Pubblichiamo la nota del Coordinamento Provinciale Fp Cgil VVF riguardo le comunicazioni al personale del sistema applicativo SIPEC e la gestione della banca ore

La  Direzione Centrale per le Risorse Umane ha comunicato di aver disposto le convocazioni di 655 candidati idonei per l’assunzione nella qualifica di Allievi Vigili del Fuoco, da avviare al 94° corso di formazione, che avrà inizio il 29 dicembre 2022, come concordato con la Direzione Centrale per la Formazione.

Si precisa che i citati candidati provengono in parte dalla graduatoria relativa al concorso pubblico a 250 posti nella qualifica di vigile del fuoco ed in parte dalla graduatoria della procedura speciale di reclutamento riservata al personale volontario del C.N.VV.F., ai sensi della legge n. 205 del 27 dicembre 2017.

Pubblichiamo la nota del Dipartimento riguardo la programmazione dell’attività della Banda Musicale del CNVVF per l’anno 2023.

Facendo seguito alle preoccupazioni espresse nei giorni scorsi, in ultimo nella nota unitaria al Vice Ministro del 21 dicembre scorso, ieri il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento delle Finanze, ha convocato, a tre giorni dalla scadenza, l’incontro con le organizzazioni sindacali sulla Convenzione 2022.

Dobbiamo tuttavia premettere che non solo l’incontro è avvenuto con gravissimo ritardo, ma anche che, di fatto, la Convenzione che ci è stata presentata era già stata firmata, il che ha vanificato, per la prima volta, la previsione contenuta nel D.lgs. 300/99 che stabilisce un approfondimento tra le parti prima della sua sottoscrizione.

Ci siamo dunque limitati a prendere atto che la prima parte della Convenzione contiene impegni e correlazioni con il Mef più stringenti, mentre sugli allegati che a partire dal “Piano dell’Agenzia” risultano non chiarissimi, abbiamo ritenuto di non aprire nemmeno la discussione che allo stato dei fatti diveniva del tutto inutile.

Ci siamo però assicurati con il Dipartimento delle Finanze che gli obbiettivi della Convenzione fossero stati già raggiunti dall’Agenzia; ci sono stati infatti confermati i risultati rispetto alla lettura del dato consuntivato ad ottobre.

Abbiamo peraltro preso atto della disponibilità che il Ministero dell’Economia e delle finanze, ed in particolare il Vice Ministro, hanno posto nell’evitare ogni possibile conseguenza della mancata sottoscrizione della Convenzione sulla continuità gestionale ed operativa dell’Agenzia nonché sul finanziamento della cosiddetta “Quota Incentivante” in favore del personale.

Cogliamo infine l’occasione per informare tutti i colleghi che, a seguito della nostra richiesta, siamo stati ricevuti dal Vertice Politico del MEF con il quale abbiamo affrontato – oltre alla delicata questione dei rapporti con la Guardia di Finanza in relazione alle novità introdotte dalla legge 157/2022 – la nostra richiesta di rifinanziamento della somma di circa 8 milioni di euro per il salario accessorio contenuta nella legge 40/2020 che scade il 31 dicembre, ricevendo la disponibilità a verificare congiuntamente la predisposizione di una norma da inserire in un prossimo provvedimento che consenta al personale dell’ADM il mantenimento degli attuali livelli di salario accessorio.

Vi terremo aggiornati dei prossimi sviluppi.

FPCGIL   CISLFP  UILPA     Confsal/UNSA
Iervolino  De Caro Procopio Veltri

Nonostante la giornata prefestiva, l’assemblea unitaria del personale che abbiamo indetto nella giornata del 23 dicembre ha avuto un ottimo risultato in termini di partecipazione, segno che il tema del lavoro agile è molto sentito dal personale.

Nel corso del dibattito, è emersa in modo molto chiaro la volontà dei lavoratori di non voler vanificare la buonissima esperienza di lavoro agile realizzata in questi anni, che aveva fatto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un Ente all’avanguardia, al punto di essere considerato un modello nel comparto delle Funzioni Centrali.

Che i risultati siano stati finora più che buoni è ammesso dallo stesso Ministero, all’interno del PIAO 2022-2024, che viene anche citato fra le premesse del “nuovo” (si fa per dire!) regolamento sul lavoro agile, reso esecutivo dopo un inesistente confronto sindacale:

Dopo due anni di smart working non si tornerà più alla vita lavorativa di prima: è cambiato irrimediabilmente il nostro mindset, il nostro modo di pensare il lavoro e gestire il nostro tempo: stiamo passando quindi a un modello di organizzazione del lavoro in cui la prestazione lavorativa si svolge in parte sul luogo di lavoro e in parte all’esterno dei locali messi a disposizione dal datore di lavoro (c.d. lavoro a distanza)”

Il Dicastero del lavoro, già nel POLA presentato nel 2021, ha gettato le basi per una nuova organizzazione del lavoro sempre più orientata all’alternanza tra lavoro in sede e lavoro a distanza, anticipando l’ultima normativa di settore, includendo la messa a disposizione di strumenti di social collaboration e l’accesso alle informazioni e applicazioni detenute in cloud”

È necessario per i prossimi tre anni, ripensare a tutta l’organizzazione del lavoro sia in presenza che a distanza, senza le condizioni imposte dalla pandemia, tenendo conto dei seguenti elementi:

Alternanza tra lavoro in sede e lavoro a distanza: definire quali attività potranno essere svolte da remoto e quali dovranno inevitabilmente essere gestite in presenza;

Modalità di lavoro flessibile: introdurre una nuova cultura al lavoro agile, ipotizzando la possibilità di lavorare con maggiore flessibilità di orario di lavoro, garantendo quindi un adeguato livello di reperibilità, senza però andare a discapito della vita privata del lavoratore;

Novità e nuove caratteristiche del lavoro per il rientro in presenza: creare nuovi spazi di lavoro condivisi sia virtuali che fisici, rifondare il senso di appartenenza all’amministrazione, introdurre maggiormente il lavoro di squadra, utilizzare piattaforme di social collaboration al fine di
aumentare e garantire la collaborazione e la comunicazione tra i colleghi;

Nuovo ruolo del dirigente: già il POLA del 2021 rivedeva in formato “smart” della figura del dirigente con iniziative di addestramento formativo e motivazionale ad hoc (cfr. l’iniziativa specifica è già inserita nel Piano di Innovazione Digitale e comunque allegata a questo PIAO) al fine di creare una nuova leadership basata anche su nuove relazioni e rapporti professionali con i propri collaboratori.

Questi elementi dovranno essere regolati secondo anche le direttive del nuovo CCNL e declinati e condivisi in regole operative con le OOSS”.

Questo è solo uno stralcio di quanto la stessa Amministrazione riconosce in un documento ufficiale: ci troviamo dinanzi a un Ministero schizofrenico, che scrive delle cose e fa esattamente l’opposto, senza spiegare il motivo di un dietrofront così clamoroso e vergognoso!

Lo abbiamo già detto e scritto, ma giova ripeterlo a chi fa finta di non sentire: gli effetti di questa scelta saranno penalizzanti prima di tutto per il Ministero, in termini di appetibilità verso i nuovi assunti, ad esempio. Molti neoassunti con esigenze familiari sinora tutelate e lavoratori pendolari valuteranno nuovamente di approdare verso altre Amministrazioni più moderne. Ci risulta, peraltro, che molti di questi lavoratori – già svantaggiati perché assunti a tempo determinato – sono tra quelli impiegati nell’unità di missione per il PNRR, per cui una loro rinuncia potrebbe perfino compromettere il raggiungimento degli obiettivi previsti. Ma pare che l’Amministrazione non sia riuscita a fare i conti con le conseguenze di scelte unilaterali cieche e immotivate.

È probabile, inoltre, che i vertici di questa Amministrazione così come i singoli Direttori Generali non abbiano valutato accuratamente le ricadute che potrebbero esserci sul piano della salute e sicurezza sul lavoro: nei giorni in cui la maggioranza dei lavoratori sarà fisicamente presente in sede, sulla base di questo sciagurato regolamento imposto dall’alto, l’Amministrazione pensa davvero di riuscire a garantire a tutte e a tutti una postazione di lavoro senza che vi siano rischi per la sicurezza sul posto di lavoro? A noi risulta che questo non sia possibile già oggi in almeno tre Direzioni Generali per i ben noti problemi logistici: a quel punto, coinvolgeremo anche gli Enti preposti e qualche organo di stampa, per vedere cosa ne pensano.

Nel frattempo, vista l’impossibilità di riuscire ad avere un dialogo serio e costruttivo con questa Amministrazione – anche a seguito della nota inviata alla Ministra, a cui non abbiamo mai ricevuto risposta – proclamiamo lo stato di agitazione del personale e se non avremo risposte sul punto entro le prossime 48 ore interromperemo le relazioni sindacali, facendo riserva di porre in essere tutte le azioni necessarie a tutela di lavoratrici e lavoratori.

Roma, 27 dicembre 2022

FP CGIL

Matteo Ariano

Francesca Valentini

CISL FP

Michele Cavo

Marco Sozzi

UIL PA

Ilaria Casali

Orlando Grimaldi

Ancora una volta il Coordinamento Territoriale Fp Cgil evidenzia la problematica nella comunicazione delle disposizioni di servizio all’interno del compendio SCA.

Al Ministro della Giustizia

On. Carlo Nordio

Al Capo del Dipartimento Giustizia

Minorile e di Comunità

Dott.ssa Gemma Tuccillo

I recentissimi eventi occorsi presso l’Istituto Penale Minorile di Milano “C. Beccaria” rappresentano l’apice di una situazione di estrema difficoltà che questa organizzazione sindacale da oltre un anno denuncia e che è restata inascoltata.

In questi ultimi due giorni si scopre che non ci sono dirigenti penitenziari per coprire i posti di direzione degli istituti minorili (attualmente le vacanze vengono coperte a scavalco dai dirigenti penitenziari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed è nota a tutti gli addetti ai lavori la battaglia che questa organizzazione sindacale ha portato avanti per chiedere l’ampliamento della pianta organica della Dirigenza che invece anche in questa finanziaria non è stata accolta).

La scelta di riformare il sistema della Giustizia Minorile e di farla confluire insieme alla Direzione generale per l’esecuzione penale esterna costituendo così un unico Dipartimento, nel 2015, doveva rappresentare, nelle intenzioni, una scelta di rafforzamento e di contaminazione positiva di una sistema (quello minorile) di eccellenza nel sistema dell’esecuzione delle misure di comunità per gli adulti.

I fatti e le scelte operate hanno invece dimostrato il contrario.

L’impegno della politica e del legislatore per il Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità a tutt’oggi risulta essere insufficiente, sia verso l’area dell’esecuzione penale esterna (che resta carente soprattutto nei ruoli del personale di servizio sociale e amministrativo, in vista dell’entrata in vigore della Riforma Cartabia) che nei confronti dei servizi per i minori che sono andati avanti nel corso di questo ultimo decennio con le risorse umane risalenti, nei numeri, ai venti anni precedenti (senza alcun piano assunzionale e con risorse finanziarie inadeguate anche per fare fronte alle esigenze di manutenzione ordinaria e straordinaria dei fabbricati).

In particolare, solo dopo 20 anni, e su sollecitazione anche di questa organizzazione sindacale, è stato bandito un concorso per 40 funzionari educatori. Attualmente i funzionari di questo profilo e che operano nei 17 istituti sono in numero inadeguato tale da non riuscire ad assicurare risposte adeguate ai bisogni dei minori (un solo funzionario per 30 ragazzi!!!???).

Eppure, l’avere stabilito per legge che i giovani adulti (18-25) dovessero scontare la pena detentiva presso gli IPM poteva fare prevedere che forse un cambiamento morfologico dei

bisogni dei giovani detenuti avrebbe comportato un maggiore impegno sia in termini di risorse umane che materiali.

Invece si è preferito crogiolarsi nei successi del passato senza avere nessuna visione di quello che si sarebbe verificato nel corso degli anni e che oggi arriva “all’onore delle cronache”, utilizzando le poche risorse finanziare verso l’area dell’esecuzione penale esterna in particolare per l’istituto della “messa alla prova” che rappresenta una risposta parziale ed elitaria al tema dell’esecuzione penale alternativa al carcere.

Inascoltata è stata la voce di questa organizzazione sindacale che anche nell’ultima finanziaria ha avuto modo di avanzare richiesta di fondi per nuovi concorsi per i funzionari di area educativa e per chiedere lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi per dirigente IPM e Dirigente penitenziario al fine di soddisfare le esigenze di carenza d organico che non potranno essere soddisfatte con le norme relative al turn –over.

Non solo, i lavori di ristrutturazione programmati con il fondo complementare PNRR, ai quali si sono aggiunti i lavori per ripristinare l’agibilità dell’IPM Treviso (distrutto da una rivolta occorsa nel mese di aprile 2022 i cui lavori non sono ancora avviati) ed altre strutture parzialmente inagibili, non sono in corso di realizzazione per carenze di personale dei profili amministrativo contabile e tecnico.

In termini di sicurezza, l’organico della Polizia penitenziaria, che sappiamo essersi ridotto in ragione dei progressivi pensionamenti, non è stato mai adeguatamente reintegrato negli organici ed in tutti i ruoli (da agente/assistete a sovrintendente ed ispettore). Resta in servizio personale anziano mentre i giovani preferiscono non optare per il servizio presso gli istituti minorili in quanto li ritengono meno sicuri di quelli per gli adulti. Ed in questo ambito la formazione (un tempo dedicata in via esclusiva al personale dei servizi minorili ed ora unificata sempre in ragione della riforma 2015) non ha garantito quella specificità, che il lavoro con i minori in conflitto con la legge, rende necessaria.

CHIEDIAMO un Immediato confronto con i vertici del Ministero della Giustizia e del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità per individuare le misure di urgenza che devono essere messe in campo ora per consentire la messa in sicurezza degli istituti, per tutelare il personale tutto (oggi stremato e demotivato) e per consentire così una adeguata risposta istituzionale alle istanze di recupero sociale che devono essere garantire ai minori in carcere. È indispensabile agire subito con soluzioni “creative e coraggiose“ che tengano conto dell’emergenza che registriamo sia negli istituti minorili che negli istituti per adulti prevedendo un intervento finanziario che ad oggi, pur se richiesto, è stato ignorato da questo Governo nella legge di bilancio in corso di approvazione .

Il Segretario Nazionale Fp Cgil

Florindo Oliverio

Pubblichiamo l’informativa del Dipartimento in merito la v lutazione annuale per la progressione in carriera del personale non dirigente.

Pubblichiamo la circolare Persociv con oggetto: 

Conferimenti incarichi dirigenziali di 2^ fascia ai sensi dell’art. 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni e dell’art. 45 del CCNL dell’Area Funzioni Centrali periodo 2016-2018 sottoscritto in data 9 marzo 2020, relativo al personale dirigenziale – procedura per la copertura di posizioni dirigenziali di livello non generale. Riapertura dei termini per la presentazione delle domande.

p.la FP CGIL Nazionale

Francesco Quinti

 

Pubblichiamo in allegato i bandi e gli accordi di dicembre.

p.la FP CGIL Nazionale – Enac

Ermanno Billi

Al Ministro della Difesa
Guido Crosetto

Al Sottosegretario di Stato
dr. Matteo Perego di Cremnago

Egregio Ministro, Sig. Sottosegretario

L’anno 2022 è ormai quasi interamente trascorso e, dunque, crediamo sia giunto il momento di provare ad abbozzare un bilancio su ciò che è stato fatto – o non fatto – al Ministero della Difesa, e su cosa sarà necessario fare in funzione del comune interesse generale/nazionale e del mondo del lavoro che rappresentiamo.

Da un lato, l’attività prodotta dal sindacato confederale che ha saputo conquistare il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro delle funzioni centrali dello Stato, con risultati che i lavoratori della difesa hanno giudicato in linea con le proprie aspettative salariali e di carriera, e che ora dovrà trovare piena attuazione.

Dall’altro, un’amministrazione completamente avulsa dalla realtà, lontana dai bisogni e dalle esigenze manifestate dal sistema e dai dipendenti civili della Difesa, come confermato dall’assenza di iniziative sul versante del reclutamento e dalla mancata presentazione dell’ emendamento per riassegnare al Fondo Risorse Decentrate del personale civile i 21 milioni di euro sottratti lo scorso anno, indispensabili per garantire l’ordinario funzionamento delle attività a sostegno delle FF.AA. e che ora ne comprometterà la capacità operativa se non interverranno iniziative dell’ultima ora.

Nel mezzo una dirigenza rivelatasi non all’altezza, incapace di garantire serene relazioni sindacali, priva del necessario equilibrio che il ruolo imporrebbe e, spesso, incline ad atteggiamenti e comunicazioni addirittura provocatorie, circostanza senza precedenti nel dicastero.

Un tema, quello delle relazioni sindacali compromesse che, tranne per il caso dell’Esercito e nelle ultime settimane della Marina, coinvolge anche gli Stati Maggiori delle FF.AA e lo stesso Stato Maggiore della Difesa, con il quale da almeno 3 anni FP CGIL – CISL FP e UIL PA non hanno alcun tipo di relazione.

Forse a causa delle tante richieste inevase e dall’imbarazzo che ha suscitato evidenziare la continua discriminazione del personale civile.

Emblematica, ad es., in tema di benessere del personale, è stata la previsione sullo stesso capitolo di bilancio di provvedimenti a favore del solo personale militare come la polizza di assicurazione.

Analoga, odiosa, disparità di trattamento anche nella distribuzione delle risorse residue del capitolo del benessere con le quali, mentre alla generalità dei lavoratori viene corrisposta nella migliore delle ipotesi una quota pro capite di 35 euro ad alcuni, più fortunati, si attribuisce la quota di 150/200 euro, uno scandalo che si è ripetuto anche quest’anno in violazione di quanto contrattualmente disposto in tema di welfare.

In tale pregiudicato contesto le rivendicazioni contrattuali di Fp Cgil Cisl Fp e Uil Pa che, ricordiamo, rappresentano quasi l’80% del personale civile della difesa, devono affrontare particolare difficoltà a causa di un sistema complesso e articolato per natura, incapace di garantire i diritti più elementari ai dipendenti civili.

Infatti, e solo con riguardo all’ultimo periodo, i lavoratori della Difesa hanno subito i macroscopici errori di calcolo di ben 17 milioni di euro (!) sottratti ora al Fondo Risorse Decentrate, la mancata attribuzione a migliaia dipendenti degli arretrati degli sviluppi economici, rinviata con un laconico messaggio forse a gennaio, l’incapacità di dialogo con il Noi Pa che continua ad essere una entità priva di interlocutori, per non parlare della deriva dell’Agenzia Industria Difesa, lasciata al suo destino di autogestione stipendiale ma senza le risorse umane promesse, evidentemente, al solo scopo di favorire l’adozione di un provvedimento capestro.

Il cahier de doléances prosegue con la gestione della contrattazione nazionale sul nuovo ordinamento professionale, condotta con una irragionevole velocità dalla delegazione trattante del Ministero della Difesa che continua, da un lato, a comprimere nelle riunioni i tempi riservati al sindacato confederale e, dall’altro, a fronte della richiesta di informazioni indispensabili per la contrattazione, tenta di scaricare sulla medesima rappresentanza i naturali rallentamenti che derivano dalle mancate risposte.

In verità la richiamata contrattazione risente della mancata consegna alle oo.ss. dei dati sul personale, richiesti da mesi, senza le quali non è possibile definire compiutamente la materia in esame, analogamente a quanto invece accade nelle altre amministrazioni centrali.

Come pure inevase sono le richieste e il confronto in tema di bisogni assunzionali, che l’A.D. dovrà indicare in sede di redazione del piano dei fabbisogni e, più in generale, nel PIAO che dovrà essere trasmesso al Dipartimento della Funzione Pubblica entro il prossimo 31 gennaio 2023.

Scelte importanti queste, che richiedono cautela e precisione poiché se dovranno rispondere alle esigenze di un sistema notoriamente in crisi a causa dell’insufficienza di personale, criticità questa che non ha trovato risposte nella legge di bilancio, finiranno per condizionare l’applicazione dell’art. 18 del nuovo C.C.N.L in tema di progressioni verticali tra le aree funzionali.

Una pianificazione e più in generale una corretta politica sul personale, dovrà invece necessariamente tener conto anche di quest’ultimo importante elemento per evitare di vedere vanificato il recente rinnovo contrattuale, con la sua riforma dell’ordinamento professionale e lo sblocco delle carriere delle lavoratrici e dei lavoratori.

Siamo in attesa, ormai da tempo, di interloquire con il nuovo vertice politico per meglio rappresentare le richiamate criticità e avanzare proposte di soluzione.

Confronto, peraltro, necessario per socializzare lo stato d’animo logoro e sfiduciato delle lavoratrici e dei lavoratori civili della Difesa nonché delle tensioni che pervadono i luoghi di lavoro, anche a causa di una generale conduzione, irrispettosa e inadeguata, rispetto alla quale confidiamo si possa presto voltare pagina.

FP CGIL                    CISL FP             UIL PA

Francesco Quinti       Massimo Ferri   Carmela Cilento

Roberto De Cesaris   Franco Volpi

Pubblichiamo il Contratto collettivo nazionale integrativo sottoscritto oggi al CONI per il personale delle aree funzionali, unitamente all’accordo per l’utilizzo del F.R.D. 2023.

p.la FP CGIL Nazionale
Francesco Quinti

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