisse della retribuzione) ma sul peso della contrattazione di parte accessoria e sulla dinamizzazione delle carriere. Nel pubblico infatti tra vincoli di spesa, impossibilità di contrattare l’organizzazione del lavoro per vincoli normativi, e progressioni sia orizzontali che verticali che solo con il dl 80 e i CCNL 19/21 abbiamo reso più flessibili ma che comunque sono sempre più rigide del settore privato, registriamo la vera fondamentale differenza”.

“Il Ministro – conclude la segretaria generale – non si è mai confrontato ad oggi con le organizzazioni sindacali, almeno con la FP CGIL, su questi temi come sul rinnovo del contratto ma per noi sono punti fondamentali di rivendicazione. I nuovi assunti delle Pa ci chiedono non solo più salario ma anche più valorizzazione, richieste non diverse dai dipendenti che da anni sono nelle pubbliche amministrazioni. E’ ora di dare risposte e completare la contrattualizzazione delle pubbliche amministrazioni”.

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