Al Sottosegretario alla Giustizia
On.le Andre DELMASTRO DELLE
VEDOVE
ROMA

e, per conoscenza;

Al Capo del Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria
Pres. Giovanni RUSSO
ROMA

Al Vice Capo del Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria
Pres. Lina DI DOMENICO
ROMA

Al Direttore Generale
del Personale e delle Risorse
Dott. Massimo PARISI
ROMA

All’Ufficio Relazioni Sindacali
con il Pubblico del Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria
Dott.ssa Ida DEL GROSSO
R O M A

OGGETTO: Promozione alla qualifica di “sostituto commissario” del personale maschile del Corpo di polizia penitenziaria – decorrenza 1° gennaio 2022. – scrutinio per merito comparativo a ruolo chiuso a 58 posti ruolo maschile.

Preg.mo Sottosegretario,
la scrivente Organizzazione Sindacale, in riferimento alla nota del 10.7.2023, informativa n. 0020674.U del 18 gennaio 2023, con la quale il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha comunicato l’esito dello scrutinio per merito comparativo, a ruolo chiuso, a 58 posti ruolo maschile per la promozione alla qualifica di “Sostituto Commissario” della Polizia Penitenziaria, con decorrenza 1° gennaio 2022, la scrivente O.S., con il presente atto intende richiedere, in sede di autotutela, l’annullamento di tale atto, per violazione di diritti costituzionalmente garantiti, per contrarietà alle norme di Legge relative alla parità di genere ed alle pari opportunità.
Ed infatti l’atto di cui si tratta verrebbe a ledere la pari opportunità di carriera per uomini e donne appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria per il ruolo degli Ispettori, ruolo che non prevede un contatto diretto con i detenuti e non presentano quindi problemi legati al genere, non prevedendo necessariamente il lavoro in sezione.
La qualifica in questione, infatti, è relativa ad un ruolo di coordinamento, per cui limitare la partecipazione allo scrutinio suddetto solo al personale maschile appare atto estremamente ed ingiustificatamente discriminatorio.
E’ del tutto evidente che la pari opportunità di progressione in carriera per il personale di Polizia penitenziaria deve essere salvaguardata, come diritto costituzionalmente garantito, non riguardando semplicemente la carriera, comunque importante per chi lavora, ma anche ciò che questo rappresenta, ovvero il fondamentale diritto di essere in grado di partecipare alle scelte
del proprio futuro e a quello della propria comunità, senza vincoli legati al genere.
Va poi rilevato che la istituzione del ruolo direttivo della Polizia penitenziaria non prevede alcuna ripartizione tra ruolo maschile e ruolo femminile, tant’è che il pubblico concorso di accesso è unico, non prevedendo alcuna ripartizione tra uomini e donne.
All’esito del corso di formazione iniziale, i vice commissari sono destinati agli incarichi secondo un meccanismo uniforme.
Per quanto riguarda il ruolo degli ispettori, l’impiego del personale femminile avviene anche nelle sezioni maschili e viceversa.
In sintesi, per i ruoli apicali, e le funzioni di comandante di reparto, tale diversificazione di impiego non è prevista.
Durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, peraltro, opera sia il generale principio di eguaglianza “senza distinzione di sesso”, proclamato dall’art. 3, primo comma, Cost., sia il principio di eguaglianza nel lavoro, che è quello espresso dall’art. 37, primo comma, Cost., laddove proclama che “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”: da ciò discende un generale divieto di discriminazione di genere, arricchito da un generale obbligo di protezione della “essenziale funzione familiare” e di madre della donna lavoratrice (art. 37, primo comma, Cost.).
Questo apparato di tutele raggiunge una maggiore incisività grazie alle disposizioni contenute nella legislazione ordinaria e, in particolare, nel Codice delle Pari Opportunità (D.Lgs. 198\2006), che si connota altresì per un’ampia e dettagliata formulazione del divieto di discriminazione di genere.
Il datore di lavoro, pertanto, sia pubblico che privato, ha dunque l’obbligo di rispettare il principio generale di uguaglianza fra i sessi nella costituzione, nello svolgimento e nella cessazione del rapporto di lavoro, con il conseguente divieto di ogni forma di discriminazione, sia essa diretta o indiretta, ai sensi dell’art. 25 del Codice delle Pari Opportunità tra uomo e donna.
In particolare, si è in presenza di discriminazione diretta quando, per ragioni legate al sesso, un lavoratore subisce un pregiudizio o viene trattato in modo meno favorevole rispetto ad un altro che si trovi in una situazione analoga; la discriminazione indiretta viene, invece, integrata ogni qualvolta sia adottato un comportamento, una prassi o un patto apparentemente neutri che mettono o possono mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio rispetto ai lavoratori dell’altro sesso, a meno che si tratti di requisiti essenziali allo svolgimento dell’attività lavorativa.
In tale ambito, di recente, la L. 162\2021 è intervenuta, modificando l’art. 25 del D. Lgs.198\2006 ed introducendo importanti specificazioni sulle discriminazioni.
In particolare, con riferimento alle discriminazioni dirette, tra le fattispecie discriminatorie vengono ora espressamente nominate anche le condotte tenute nei confronti delle candidate e dei candidati in fase di selezione del personale, che producano effetti pregiudizievoli discriminando le lavoratrici o i lavoratori in ragione del loro sesso, come nel caso di specie.
In particolare, il Codice delle Pari Opportunità sanziona espressamente colui che vìola il divieto vìola il divieto di discriminazione retributiva (art. 28) ed il divieto di discriminazione nella prestazione lavorativa e nella progressione di carriera (art. 29).
D’altro canto, il lavoratore, a fronte delle condotte discriminatorie di genere può accedere anche alla apposita tutela giudiziale, sia in forma individuale che collettiva.
In particolare, secondo quanto disposto dall’art. 38 del D. Lgs. 198\2006, qualora vengano poste in essere discriminazioni in violazione dei divieti innanzi indicati, il lavoratore o, per sua delega le OO.SS. o il Consigliere di parità, può ricorrere al Tribunale, in funzione del giudice del lavoro, per tutelare i propri diritti ed ottenere un decreto immediatamente esecutivo che intimi, all’autore della discriminazione, la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti da esso derivati.
L’art. 37 si occupa, invece, della legittimazione processuale a tutela di più soggetti e prevede che, laddove le Consigliere o i Consiglieri di Parità regionali e/o nazionali (a seconda della rilevanza territoriale del caso), rilevino l’esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori diretti o indiretti di carattere collettivo, anche quando non siano individuabili in modo immediato e diretto i lavoratori o lavoratrici lesi dalle discriminazioni, prima di promuovere l’azione giudiziale, possono chiedere all’autore della discriminazione di predisporre un piano di rimozione delle discriminazioni accertate, entro un termine non superiore a 120 giorni.
In alternativa, l’ordine di adottare un piano di rimozione delle discriminazioni può essere irrogato dal Giudice competente a seguito di ricorso proposto dal Consigliere, anche d’urgenza.
Giova, tra l’altro, ricordare che prima degli interventi legislativi sopra evidenziati, in materia di parità di trattamento dei lavoratori, la normativa di riferimento era costituita dagli artt. 15 e 16 dello Statuto dei Lavoratori. In particolare, l’art. 15 prevede la nullità di qualsiasi atto o patto diretto ai fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso, di handicap, di età o basata sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali.
L’art. 16, comma 1, dispone il divieto di concessione di trattamenti economici di maggior favore, aventi carattere discriminatorio, ex art. 15.
È evidente che tutta la normativa attuale è orientata ad impedire che un qualsiasi elemento differenziale dell’identità personale, fisica o psicologica della persona che lavora o che è in cerca di lavoro possa determinare il realizzarsi di pregiudizi o discriminazioni che limitino le opportunità, il talento umano, lo sviluppo della persona e la sua professionalità.
In definitiva si chiede di voler annullare il detto provvedimento, in uno a tutti gli atti presupposti e conseguenziali, ripetendo il procedimento con la eliminazione della preclusione per il genere femminile.

Comunque, in caso di mancato riscontro o di diniego del richiesto annullamento, ci si riserva espressamente di procedere alla attivazione di tutti gli strumenti previsti per la tutela delle lavoratrici, fino alla impugnazione giudiziale, anche attraverso singoli soggetti interessati, del provvedimento in questione.
Distinti saluti.

p.la FP CGIL Nazionale

Mirko Manna

Al Direttore
Istituto Penitenziario Secondigliano
Dott.ssa Giulia RUSSO
NAPOLI

e, per conoscenza;

Al Vice Capo del Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria
Pres. Lina DI DOMENICO
ROMA

Al Provveditore Regionale
Campania
Dott.ssa Lucia CASTELLANO
NAPOLI

Al Dirigente di Polizia Penitenziaria
Comandante di Reparto
Dott. Gianluca COLELLA
NAPOLI

All’Ufficio Relazioni Sindacali
con il Pubblico del Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria
Dott.ssa Ida DEL GROSSO
R O M A

OGGETTO: Discriminazione nella mancata assegnazione di una unità femminile presso la segreteria agenti.

Gent.le Dottoressa,
con questa lettera ci rivolgiamo a Lei per esporre una situazione estremamente grave e inaccettabile che è emersa in merito alla opinabile scelta che Ella sembrerebbe aver fatto comunicare da un suo delegato alla titolare del posto presso la segreteria agenti di Napoli Secondigliano, una unità femminile posizionatasi 4° in graduatoria da regolare interpello, dove senza alcuna apparente motivazione Ella avrebbe scelto di prendere un uomo che in graduatoria risulta essere in 8° posizione, tra l’altro, se fosse vero, si andrebbe a depauperare ulteriormente unità maschili dai reparti detentivi nonostante la grave carenza organica.

Evidenziamo che tale atto discriminatorio, se confermato, è in aperta violazione della legge sulla parità di genere n.162/2021, che promuove e tutela i diritti delle donne sul posto di lavoro ed impone al datore di lavoro la certificazione della parità di genere a partire dal 1° gennaio 2022. Questo documento mai inviata dalla S.V. alle parti sociali, deve attestare le politiche e le misure concretamente adottate dal datore di lavoro per ridurre il divario di genere.
L’azione di esclusione arbitraria ed infondata dell’unità femminile dimostra una chiara violazione dei principi fondamentali della parità e dell’uguaglianza di genere, ed andrebbe ingiustamente a penalizzare la lavoratrice meritevole.
La FP CGIL Polizia Penitenziaria condanna fortemente tali discriminazioni sul lavoro e considera questa situazione totalmente inaccettabile se riscontrata. Ribadiamo che ogni lavoratore, indipendentemente dal suo genere, ha il diritto di essere trattato in modo equo e di ricevere pari opportunità nel proprio ambiente lavorativo.
In riferimento a quanto sopra esposto, La invitiamo a verificare quanto segnalatoci ed a riconsiderare eventuali decisioni e procedere all’assegnazione dell’unità femminile posizionata 4° in graduatoria presso la segreteria agenti di Napoli Secondigliano.
In caso contrario ci riserviamo il diritto di adire le opportune sedi, necessarie per tutelare il legittimo interesse della lavoratrice discriminata.
Chiediamo al Provveditore Dott. Lucia Castellano un intervento tempestivo e risolutivo per porre fine a questa discriminazione e ci aspettiamo un rispetto rigoroso della legge sulla parità di genere da parte della Direzione di Napoli Secondigliano.
Restiamo in attesa di una risposta soddisfacente entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente, cosi come disposto dal P.I.R. della Regione Campania art.2, al fine di risolvere questa grave questione nel miglior modo possibile.

Cordiali saluti,

      Orlando Scocca                                       Mirko Manna
Coordinatore Regionale                        FP CGIL Nazionale
per la Campania

Egregio Presidente Russo,

ci rivolgiamo a Lei con l’intento di sollevare una questione di estrema importanza per la tutela dei diritti dei lavoratori attualmente in trasferimento temporaneo per legge 104, ai sensi dell’art. 3 comma 5.
Come è noto, la legge 104 costituisce uno strumento fondamentale per garantire il diritto di assistenza ai disabili e alle persone bisognose di cure particolari. In questo contesto, i nostri colleghi che hanno il dovere e l’onere di assistere un disabile si trovano ad affrontare sfide quotidiane e responsabilità di notevole rilevanza sociale. La normativa in questione è stata pensata per proteggere e tutelare i lavoratori che si trovano in questa situazione, consentendo loro di operare nel contesto geografico più idoneo per garantire l’assistenza necessaria al disabile.

Ciò premesso, con sgomento constatiamo che, nonostante quanto stabilito dalla legge, il suo Ufficio del personale ha disposto la revoca del trasferimento provvisorio per legge 104 per tutti coloro che sono stati trasferiti ad altra sede dopo aver partecipato all’interpello nazionale 2022.
Siamo consapevoli delle difficoltà organizzative che possono emergere in contesti lavorativi complessi come quello degli Istituti Penitenziari, ma riteniamo che sia fondamentale rispettare il diritto dei lavoratori di avvalersi delle tutele previste dalla legge 104 e di operare in sedi che permettano loro di fornire adeguata assistenza ai disabili .
Di conseguenza, chiediamo con forza che il personale fruitore della legge 104 sia autorizzato a rimanere nella sede che gli consenta di prestare assistenza al disabile, conformemente a quanto stabilito dalla normativa vigente e che venga assegnato virtualmente alla sede prevista dalla mobilità nazionale anno 2022.
Per quanto sopra, non comprendiamo il perché L’amministrazione viola una norma di legge nel caso del Poliziotto/a che assiste un disabile, mentre non effettua lo stesso criterio per il personale assegnato al GOM, che nonostante sia stato trasferito ad altra sede su istanza redatta dallo stesso per la partecipazione all’interpello nazionale anno 2022, cosciente che in caso di trasferimento sarebbe stato riassegnato in istituto, continua a prestare servizio al GOM e non raggiungerà mai la sede se non virtualmente, creando un grave pregiudizio alla nuova sede di assegnazione, creando una disparità di trattamento contra legem.
Confidiamo nella Sua sensibilità e nel Suo impegno per garantire il rispetto delle normative e dei diritti dei lavoratori, auspicando un tempestivo intervento per risolvere questa situazione.
Siamo disponibili al dialogo e alla collaborazione per giungere a una soluzione condivisa che possa salvaguardare sia i diritti dei lavoratori ed il corretto funzionamento delle dell’Amministrazione Penitenziaria.
Ci corre l’obbligo di informarla che, qualora non venissero intraprese azioni adeguate a risolvere la presente problematica, ci vedremo costretti a adire le opportune sedi onde tutelare gli interessi collettivi delle unità di Polizia Penitenziaria coinvolte.
In attesa di una risposta positiva e costruttiva, porgiamo distinti saluti.

p.la FP CGIL Nazionale
Mirko Manna

Pubblichiamo la circolare di ricognizione emanata dalla Direzione Centrale per le Risorse Umane riguardo la  mobilità per il  personale delle Specialità nel ruolo Ispettore

Pubblichiamo la nota del Dipartimento in merito la raccolta fondi per la famiglia del VC Antonio Ferrara prematuramente scomparso

Pubblichiamo il Decreto emanato dalla Direzione Centrale per l’Amministrazione Generale riguardo l’approvazione della graduatoria finale della procedura concorsuale interna per la qualifica di capo squadra, con decorrenza 1° gennaio 2022.

Pubblichiamo la nota di convocazione della Direzione Centrale per l’Emergenza il Soccorso tecnico e l’Antincendio Boschivo in merito l’organizzazione e disciplina degli uffici per le competenze specifiche CT e VCT e ricognizione per l’attribuzione dell’incarico

Orlando Scocca, FP CGIL Campania per la Polizia Penitenziaria: “Nonostante i reiterati incontri con la Direttrice del carcere casertano di Santa Maria Capua Vetere e gli impegni presi dalla stessa, perdurano le insopportabili condizioni di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria, costretto a lavorare con turni che spesso raggiungono le 20 ore consecutive e senza che si sia arrivati ad un piano ferie concordato, pertanto il personale di Polizia è costretto a non avere nemmeno certezza del proprio periodo di ferie estive”.

“Questa situazione di incertezza ed approssimazione che si protrae da mesi – continua il sindacalista – sta pregiudicando la gestione della sicurezza interna del carcere con l’impossibilità di poter organizzare il servizio in base al regolamento previsto. Nei mesi scorsi, era stato proclamato lo stato di agitazione sindacale, poi sospeso in occasione delle risposte pervenute dalla Direzione del carcere. Promesse poi totalmente disattese”.

Mirko Manna della FP CGIL Nazionale: “Il carcere di Santa Maria Capua Vetere, già pesantemente destabilizzato dalle vicende giudiziarie ancora in corso e che hanno visto già il proscioglimento delle posizioni di parecchi Poliziotti, sembra destinatario di un accanimento del tutto particolare. Il personale di Polizia Penitenziaria viene messo in ogni modo in difficoltà dall’immobilismo e dalla scarsa chiarezza di intenti dell’Amministrazione penitenziaria. Sottoporremo all’attenzione degli organi centrali questa situazione che va avanti da mesi e che sta minando la salute psico-fisica del personale di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere”.

Santa Maria Capua Vetere, 07 agosto 2023

Pubblichiamo la nota del Coordinamento provinciale Fp Cgil VVF in merito la richiesta di chiarimenti sui  tempi di recupero per il personale autista inviato in emergenza nazionale

Pubblichiamo la nota del Coordinamento Territoriale Fp Cgil VVF con il quale porre il quesito in merito i tempi di recupero spettanti  per il personale autista chiamato a intervenire dopo centinaia di Km.

“Questa mattina, nel carcere di Roma Rebibbia intitolato a “Raffaele Cinotti”, un detenuto italiano è riuscito ad eludere la sorveglianza e dal Reparto G11 è riuscito a scavalcare la rete dei passeggi salendo su una gru alta circa 30 metri dove stanno facendo i lavori per la ristrutturazione del reparto G10. L’intervento dei Vigili del Fuoco ha evitato che il detenuto riuscisse pure a farsi del male”.

Lo comunica il Coordinatore regionale Ciro Di Domenico della FP CGIL Polizia Penitenziaria: “Ignote le motivazioni della protesta, ma quel che è evidente è la falla nel sistema di sicurezza in un carcere come quello di Rebibbia Nuovo Complesso che ospita oltre 1.500 detenuti su una capienza attuale di poco più di mille posti disponibili. Oltre 150 in meno, invece, i Poliziotti penitenziari in servizio nel carcere di Rebibbia su tutti i turni giornalieri rispetto agli 850 previsti”.

Mirko Manna, Nazionale FP CGIL Polizia Penitenziaria: “In occasione della sua prima uscita pubblica da Ministro della Giustizia durante la presentazione del calendario 2023 della Polizia Penitenziaria, Carlo Nordio lo scorso anno si prodigò a tessere le lodi dei Poliziotti penitenziari, del loro ruolo e del loro servizio al Paese e di quanto lui avrebbe tenuto a cuore tutti i problemi delle carceri. A distanza di quasi un anno, registriamo che quella sua prima uscita ed interesse per la Polizia Penitenziaria e per il sistema penitenziario in generale, fu poco più di un siparietto, forse dettato dall’euforia della sua allora recente nomina a Ministro della Repubblica. Poi il nulla. Ci rivolgiamo al Presidente del Consiglio: le carceri stanno implodendo e anche l’apparentemente banale evento di questa mattina, deve far riflettere sulla vulnerabilità di un carcere complesso ed importante come quello di Rebibbia”.

Roma, 6 agosto 2023

La Costituzione italiana – nata dalla Resistenza – delinea un modello di democrazia e di società che pone alla base della Repubblica il lavoro, l’uguaglianza di tutte le persone, i diritti civili e sociali fondamentali che lo Stato, nella sua articolazione istituzionale unitaria, ha il dovere primario di promuovere attivamente rimuovendo “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Per questo rivendichiamo che i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione tornino ad essere pienamente riconosciuti e siano resi concretamente esigibili ad ogni latitudine del Paese (da nord a sud, dalle grandi città alle periferie, dai centri urbani alle aree interne), a partire da:

► il diritto al lavoro stabile, libero, di qualità – fulcro di un modello di sviluppo sostenibile fondato su nuove politiche industriali– superando la precarietà dilagante, contrastando il lavoro povero e sfruttato, aumentando i salari, col rinnovo dei contratti, e le pensioni oltre al superamento della Legge Fornero. È il momento di introdurre il salario minimo, dare valore generale ai contratti, approvare la legge sulla rappresentanza, strumenti essenziali per contrastare i contratti pirata.
► il diritto alla salute e un Servizio Sanitario Nazionale e un sistema socio sanitario pubblico, solidale e universale, a cui garantire le necessarie risorse economiche, umane e organizzative, per contrastare il continuo indebolimento della sanità pubblica, recuperare i divari nell’assistenza effettivamente erogata, a partire da quella territoriale, e valorizzare il lavoro di cura; investimento sul personale con un piano straordinario pluriennale di assunzioni che vada oltre le stabilizzazioni e il turnover, superi la precarietà e valorizzi le professionalità; sostegno alle persone non autosufficienti; tutela della salute e sicurezza sul lavoro, rilanciando il ruolo della prevenzione. Solo così si garantisce la piena applicazione dell’articolo 32 della Costituzione.
► il diritto all’istruzione, dall’infanzia ai più alti gradi, e alla formazione permanente e continua, perché il diritto all’apprendimento sia garantito a tutti e tutte e per tutto l’arco della vita.
► il contrasto a povertà e diseguaglianze e la promozione della giustizia sociale, garantendo il diritto all’abitare e un reddito per una vita dignitosa. Il governo va in altra direzione e cancella il Reddito di cittadinanza lasciando tante persone senza alcun sostegno.
► il diritto a un ambiente sano e sicuro in cui vengono tutelati acqua, suolo, biodiversità ed ecosistemi. Per questo è grave aver tolto dal PNRR le risorse sul dissesto idrogeologico, tanto più a fronte delle alluvioni che hanno colpito alcune regioni del Paese e di una crisi climatica che va affrontata con una transizione ecologica fondata sulla difesa e valorizzazione del lavoro e di un’economia rinnovata e sostenibile.
► una politica di pace intesa come ripudio della guerra e con la costruzione di un sistema di difesa integrato con la dimensione civile e nonviolenta.

Questi diritti possono essere riaffermati e rafforzati solo attraverso una redistribuzione delle risorse e della ricchezza che chieda di più a chi ha di più per garantire a tutti e a tutte un sistema di welfare pubblico e universalistico che protegga e liberi dai bisogni, a cominciare da una riforma fiscale basata sui principi di equità, generalità e progressività che sono oggi negati tanto da interventi regressivi – come, ad esempio, la flat tax – quanto da una evasione fiscale sempre più insostenibile. Inoltre, giustizia sociale e giustizia ambientale e climatica devono andare di pari passo nella costruzione di un modello sociale che sia “nell’interesse delle future generazioni”, come recita l’art. 9 della nostra Costituzione.

Questo modello sociale – fondato su uguaglianza, solidarietà, accoglienza, e partecipazione – costituisce l’antitesi del modello che vuole realizzare l’attuale maggioranza di Governo con le prime scelte che ha già compiuto e, soprattutto, con le misure che si appresta a varare, a partire da quelle che – se non fermate – sono destinate a scardinare le fondamenta stesse dell’impianto della Repubblica, come:
► l’autonomia differenziata, rilanciata con il DDL Calderoli, che porterà alla definitiva disarticolazione di un sistema unitario di diritti e di politiche pubbliche volte a promuovere lo sviluppo di tutti i territori;
► il superamento del modello di Repubblica parlamentare attraverso l’elezione diretta del capo dell’esecutivo (presidenzialismo, semi-presidenzialismo o premierato che sia) che ridurrà ulteriormente gli spazi di democrazia, partecipazione e mediazione istituzionale, politica e sociale, rompendo irrimediabilmente l’equilibrio tra rappresentanza e governabilità.

La Costituzione antifascista nata dalla Resistenza – nel riconoscere il lavoro come elemento fondativo, la sovranità del popolo, la responsabilità delle istituzioni pubbliche di garantire l’uguaglianza sostanziale delle persone, i diritti delle donne, il dovere della solidarietà, la centralità della tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali – ha delineato un assetto istituzionale che, attraverso la centralità del Parlamento, fosse il più idoneo ad assicurare questi principi costitutivi e a realizzare un rapporto tra cittadini/e e istituzioni che non si esaurisce nel solo esercizio periodico del voto ma si sviluppa quotidianamente nella dialettica democratica e nella costante partecipazione collettiva della rappresentanza in tutte le sue declinazioni politiche, sociali e civili.
Per contrastare la deriva in corso e riaffermare la necessità di un modello sociale e di sviluppo che riparta dall’attuazione della Costituzione, non dal suo stravolgimento, ci impegniamo in un percorso di confronto, iniziativa e mobilitazione comune che – a partire dai territori e nel pieno rispetto delle prerogative di ciascuno – rimetta al centro la necessità di garantire a tutte le persone e in tutto il Paese i diritti fondamentali e di salvaguardare la centralità del Parlamento contro ogni deriva di natura plebiscitaria fondata sull’uomo o sulla donna soli al comando.


PER QUESTE RAGIONI E A SOSTEGNO DELL’INSIEME DELLE PROPOSTE INDICATE,
CI IMPEGNIAMO A REALIZZARE:

Il 7 OTTOBRE una grande manifestazione nazionale a Roma per il lavoro, contro la precarietà, per la difesa e l’attuazione della Costituzione, contro l’autonomia differenziata e lo stravolgimento della nostra Repubblica parlamentare.

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