Si trasmette la ministeriale n.0115087 del 5.4.2018 di cui all’oggetto.
Ieri 4 aprile 2018 a Viale Trastevere si è tenuto l’incontro tra le OO.SS e l’Amministrazione con all’ordine del giorno: il Bando per la stabilizzazione del personale dal Comparto funzioni centrali e il Bando sul lavoro agile “smart working”.
Di seguito vi illustriamo quanto emerso dal confronto sui citati argomenti all’Odg e anche sulle “varie ed eventuali” emerse.
SMART WORKING
In merito a “smart working” (di seguito denominato SW) ci è stato confermato dal DG. Jacopo Greco che a fine marzo è stato pubblicato il relativo bando che, in via sperimentale ed in attuazione della direttiva del Capo del Dipartimento del 15/3/2018, riguarderà il solo personale afferente due distinte direzioni generali del Dipartimento Programmazione del MIUR: DG. CASIS e DGRUF.
Ricordiamo che le finalità dello SW sono quelle dell’introduzione delle più innovative modalità di organizzazione del lavoro, basate sull’utilizzo della flessibilità, sulla valutazione per obiettivi, sulla rilevazione dei bisogni del personale dipendente, il tutto alla luce dei bisogni di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
E’ bene ricordare che si accede allo SW solo su base volontaria e che per coloro che se ne avvalgono non avranno ripercussioni e/o penalizzazioni né in termini di professionalità che di progressione di carriera.
A conclusione del progetto sperimentale, che avrà la durata di 2 mesi a partire dal mese di maggio, l’amministrazione si è impegnata a fornire giusta informativa alle OO.SS dei risultati ottenuti dal progetto pilota e procederà, presumibilmente entro la fine dell’estate, ad estendere l’accesso allo SW ad almeno il 10% dei dipendenti del MIUR, in conformità con la normativa vigente.
BANDO PER LA STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE DAL COMPARTO FUNZIONI CENTRALI
Ci è stato consegnato preliminarmente il bando che prevede la stabilizzazione di 100 unità di personale in comando presso il MIUR (Amministrazione centrale e periferica), bando limitato esclusivamente ai lavoratori provenienti dal comparto Amministrazioni centrali: questi i posti messi a bando sono: 14 unità appartenenti alla III area – 83 unità appartenenti alla II area e 3 unità appartenenti alla I area. I numeri risultano da una ricognizione interna del personale in comando da queste amministrazioni. Il bando una volta firmato dal competente D.G. per il personale verrà pubblicato entro il corrente mese.
Al riguardo abbiamo espresso in linea di massima parere favorevole sia al testo sia alla procedura, anche se abbiamo sottolineato che il bando sarebbe dovuto essere emanato prima di quello per il reclutamento di personale al MIUR (253 funzionari area III). Detto ciò abbiamo espressamente chiesto di conoscere l’orientamento dell’Amministrazione riguardo al resto del personale che da decenni presta servizio al MIUR e che proviene da altri comparti ed afferisce ad esempio alle Istituzioni dell’Alta formazione musicale e coreutica (AFAM), alle Istituzioni scolastiche, al comparto delle Università e degli Enti Pubblici di Ricerca.
Sull’argomento siamo stati chiari nel richiedere che venga fatta da parte dell’Amministrazione una attenta riflessione ed una puntuale analisi corredata da una reale quantificazione sia in termini numerici, sia in termini economici del fenomeno, al fine di programmare un’azione, a sanatoria, di un’anomalia che dura ormai da decenni e che non rispetto il principio generale dell’appartenenza dei lavoratori al luogo di lavoro, evitando situazioni anomale e risanandole laddove necessario nell’interesse sia dei lavoratori sia dello Stato.
BANDO DI RECLUTAMENTO 253 FUNZIONARI AREA III – G.U. 25 DEL 27/03/2018.
Come Cgil abbiamo apprezzato l’impegno dell’Amministrazione che è riuscita, in tempi sorprendentemente brevi, ad emanare il Bando di concorso per 253 funzionari appartenenti alla III Area funzionale che dovrebbe concedere, seppur sempre in maniera inadeguata, un po’ di respiro agli Uffici del MIUR, considerata la ormai cronica carenza di personale a fronte di un crescente aumento di competenze ed attività.
Detto ciò, corre l’obbligo riportare come sia stato rappresentato tutto il nostro forte disappunto in merito ai contenuti del Bando stesso che non prevede, e quindi esclude, tra i requisiti per l’accesso alle procedure concorsuali la LAUREA DI PRIMO LIVELLO (L) cosiddetta triennale o laurea breve.
Il Bando infatti precisa prima degli articolati: “Ritenuto di dover precisare che ai fini del presente bando si intende: per diploma di laurea (DL), il titolo accademico, di durata non inferiore a quattro anni, conseguito secondo gli ordinamenti didattici previgenti al decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509; per laurea specialistica (LS), il titolo accademico, di durata normale di due anni, conseguito dopo la laurea (L) di durata triennale, ora denominato laurea magistrale (LM), ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera b), del decreto ministeriale 22 dicembre 2004, n. 270; per laurea magistrale (LM), il titolo accademico a ciclo unico della durata di cinque anni o di sei anni, ai sensi del decreto ministeriale 2 luglio 2010, n. 244 e del decreto interministeriale 2 marzo 2011”.
E’ singolare che il MIUR abbia commesso tale disattenzione esclusivamente con il presente bando, quando nelle passate procedure concorsuali per la stessa area III, è sempre stato previsto il requisito della Laurea di I livello ed in virtù di tali procedure vi è personale che possedendo tale requisito è risultato vincitore di tali procedure ed oggi appartiene ai ruoli del MIUR in tale area.
Il paradosso chiaramente espresso al D.G. Greco, che ha firmato il bando in questione, consiste soprattutto nel fatto che il Ministero, che è fondatore del Processo di Bologna e il cui cardine è l’aver riformato la formazione superiore sulla base del 3+2, abbia volutamente escluso come titolo di accesso all’area III la laurea triennale.
Abbiamo ricordato che il citato Processo di Bologna, avviato con la Dichiarazione di Bologna del 1999, ha comportato la costituzione dello Spazio Europeo per l’Istruzione Superiore (European Higher Education Area – EHEA) a cui hanno aderito 48 Paesi (oltre a tutti i paesi UE), e che in attuazione di tale processo i paesi aderenti, tra cui l’Italia, hanno attuato le necessarie riforme di sistema in materia di istruzione superiore, basata essenzialmente sul principio del 3+2. Ricordiamo che l’attuale sistema universitario italiano infatti si sviluppa su tre cicli o livelli (L=Laurea di 1^ livello – LM=Laurea magistrale di 2^ livello – Dottorato di ricerca=3^ Livello di istruzione superiore)
In tale contesto la riforma della formazione superiore, voluta dal MIUR nel 1999, attribuiva esattamente alla Laurea triennale di primo livello un ruolo maggiormente PROFESSIONALIZZANTE e quindi perfettamente indicato per ogni grado di funzionario. Per altro la stessa Funzione pubblica con la Circolare n.4/2005 8 novembre 2005, ha riaffermato con chiarezza tra le altre cose “…la possibilità per i dipendenti pubblici e privati, in possesso di una specifica esperienza lavorativa quinquennale…. per i quali è richiesto il solo diploma di laurea (DL) possono essere ammessi anche i soggetti muniti della nuova laurea di primo livello (L)”.
In virtù di ciò abbiamo fatto presente che in pari data il MEF ha bandito nel medesimo numero di G.U. tre distinte procedure di reclutamento per la stessa area funzionale (III), ed abbia correttamente indicato il requisito della Laurea triennale per l’ammissione e dunque risulta perlomeno imbarazzante che l’Amministrazione preposta alla tutela del sistema universitario disconosca riforme da essa stessa implementate a livello nazionale: ci si chiede quale sarà a fronte di ciò l’atteggiamento del datore di lavoro privato nei confronti del valore delle lauree triennali.
Infine oltre a richiedere quali sono state le motivazioni per tale singolare “esclusione”, abbiamo espressamente chiesto che l’Amministrazione emani in tempi brevissimi – e prima della scadenza del bando – un atto formale con il quale si modifichi il Bando in oggetto includendo come requisito di accesso la Laurea di primo livello (L), procedure possibile in quanto cautelativa per i lavoratori.
Tale modifica permetterà anche al personale del MIUR, in possesso di tale titolo di studio, di partecipare alla suddetta procedura concorsuale che, dopo anni di blocco delle assunzioni, rappresenta sia una importante opportunità in termini di progressione di carriera (verticale), sia un riconoscimento giuridico di mansioni superiore già sostanzialmente svolte dai dipendenti.
Da ultimo, e non certo per ordine di importanza, va rilevato che il DPR 70 del 2013, all’art.4, comma 2, lettera a), dispone, per il personale già dipendente delle pubbliche amministrazioni, come requisito di accesso alla posizione di funzionari la laurea triennale ed almeno tre anni di esperienza professionale.
A tal fine vigileremo come CGIL che venga recepita la suddetta richiesta e ristabilito un principio di legge, ritenendo che una buona Amministrazione debba prioritariamente tutelare le legittime aspettative di crescita dei propri dipendenti.
PROGRESSIONI ECONOMICHE 2017
Alle richieste delle OO.SS l’amministrazione ha risposto comunicando di aver ultimato la verifica delle istanze prodotte dal personale interessato e ad emettere il Decreto di modifica per alcune graduatorie definitive, dopodiché trasmetterà tutti i decreti al controllo dell’Ente certificatore.
FUA 2016 e 2017
Abbiamo chiesto venga fissato quanto prima il tavolo per il FUA 2016 ed anche per il 2017 e presumibilmente la prossima settimana dovrebbe essere fissata una specifica riunione che riapre la contrattazione in merito alla questione.
Fp Cgil nazionale
Claudio Meloni
Al Ministero dell’Economia e delle Finanze
Capo Dipartimento DAG
Direttore Generale
Dott. Luigi FERRARA
Al Ministero dell’Economia e delle Finanze
Direttore del Personale DAG
Dirigente
Dott.ssa Valeria VACCARO
e p.c.
Al Ministero dell’Economia e delle Finanze
DAG – Ufficio Relazioni Sindacali
Dirigente
Dott. Michele NARDONE
Oggetto: Art. 22, comma 15, D.lgs. n. 75 del 25 maggio 2017, (Decreto Madia).
Progressioni tra le aree.
In riferimento alla norma in oggetto, che disciplina la procedura di progressione tra le aree riservata al personale di ruolo, al fine di valorizzare e riconoscere le professionalità interne al di là del titolo posseduto pur nel rispetto delle prerogative di legge, si richiede un incontro urgente atteso il grande interesse riscontrato tra i lavoratori interessati.
FP CGIL
Americo Fimiani
CISL FP
Walter De Caro
UILPA MEF
Andrea Bordini
Rinnovo ACN Assistenza Primaria
In data 29 Marzo 2018 e’ stato sottoscritto tra la SISAC e le Organizzazioni Sindacali rappresentative
a livello nazionale(FIMMG,SNAMI.INTESA SINDACALE E SMI), il nuovo Accordo collettivo
nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale.
Nell’Accordo s.d. si sono definite alcune priorita’ che richiedevano una soluzione negoziale a breve
termine, in attesa di completare l’intero ACN che riguarda il triennio 2016-2018.
Le priorita’ riguardano il Piano Nazionale delle Cronicita’, Piano nazionale prevenzione vaccinale, accesso improprio al pronto soccorso, gestione liste d’attesa ed appropriatezza, che verranno
finalizzati a livello regionale tramite gli AAIIRR (Accordi Integrativi Regionali) anche definendo
indicatori di performance (di processo e di risultato) sugli obiettivi prioritari s.d.
Si e’ affrontato il problema del “ricambio generazionale” proponendo una modalità di accesso agli
incarichi piu’ celere e la nuova regolamentazione del diritto allo sciopero.Con l’accordo sottoscritto
vengono anche definite le modalità di erogazione delle risorse(arretrati) relative agli anni 2010-2015 (pari all’indennita’ di vacanza contrattuale corrisposta ai dipendenti pubblici SSN) e gli arretrati
previsti per gli anni 2016-2017 per la partecipazione alla realizzazione degli obiettivi prioritari
sopra descritti. Una ipotesi di accordo che permette alla categoria il recupero della “vacanza contrattuale”(2010-2017) e pone le basi per il completo rinnovo dell’ACN in tempi brevi .
Il Coordinatore Nazionale
Fp Cgil Medicina Generale
Filippo Giannobile
Decine di suicidi e migliaia di aggressioni, con numeri in continuo aumento: accade nelle carceri italiane, vittime gli agenti di polizia penitenziaria. Sono, infatti, 35 i suicidi e 2.250 le aggressioni subite negli ultimi cinque anni dai poliziotti penitenziari. Un trend in aumento che svela tra le righe le reali condizioni di lavoro del corpo, al limite delle possibilità. Questo il fenomeno registrato da dati ufficiali raccolti dalla Funzione Pubblica Cgil Polizia Penitenziaria. Un nuovo step della campagna della categoria dietro le parole ‘dentro a metà’ lanciata proprio per mostrare le condizioni di vita e di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria.
Tra il 2013 e il 2017, in soli cinque anni, secondo i dati raccolti dalla Fp Cgil Pol Pen, 35 sono stati i poliziotti penitenziari che si sono tolti la vita, il più delle volte con l’arma di ordinanza. Le aggressioni invece arrivano a 2.250, nello stesso periodo di riferimento. Un fenomeno che appare essere “in forte aumento”, tenendo conto delle 344 violenze registrate nel 2013 a fronte delle 590 del 2017.
“Dati che segnalano una condizione di vita e di lavoro allo stremo delle possibilità”, commenta Massimiliano Prestini, coordinatore nazionale della Fp Cgil Polizia Penitenziaria, nel sottolineare che: “La cosa che preoccupa di più è che l’amministrazione penitenziaria non ha risposto alla nostra pressante richiesta di avviare un confronto su una situazione lavorativa la cui gravità non può essere ignorata. Benessere e sicurezza devono diventare priorità nella gestione delle carceri del nostro Paese”.
“Non si può pensare di contrastare il fenomeno dei suicidi solo con l’istituzione di un numero verde. Tanto per cominciare servono presidi su tutto il territorio nazionale”, osserva Prestini nel ricordare che la risposta dell’amministrazione penitenziaria per contrastare il fenomeno è stata l’istituzione di una linea telefonica presso l’Ospedale Sant’Andrea di Roma a cui il personale può rivolgersi per consulenze.
Quella dell’aumento delle aggressioni subite dal personale, fa sapere Prestini, “non è altro che una conseguenza della decisione di tenere le celle aperte nelle carceri e di non impegnare i detenuti in alcun tipo di attività durante tutta la giornata. Se si vuole attuare un nuovo tipo di vigilanza serve più personale nelle carceri, supporto tecnologico per la vigilanza e soprattutto attività lavorative che possano favorire il reinserimento sociale del reo”. Per queste ragioni, conclude Prestini, “se il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non affronterà il problema, le condizioni delle carceri saranno destinate a peggiorare, riportandoci alla situazione di illegittimità sanzionata in un recente passato dall’Europa”.
Roma, 3 aprile – “L’avere destinato tutte le risorse finanziate alle retribuzioni tabellari è stata una scelta di Cgil Cisl Uil proprio in considerazione del prolungato e ormai insopportabile blocco. Scelta concordata con l’Aran e inevitabile, considerate le aspettative dei 260.000 lavoratrici e lavoratori del Comparto delle Funzioni Centrali”. Ad affermarlo in una nota unitaria sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa in merito a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti che, “certificando la compatibilità economica del nuovo Ccnl delle Funzioni Centrali, ha espresso nella sua delibera alcune considerazioni sui contenuti che ci permettono di ribadire, e ancor meglio specificare, quanto sostenuto nei giorni scorsi, a proposito di qualità del nuovo Contratto Nazionale delle Funzioni Centrali”.
L’aumento del 3,48% delle retribuzioni, spiegano i tre sindacati, “è superiore al tasso di inflazione programmata negli ultimi tre anni, calcolato con qualsivoglia parametro. Certamente non parliamo di un completo ristoro del potere d’acquisto perso in oltre 8 anni di blocco contrattuale, ma possiamo affermare adesso di avere riaperto decisamente un processo di accrescimento delle retribuzioni che da troppo tempo era atteso”. Da qui la scelta di destinare le risorse finanziate alle retribuzioni tabellari.
“Noi sosteniamo da tempo – proseguono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa – la necessità e urgenza di liberare risorse importanti per riconoscere maggiore retribuzione accessoria, per aggiornare il sistema delle indennità, rifinanziare progetti di accrescimento della produttività, assegnare maggiori finanziamenti alle carriere ma, vorremmo rammentare, che il principale ostacolo sul percorso, che anche la Corte dei Conti giudica necessario, è rappresentato non tanto dagli orientamenti e dalle scelte del nuovo Ccnl bensì dal blocco stabilito dal D.Lgs. 75 del 2017 che all’art. 23 comma 2, fissa il tetto alle risorse destinate al trattamento accessorio con riferimento allo stanziato del 2016”.
Insomma, aggiungono, “anche a voler agire più in armonia con le indicazioni della Corte dei Conti, che vorremmo ribadire non hanno impedito la certificazione del Ccnl, è proprio l’aver fissato un tetto di tale entità che ha reso impraticabile il percorso indicato dalla Corte. Nonostante questi vincoli il nuovo Ccnl delle Funzioni Centrali rafforza la certezza di destinazione di una quota prevalente delle risorse variabili alla performance e incentiva la contrattazione di sede, laddove l’innovazione organizzativa può incidere, in maniera significativa, a generare l’incremento della produttività”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa.
Dott.ssa Barbara Fabbrini
Capo Dipartimento Reggente dell’organizzazione giudiziaria
Direttore Generale del personale e della formazione
Oggetto: attuazione del nuovo art. 238 bis T.U.S.G. – difficoltà operative degli U.R.C.
Le scriventi Organizzazioni sindacali chiedono di voler intervenire presso gli Uffici Recupero
Crediti con successive note operative, attese le evidenti difficoltà in cui si stanno trovando gli uffici
nel dare applicazione a quanto statuito dal nuovo articolo citato in oggetto.
A quasi due mesi dalla sua entrata in vigore la maggior parte degli URC solo da qualche settimana è
stato abilitato alla maschera “conversione pene” presente su SIAMM (solo per completezza si
aggiunge che la modalità per abilitarsi a questa nuova funzione è stata conosciuta dai diversi uffici
attraverso un “passaparola” da circa un mese). L’altro applicativo utilizzato dagli URC è quello
denominato Monitorenti a cui si accede entrando nel sito “www.genziaentrateriscossione.gov.it”
La seconda circolare del 16 gennaio 2018 a firma del dr. Natoli, con indicazioni operative, dispone
che a far data dal 1° gennaio 2018 gli Uffici provvederanno a verificare le partite di credito relativa
a pene pecuniarie, il cui ruolo sia stato consegnato all’Agente della riscossione nel gennaio 2016.
Già qui c’è una prima differenza con la norma che parla invece di presa in carico del ruolo da
parte dell’Agente della riscossione. Innanzitutto, si chiede in che modo e da quale applicativo
possano essere estrapolate le relative partite che soddisfino tale requisito. Alcuni uffici hanno
verificato che l’unico campo in cui compare la voce “presa in carico” si trova sul portale
dell’Agenzia Entrate Riscossione nel sottosistema Monitorenti nella pagina Ruoli – Partite. Tale
circostanza è stata appresa solo di recente. Nella fase inziale gli uffici avevano proceduto ad
estrarre le partite da SIAMM quadro “Stampa Registro”, modalità quest’ultima molto più agevole.
Supposto di procedere da Monitorenti e indicando l’intervallo gennaio 2016 nel quadro ruoli-partite
occorre prenotare il “Download Articoli” dei dati e attendere che venga elaborato (l’operazione non
sempre è immediata, solitamente i dati sono disponibili il giorno seguente). Il download dev’essere
scaricato e successivamente esportarlo su un foglio Excel utilizzando appositi filtri.
Successivamente si chiede se occorre stampare anche le risultanze da SIAMM sullo “Stato
Riscossione” che in questo momento non risulta correttamente abilitato o bisogna procedere anche
alla Stampa del registro. Gli URC si chiedono quindi se tale procedura (da Monitorenti – Ruoli –
Partite) è corretta e in caso affermativo chiedono di rivedere i tempi di realizzazione dell’intero
lavoro di verifica attesa l’evidente complessità della procedura e l’impossibilità di concluderlo entro
ottobre 2018 per tutte le partite prese in carico dall’agente della riscossione da più di 24 mesi. A
questo proposito si evidenzia che tra queste partite ve ne sono molte in cui la pena è formalmente
prescritta computando gli anni, 5 per le ammende e 10 per le multe. Da un’analisi più dettagliato
tale dato potrebbe però risultare non vero (recidiva, istanza presentate al Magistrato di
Sorveglianza, ecc. la cui valutazione spetterebbe al Giudice). Si chiede pertanto se anche queste
partite debbano essere trasmesse. Alla luce di quanto detto co si chiede se gli URC, sempre secondo
la circolare Natoli, dovrebbero procedere all’analisi delle partite gen-2018, feb-2018 ecc., ma
contestualmente anche delle precedenti e se occorrerà procedere anche a ritroso dic-2017- nov-
2017 – ott-2017 o bisognerà partire da anni diversi.
Il secondo punto della circolare del 16 gennaio 2018 recita: “Contestualmente gli Uffici
provvederanno entro il 30 aprile 2018 alla ricognizione di tutte le pene il cui termine di estinzione
maturerà dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2019”. Sul punto è stata attivata la nuova funzione
“Conversione Pene” su SIAMM. Al momento questa nuova funzione restituisce le partite che si
prescriveranno in un arco temporale con la sola indicazione di dati sulle possidenze presenti in AT o
meno, null’altro. Tuttavia, gli uffici che hanno avuto attivata la funzione e hanno estratto le partite
che sono già state trasmesse al PM per la conversione hanno verificato che il quadro “conversione
pene” estrae ad esempio le partite che si prescriveranno ad aprile 2018 con la sola indicazione della
presenza o meno di possidenze in AT (anagrafe tributaria) a nulla rilevando l’inserimento nel campo
presente nel quadro “Conversione Pene” della voce inesigibilità. Le partite estratte infatti risultano
le stesse in ogni caso. Quindi anche queste partite andranno trasmesse unitamente a quelle prese in
carico dall’Agente della riscossione da più di 24 mesi.
In totale dovranno essere attivate tre procedure: due da Monitorenti per le partite prese in carico da
più di 24 mesi in ordine crescente (geni 2018 – feb 2018 ecc.) e in ordine decrescente (dic 2017
nov 2017 ecc.) e la terza con le partite che si prescrivono estratte dal quadro “conversione pene “da
SIAMM.
Vi è poi da considerare che l’analisi sul modus operandi fin qui rappresentata si riferisce solo alle
partite che si prescriveranno nel 2018 e 2019 inviate e presenti su SIAMM. Per tutte quelle inviate
prima di SIAMM il riscontro della prescrizione dovrebbe farsi manualmente partita per partita.
Infine, la circolare Natoli ignora del tutto il comma 1 del nuovo art. 238 bis del T.U.S.G.
L’applicazione di tale norma consentirebbe di valutare dati importanti. Tale norma infatti prende in
considerazione non solo l’andamento delle riscossioni ma anche informazioni sullo svolgimento del
servizio e quindi su quali partite è necessario attivarsi. Solo l’agente della riscossione sa quali sono
le partite esigibili e su quali invece deve effettuare la segnalazione al tribunale per attuare la
conversione.
Alla luce di quanto sopra esposto si rappresenta la notevole difficoltà degli uffici a svolgere
complessi e numerosi adempimenti unitamente all’ordinario lavoro e la difficoltò ad individuare gli
strumenti corretti dai quali attingere i dati, atteso anche che per quanto riguardo il quadro
“conversione pene” la prima circolare parlava di dati ufficiosi e non ancora certificati. Della
certificazione dei dati ad oggi non si ha notizia.
Si chiede un intervento urgente al fine di consentire agli uffici di poter ottemperare a quanto
disposto con il nuovo art. 238 bis TUSG in modo corretto atteso che in tutta Italia i diversi URC
stanno procedendo in modo diverso. Tale ultima circostanza rende sempre più ineludibile la
necessità di un raccordo operativo anche a livello distrettuale e successivamente nazionale, come
anche la necessità di individuare magistrati che si occupino del coordinamento e della sorveglianza
degli URC.
Distinti saluti
FP CGIL
Amina D’Orazio
CISL FP
Eugenio Marra
UIL PA
Domenico Amoroso
Al Capo di Gabinetto
Dott.ssa Elisabetta Cesqui
Oggetto: Revisione sistema di misurazione e valutazione performance- Confronto ( Prot. 11575 U del
30/03/2018)
Le Scriventi FP CGIL- CISL FP-UIL PA, in relazione al protocollo di cui in oggetto, chiedono alla S.V. una data di convocazione per il Confronto cosi come previsto dall’art. 5 del CCNL 2016-2018.
Restando in attesa si inviano cordiali saluti
FP CGIL
Amina D’Orazio
CISL FP
Eugenio Marra
UIL PA
Domenico Amoroso
Pubblichiamo la nota unitaria del 28/03/2018 dello stato di agitazione del personale CNVVF del comando di Pisa.
Pubblichiamo il documento unitario delle OO.SS. CGIL – CISL – CONAPO del 29/03/2018 dei Vigili del Fuoco dell’Emilia-Romagna.
Pubblichiamo la locandina dell’ importante iniziativa, della CGIL Nazionale sulle condizioni di lavoro degli operatori del Comparto Sicurezza e Difesa.
Pubblichiamo la Nota del Ministero dell’Interno -Benemerenze del Dipartimento della Protezione Civile