SCIOPERO DELLA DP DI VERONA – 23 MAGGIO 2019
Ancora una volta i lavoratori sono costretti allo sciopero.
È un momento difficile per l’agenzia delle Entrate: c’è una situazione complicata che riguarda
la nomine delle figure di alta responsabilità che dovrebbero costituire i quadri intermedi
dell’organizzazione (previste addirittura con una legge), non sono stati ancora fissati gli
obiettivi per l’anno in corso per i ritardi del Ministero nel predisporre la Convenzione da
sottoscrivere con l’Agenzia, è evidente la volontà di una riforma del Fisco con provvedimenti
che avvantaggino le classi agiate a svantaggio di quelle più deboli, quotidianamente esponenti
del Governo attaccano per fini propagandistici i lavoratori.
Quegli stessi lavoratori a cui viene chiesto un impegno sempre maggiore per essere vicini ai
cittadini onesti e per reperire risorse per uno Stato che spesso dimostra di utilizzarle in
maniera quanto meno opinabile.
Con tali premesse ci si aspetterebbe, se non altro, che i dirigenti locali fossero capaci di
motivare le persone, di creare spirito di corpo, di fare fronte comune contro i continui attacchi
all’Agenzia delle Entrate.
O che almeno ci provassero…
Invece, pare che l’unico scopo di alcuni direttori sia quello di esasperare gli animi con
provvedimenti che rasentano l’assurdo e che non trovano giustificazione alcuna con la storia
degli Uffici, dove il modo di agire delle persone è sempre stato ligio al codice di
comportamento dei dipendenti pubblici e dove tutti gli obiettivi assegnati all’Ufficio sono stati
raggiunti nonostante tutte le difficoltà organizzative e la carenza di personale.
A Verona la CGIL ha indetto un sciopero giovedì 23 maggio
nella Direzione Provinciale, insieme a UIL USB e FLP.
Il motivo è presto detto: iniziative unilaterali da parte del Direttore Provinciale
riguardanti il personale.
Perché obbligare il personale a programmare le ferie a febbraio per tutto l’anno,
quando (da sempre) il calendario redatto nei periodi caldi è stato sufficiente a garantire
necessità personali ed esigenze di servizio?
Perché opporre uno sprezzante silenzio alla proposta di mediazione fatta dalle RSU ed
adottata anche dalle OO.SS?
Una vera e propria mancanza di rispetto e di lungimiranza, culminata poi nell’atteggiamento di
totale chiusura anche di fronte al Prefetto quando si è tentata l’ennesima conciliazione per
evitare lo sciopero.
In questa circostanza spiace anche l’evidente latitanza della Direzione Regionale.
Il direttore regionale, infatti, si era impegnato ad evitare l’emanazione unilaterale di Ordini di
Servizio ingiustificati che avessero generato inutilmente malcontento tra i lavoratori.
E invece, dopo Vicenza, la storia si è ripetuta: perché, se davvero vi fossero sporadici
comportamenti scorretti, l’autorevolezza del direttore sarebbe dimostrata nell’isolarli e nel
perseguirli applicando il Contratto di lavoro, non certo emanando provvedimenti
incredibilmente restrittivi che sembrano solo nascondere malamente la volontà di punizioni
esemplari generalizzate.
La CGIL e le altre sigle che hanno indetto lo sciopero, sono confortate dalla
partecipazione alle assemblee, in cui tutti i lavoratori hanno manifestato il proprio sconcerto
di fronte al comportamento di un direttore, nominato da soli pochi mesi, che pare voglia
ignorare la dignità delle persone e la loro storia.
È davvero triste, per chi tiene al proprio lavoro e lo svolge da anni difendendo la propria
organizzazione dalle offese gratuite cui è sottoposta, che i propri dirigenti non siano i primi a
sentire l’esigenza di creare, con i propri collaboratori, uno spirito di appartenenza che darebbe
forza all’Agenzia delle Entrate in questa fase delicatissima.
Ma la CGIL, i propri iscritti, i lavoratori del fisco, non si rassegneranno mai a qualsiasi tentativo
di svilirne il lavoro.
Da qualsiasi parte arrivi. Anche se dal suo interno.
“Abbiamo bisogno di partecipazione, reazione e indignazione.
Confido molto anche nelle forme spontanee, ma spero sempre che tanti, che oggi tacciono, quasi rassegnati, escano dal silenzio e si adoperino per il riscatto in tutte le forme che la democrazia prevede e tutela. Non arrendersi mai: questo dovrebbe essere il senso della partecipazione e della volontà di realizzare un futuro migliore“.
Carlo Smuraglia
Presidente emerito ANPI Nazionale. Intervista su Altreconomia 214\2019
Venezia, 20 maggio 2019
Per la CGIL-FP Veneto
Coordinamento delle Agenzie Fiscali
Carmine RUOCCO
Il 15 maggio si è tenuta a Roma una riunione nella quale la SISAC ha presentato alle OO.SS. una
bozza del nuovo Accordo Collettivo Nazionale 2016-2019 per la disciplina dei rapporti con gli Specialisti Ambulatoriali (Medici e Veterinari) e le altre Professionalità Sanitarie (Biologi, Chimici, Psicologi).
Tra le varie problematiche di cui si è discusso segnaliamo l’istituzione del fondo di ponderazione
per i Veterinari; inoltre sono in via di definizione l’incremento della quota oraria con i relativi
arretrati, il riconoscimento dell’esclusività di rapporto, l’estensione del godimento dei diritti derivanti
dalla legge 104/92. La prossima settimana avremo un altro incontro per cercare di chiudere
l’accordo.
Coordinatore Nazionale
Specialisti Ambulatoriali Interni FP-CGIL
Carlo Maria Petrangeli
Pubblichiamo il manuale sull’organizzazione operativa della componente aerea del CNVVF emanato dalla Direzione Centrale per l’Emergenza il Soccorso Tecnico e l’ Antincendi Boschivo, lo stesso sostituirà quello del 1993
A seguito della richiesta di concertazione delle OO.SS. Fp Cgil VVF, la FNS Cisl e la Uil PA VVF, pubblichiamo il resoconto dell’incontro tenutosi il 16 Maggio 2019 riguardo gli Schemi di Decreti per corsi formativi per Ispettori Antincendio- Informatici – Logistici Strumentali
Pubblichiamo la risposta dell’Amministrazione riguardo la nota inviata riguardo il settore Smzt
Pubblichiamo il resoconto dell’incontro tenutosi il 15 Maggio 2019 riguardo la Circolare EM 1/2011 e la sperimentazione dei sistemi innovativi per l’estinzione degli incendi terrà presso la Scuola Formazione Operativa
Al Dott. Rocco Flore
Direttore Centrale del Personale
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
Sede
Egregio Direttore ,
Le formuliamo con la presente i migliori auguri per l’importante incarico che assume in una fase delicata ed importante per l’Agenzia.
Cogliamo questa occasione per rappresentarLe che nelle scorse settimane ci eravamo assunti l’impegno – nell’ambito della piattaforma presentata lo scorso anno – di consegnare proposte dettagliate per il Contratto Integrativo di Agenzia.
Le proposte che ora Le rassegniamo, in sintesi, intendono definire nel CCNI le relazioni tra le parti secondo le nuove previsioni del CCNL “Funzioni Centrali” implementando, tra l’altro, le materie di approfondimento assegnate al costituito “Comitato paritetico per l’Innovazione”, indicare nuove soluzioni per la articolazione degli orari di lavoro, in particolare per le sedi organizzate in turni h24, tradurre le disposizioni del CCNL per quanto riguarda la attuazione degli istituti economici nonché delle indennità previste per legge e per attività e responsabilità individuali.
Pertanto, vista l’importanza e la comune necessità di aggiornare gli istituti che regolano il rapporto di lavoro dei dipendenti dell’Agenzia, Le chiediamo un incontro specifico utile per pervenire alla sottoscrizione del citato CCNI in tempi brevi.
Tuttavia sentiamo il dovere di rappresentare, anche a Lei, una nostra precisa ed urgente richiesta unitaria, più volte reiterata in passato.
Rivendichiamo cioè la assoluta necessità che il CCNI di Agenzia, per essere davvero pienamente attuato, sia preceduto ed accompagnato da una procedura – che l’Amministrazione ha peraltro più volte dichiarato di voler attivare – per coprire la gravissima e diffusa carenza di organico, che si incrementerà con i prossimi pensionamenti previsti per la cosiddetta quota 100.
Tale procedura, lo diciamo con chiarezza, dovrà coprire almeno tutti i posti carenti già indicati nella Convenzione 2018, ciò per evitare gravi criticità nella effettuazione di carichi di lavoro ed obbiettivi sempre più sfidanti, ma anche per consentire alle parti di concordare criteri e posti della mobilità volontaria nazionale in favore del personale in servizio.
Queste le nostre priorità, rispetto alle quali Le chiediamo di avviare subito un confronto volto alla loro definizione positiva.
Abbiamo tuttavia ben presente che le problematiche e le questioni non ancora risolte non si esauriscono in quelle che Le abbiamo sopra rappresentato.
Siamo infatti consapevoli che il processo di riorganizzazione, appena avviato, ha evidenziato molteplici difficoltà ed incertezze gestionali, rese tanto più palesi per la gravissima carenza di dirigenti che lascia la maggior parte degli uffici scoperti, ovvero coperti ad interim.
Siamo convinti che occorrerà mettere mano a momenti di confronto per affrontare e superare inevitabili ulteriori fasi critiche, ma è evidente che in questa situazione anche ai dirigenti, così come al personale titolare di POT, debbono essere intanto erogate le quote di indennità di risultato degli anni 2016 e 2017, mentre sarebbe utile prevedere la introduzione di incentivi per la loro mobilità.
Ciò anche se il punto centrale resta, necessariamente, la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti attraverso la definizione delle procedure concorsuali in corso e la conseguente indizione di nuove procedure di reclutamento.
L’Agenzia dovrà inoltre governare – visti i tagli al bilancio delle agenzie fiscali introdotti nel cosiddetto “Decreto Crescita” – un percorso nelle sedi opportune teso a garantire il livello dei finanziamenti per il personale che, lo ricordiamo, debbono comprendere, tra l’altro, gli incrementi previsti dal CCNL e le quote poste a carico dell’Agenzia stessa, mentre deve essere superato, come abbiamo più volte richiesto, l’assurdo taglio operato fino al 2017 sulle risorse del cosiddetto comma 165.
In conclusione, mentre restiamo in attesa della convocazione già preventivata per la conclusione dell’accordo relativo al Fondo 2017 e lo stralcio 2018, ci rendiamo disponibili fin da subito per avviare con Lei, sul CCNI e sulle altre problematiche proposte, un proficuo, urgente e decisivo confronto.
Le porgiamo distinti saluti
FP CGIL CISL FP UIL PA CONFSAL UNSA
Iervolino Fanfani Procopio Veltr
IL CONFRONTO CON LA DG MUSEI
La nostra mancata adesione all’accordo sul Piano di Valorizzazione 2019 ha, se non altro, per il momento, consentito ieri un approfondito confronto sulla DG Musei, confronto che poi si è esteso anche ad una valutazione delle criticità presenti all’interno del sistema dei Poli Museali. Una utile occasione per fare il punto della situazione ed anche per confrontarsi su visioni diverse rispetto alle scelte generali sul piano della macro organizzazione.
Ma chiaramente a noi premeva capire meglio cosa era successo rispetto all’andamento del Piano 2018 e i motivi della mancata spesa di circa 1 milione di euro sui 5 impegnati avvenuta sempre nello scorso anno. E ci interessava approfondire gli effetti che poteva produrre un accordo apparentemente vantaggioso per i lavoratori, poiché ha incrementato le tariffe, rispetto alle modalità concrete con cui si svolgerà il Piano, quanti lavoratori saranno effettivamente coinvolti, quali garanzie di spesa totale abbiamo rispetto ai 5 milioni impegnati. Tutte cose sulle quali, a nostro modesto avviso, sarebbe stato molto più opportuno riflettere prima di rendere l’accordo efficace. Perché le criticità che noi abbiamo rilevato riguardano essenzialmente la riduzione della potenziale platea di lavoratori partecipanti laddove nel 2018 il Piano era stato realizzato nella sua interezza e questo riguarda principalmente i siti dove le occasioni di maggiori guadagni per i lavoratori sono più scarse rispetto a quelli a maggiore attrattività. E riguarda la possibilità di coinvolgere l’insieme delle professionalità e non solo determinate categorie se partiamo dall’assunto che tutti concorrono al processo di valorizzazione del patrimonio culturale. Quindi noi chiedevamo di capire dove si era verificata una minore spesa e perché. Richiesta destinata a restare senza risposta poiché il dr. Lampis ci ha spiegato che la Direzione Generale per via delle sue note carenze non era in grado di fornire i dati richiesti. Quindi da questo punto di vista l’Accordo raggiunto rimane al buio e a nostro avviso a poco potranno servire i monitoraggi previsti nelle fasi intermedie in quanto la programmazione si dipana per tutto l’anno. Quello che invece a noi pare assai probabile è che le risorse, contrariamente a quanto avvenuto negli anni scorsi, non saranno sufficienti a coprire l’intera programmazione annuale.
Per un semplice motivo: poiché il budget assegnato per singola sede è identico allo scorso anno è del tutto conseguente che, in sede di contrattazione locale, ci si troverà di fronte all’opzione di diminuire la platea dei potenziali partecipanti oppure di mantenere il medesimo numero dello scorso anno e diminuire gli eventi. Sia chiaro: per quanto ci riguarda è solo la seconda opzione che noi percorreremo, perché ci pare del tutto evidente che i numeri dello scorso anno non sono stati definiti a caso, ma corrispondono a minimi criteri di tutela, sicurezza e qualità delle iniziative previste.
Accanto a questo ci preme rilevare che noi non abbiamo avuto la possibilità di avanzare proposte che secondo noi migliorassero l’offerta culturale e la qualificassero: ci interessava riproporre la giornata del Restauro, quella del Patrimonio nascosto, una giornata dedicata alle scuole, una dedicata agli anziani indigenti che adesso devono pagare il biglietto, le proiezioni che fa la DG Cinema nelle serate estive con il personale a recupero orario, se è vero che le Direzioni Cinema e Spettacolo dal Vivo appartengono al MIBAC e fanno promozione culturale.
Nulla di tutto questo.
Ciò malgrado noi abbiamo ritenuto ugualmente di avanzare una proposta che quanto meno tentasse di risolvere l’intoppo economico nel quale l’Accordo poteva restare impigliato, molto semplice: aumentiamo il budget dedicato sul capitolo di spesa dell’Amministrazione al fine di compensare l’aumento delle tariffe consentendo una programmazione piena degli eventi. Un aumento proporzionale, che poi è venuto fuori essere di 1,4 milioni di euro.
Abbiamo semplicemente proposto una dichiarazione congiunta che impegnasse le parti a chiedere un intervento politico sul tema, l’abbiamo inviata in visione ai nostri interlocutori, considerato che la parte sindacale si è dichiarata unanimemente concorde, e restiamo in attesa di cortese riscontro.
Nelle more della (non) risposta, che naturalmente orienterà definitivamente la nostra decisione in merito all’accordo, vogliamo precisare che la decisione assunta sul tavolo nazionale non comporta obblighi di analogo comportamento in sede decentrata locale. Questo perché certo non saremo noi a boicottare iniziative di promozione del patrimonio culturale e perché il dissenso riguarda esclusivamente una questione generale relativa alle prerogative del tavolo nazionale sulla materia.
Pertanto noi invitiamo i delegati e le strutture territoriali a partecipare attivamente alle contrattazioni locali e a sottoscrivere gli accordi qualora ritengono che le condizioni siano sufficienti a garantire il corretto svolgimento degli eventi con particolare riferimento al mantenimento dei necessari standard di sicurezza per i lavoratori e per i cittadini.
In tale contesto suggeriamo di avviare una programmazione per tutti gli eventi previsti dal Piano, avendo cura di mantenere i numeri dello scorso anno e di garantire la partecipazione anche delle medesime professionalità che sono state coinvolte gli scorsi anni..
Qualora il budget assegnato non sia sufficiente alla copertura di tutto il Piano previsto, la programmazione può essere avviata sino alla copertura finanziaria e allo stesso tempo richiedere, già nelle clausole dell’accordo locale, il finanziamento aggiuntivo utile allo scopo. Qualora l’Amministrazione proponga una diminuzione dei numeri va in ogni caso prioritariamente verificato se questo consenta il rispetto dei protocolli di sicurezza contenuti nei DVR.
Sugli sviluppi del confronto nazionale vi aggiorneremo a breve, intanto vogliamo ricordarvi che:
FP CGIL, CISL FP e UIL PA hanno indetto per l’otto giugno prossimo una grande manifestazione
nazionale a Roma per chiedere con forza investimenti per garantire il rinnovo del CCNL, un piano straordinario di occupazione, riqualificazione dei servizi pubblici per ridare dignità al lavoro al servizio dei cittadini. I Beni Culturali sono al centro di questa vertenza e noi saremo in piazza per rivendicare il diritto dei cittadini di questo Paese ad avere la più alta qualità possibile nei servizi pubblici di tutela e promozione del patrimonio e delle attività culturali.
Attendiamo tutti voi.
FP CGIL Nazionale
Claudio Meloni
Proclamato lo stato di agitazione!
È palpabile la delusione di FP CGIL CISL FP UIL PA e CONFSAL UNSA dopo l’incontro ieri sera con il Ministro della Difesa in tema di recupero del divario economico rispetto sia ai dipendenti delle altre amministrazioni pubbliche che al personale militare, ovviamente a parità di mansioni.
Non tanto per i toni concitati che hanno animato il confronto, quanto perché è apparsa subito evidente l’inadeguatezza della controparte che, nella circostanza e in apertura di riunione ha addirittura tentato di legittimare le posizioni di chi, pur non rappresentando formalmente nessuno, sta cercando di far perdere ai lavoratori anche i più elementari diritti contrattuali, rivendicando privilegi per una ristretta cerchia di destinatari che assomiglia molto ad una casta.
Dando inizio ai lavori il Ministro ci ha fatto consegnare uno schema riassuntivo delle diverse proposte avanzate dai sindacati, dalla cui lettura l’ipotesi di attribuzione di una Indennità Funzionale mensile di 600 euro medie procapite (850 per l’area terza, 550 per la prima e la seconda) proposta da FP CGIL CISL FP UIL PA E CONSAL UNSA è apparsa subito l’unica concreta realmente attuabile, perché definita sia nella parte normativa che nell’ammontare complessivo della spesa da porre a carico del bilancio della Difesa. Per tutte le altre l’impegno finanziario non è indicato, finendo per divenire una mera dichiarazione d’intenti.
FP CGIL CISL FP UIL PA e CONFSAL UNSA, che già in passato sono riusciti ad ottenere i 63 milioni di euro che l’amministrazione erogherà nel triennio 2019/2021 al personale civile dal bilancio della difesa, hanno richiesto una valutazione politica della proposta avanzata, per la cui attuazione l’A.D. ha fatto stimare dal Mef un fabbisogno annuale di circ 238 milioni di euro e, contestualmente, l’immediata apertura di un tavolo tecnico
Ma nessuna risposta esaustiva è stata fornita, se non una generica richiesta di presentare una proposta, comune alle altre sigle, attraverso un tavolo tecnico. È apparsa così evidente l’intendimento di rinviare ancora una volta un problema che sta lacerando i lavoratori civili della Difesa, alimentando tensioni e conflittualità.
Nulla, per quanto ci riguarda, può essere messo in comune con chi da anni sta speculando sulle vite lavorative dei dipendenti della difesa, raccontando falsità a ripetizione e dividendo le rappresentanze sindacali fra buone (loro) e cattive (noi).
FP CGIL CISL FP UILPA e UNSA rappresentano quei sindacati confederali che sanno ben coniugare i bisogni di investimento avanzati dalle aree industriali, oltre la necessità di assunzioni per mantenere la propria capacità produttiva, con le legittime aspettative dei dipendenti e il loro diritto ad avere un salario e, soprattutto, una pensione dignitosa.
Se il Ministro ci rappresenta di aver chiesto la stabilizzazione e l’incremento dei 21 milioni di euro annui da noi ottenuti (circa 600 euro annuali), occorre dire che ad oggi risultano tuttora inevase tutte le criticità affrontate nei mesi scorsi a cui nessuna risposta credibile è stata ancora fornita (superamento legge 244, assunzioni, investimenti, nuovo bando di mobilità, tabelle organiche fantasma, transiti degli ex militari, mancata applicazione direttiva sulle funzioni del personale civile, ecc.), anche per le resistenze di un apparato militare che continua ad essere chiuso e impermeabile, volto solo alla propria auto conservazione.
Ci sono tutte, dunque, le ragioni che richiedono la proclamazione dello stato di agitazione nazionale dei lavoratori civili del Ministero della Difesa, con la mobilitazione generale in tutti i territori e la partecipazione motivata all’iniziativa straordinaria dell’8 giugno a Roma.
Fp Cgil Cisl Fp Uil Pa Confsal Unsa
Francesco Quinti Massimo Ferri/ Franco Volpi Sandro Colombi Gianfranco Braconi
Pubblichiamo la nota unitaria di FP Cgil VVF,Fns Cisl e Uil Pa VVF sulla ripartizione delle risorse dei fondi di Amministrazione ed l’anno 2016 per il personale non direttivo e dirigente
“I lavoratori civili del Ministero della Difesa sono stanchi di assistere al teatrino messo su dal Ministro Trenta. Avviamo quindi da subito iniziative nazionali di protesta”. Ad annunciarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa e Confsal Unsa, nel sottolineare come: “Ieri sera al dicastero della Difesa è stata nostro malgrado registrata l’ennesima imbarazzante puntata nella quale gli attori protagonisti, dopo mesi di chiacchiere e presunte disponibilità al dialogo che non hanno prodotto alcuna soluzione tangibile agli annosi problemi denunciati dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori civili, hanno finalmente gettato la maschera, rivelando la propria reale ed inconsistente natura”.
Per i quattro sindacati, che insieme rappresentano quasi l’85% del personale civile della difesa, “l’aver consapevolmente scelto di caratterizzare, prima di abbandonare nuovamente e per l’ennesima volta i lavori, l’apertura della riunione con un vero e proprio tentativo di forzatura delle regole stabilite dalle norme di legge vigenti e dai contratti collettivi nazionali di lavoro sulla titolarità della rappresentanza sindacale ammessa al tavolo, che per i sindacati è certificata dall’adesione volontaria e dai voti espressi dai lavoratori, cercando addirittura di legittimare e ammettere nella discussione la posizione scritta assunta da presunti componenti di un ignoto comitato in violazione delle più elementari regole democratiche, introducendo ulteriori elementi di divisione tra le parti, costituisce il segno per noi invalicabile di una inadeguatezza istituzionale del Ministro Trenta e che dovrebbe far molto riflettere il Presidente del Consiglio”.
“Abbiamo atteso per quasi un anno che alle parole spesso abusate seguissero i fatti, perché da allora non una delle criticità più volte denunciate dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori ad oggi è stata ancora risolta, e sono tante. È tempo che il Ministro della Difesa assuma per intero le responsabilità che derivano dall’esercizio del ruolo istituzionale affidato di fronte ai propri 27.000 dipendenti e alle loro famiglie. Per quanto ci riguarda la misura è colma e, nel dichiarare l’immediato avvio delle stato di agitazione nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori civili della difesa, ci riserviamo di comunicare già a partire dai prossimi giorni le forme di protesta e manifestazione di pubblico dissenso che insieme decideremo di attuare a Roma e su tutto il territorio nazionale”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa e Confsal Unsa.